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Baby Reindeer, la recensione

In questa recensione di Baby Reindeer, la serie Netflix creata, scritta e interpretata da Richard Gadd, si sottolinea il potere della mente e la sua capacità di adattarsi e deformarsi di fronte a esperienze traumatiche.

La mente diventa come una sostanza malleabile, plasmata da un destino crudele. La serie esplora le mancanze, i sorrisi, gli abusi e la paura, che diventa così intensa da paralizzare e annientare, diventando parte integrante della persona. Si evidenzia come la dipendenza dal timore diventi evidente solo quando sembra essere debellato.

Baby Reindeer è descritta come un’opera che fa male e allo stesso tempo fa sorridere, che intrattiene ma anche annienta. È una sorta di galleria emozionale che si osserva mentre le lacrime scorrono e tutto diventa parte di quegli incubi dai quali non si vuole più svegliare.

Baby Reindeer: la trama

Baby Reindeer

L’adattamento di Baby Reindeer dall’omonima opera teatrale di Richard Gadd segue la discesa agli inferi del giovane barista Donny, il cui sogno è diventare comico.

La storia si svolge in un tipico giorno di lavoro per Donny, quando una cliente di nome Martha, il cui stato di vulnerabilità è evidente, fa la sua comparsa nel pub londinese in cui lavora. Nonostante Martha si presenti come un’avvocato di successo ma senza soldi, Donny, mosso dalla compassione o semplicemente dalla generosità, decide di offrirle una tazza di tè.

Tuttavia, da questa semplice buona azione scaturisce un’ossessione soffocante che minaccia di rovinare entrambe le loro vite. Questo costringe Donny ad affrontare un trauma profondamente sepolto e a allontanare le persone a cui si stava legando, inclusa la bella Teri.

La trama di Baby Reindeer si concentra sulla lotta di Donny con le conseguenze delle sue azioni e dei suoi sentimenti, esplorando temi di ossessione, vulnerabilità e trauma.

La storia offre uno sguardo intenso e a tratti disturbante sulla psicologia dei personaggi, mentre affrontano le proprie sfide interiori e i rapporti interpersonali complessi.

Una storia vera

Baby Reindeer

La verità di Baby Reindeer emerge attraverso l’onestà del racconto, che sfida la possibilità di essere censurato, e attraverso l’ancoraggio visivo su primi piani magnetici, che rivelano sguardi in cerca di complicità, supporto e comprensione che non trovano altrove.

La serie Netflix è una montagna russa di emozioni, un susseguirsi continuo di salite e discese che corre veloce su binari solidi, supportati da un montaggio visivo e sonoro che conferisce ritmo alla narrazione e restituisce ogni cambiamento umorale, confessione o insicurezza che scorre nelle vene dei suoi personaggi attraverso sette episodi imperdibili.

La regia di Baby Reindeer richiama Edgar Wright, mentre nella sostanza narrativa si avvicina all’opera di Gaspar Noè e Darren Aronofsky. La serie non ha paura di giocare con gli spettatori, costruendo un corpo dinamico, quasi psichedelico, che racchiude una doppia anima frastagliata, quella di chi si affida alle ossessioni altrui per superare le proprie.

Questo approccio rende Baby Reindeer un’opera potente e coinvolgente, che affronta temi oscuri e complessi con una franchezza e una creatività sorprendenti.

Doppie esistenze, doppie sofferenze

Baby Reindeer

Baby Reindeer è un gioco di doppi, una danza intricata di doppie fragilità, doppio masochismo e doppie esistenze deflagrate dai traumi del passato, solo per essere ricucite malamente, lasciando che le cicatrici interne brucino.

Lo stalking di Martha diventa per Donny un antidoto alla sua incapacità di affrontare la mole dei propri sentimenti; è un rimedio al suo slancio autolesionistico, un modo per evitare il contatto emotivo con gli altri pur di mantenere l’illusione di stare bene. Ma fino ai primi tre episodi, tutto questo resta nascosto allo spettatore, e qui risiede la delicatezza di Baby Reindeer:

il pubblico sorride di fronte alle disavventure di un uomo qualunque, osserva le conseguenze paradossali di un atto di gentilezza e si immedesima in un ragazzo forse preda di una sindrome del salvatore a tratti esagerata.

L’umorismo della serie è evidenziato dai colori accesi, dalle panoramiche veloci, dalle riprese dinamiche e dalle inquadrature raccordate con un ritmo energico e improvviso.

Ma dietro questa odissea di ossessioni, fughe, comparse improvvise e insicurezze, si cela uno scenario interno terremotato, un animo distrutto dalle scosse sismiche di un incontro degenerativo.

Questo tragico scambio comporterà la perdita della serenità mentale e fisica di Donny, che si troverà a barattare la sua stabilità per l’illusione della realizzazione dei propri sogni.

Dopo questo tuffo nelle acque tumultuose di Donny, il pubblico di Baby Reindeer si trova immerso in un viaggio emozionale che attraversa sette episodi ricchi di risate, commozione, riflessioni e sensazioni intense.

Nonostante gli incubi che avvolgono i personaggi e nonostante le paure che emergono, ci si sente maledettamente vivi, come se il respiro mancasse e si fosse catapultati in un vortice di emozioni contrastanti.

La serie continua a sorprendere con stacchi di montaggio e cambi improvvisi di tempo, spazio e ambienti, mantenendo il pubblico sempre sulla corda, prendendolo per le spalle e lanciandolo nel vuoto dell’esperienza umana.

La fotografia che cambia di colore, il montaggio serrato e la regia che insegue e anticipa i personaggi contribuiscono a creare un’atmosfera coinvolgente e avvincente.

E così, mentre si assiste alla narrazione travolgente di Donny e dei suoi demoni interiori, ci si trova a riflettere sulla propria vita, sulle proprie fragilità e sulle sfide che ogni essere umano affronta nel proprio cammino.

E in mezzo a tutto questo, una tazza di tè offerta dalla casa diventa un simbolo di conforto e di speranza, un piccolo momento di calma e di rinascita in mezzo al caos.

In conclusione

In conclusione, Baby Reindeer, disponibile su Netflix, affonda le sue radici nella forza di un trauma personale vissuto dal suo ideatore e protagonista, Richard Gadd, per poi elevarsi a un processo catartico lungo sette episodi imperdibili.

La serie si distingue per la straordinaria performance degli attori, la dinamicità del montaggio, i movimenti di macchina e la forza emotiva della colonna sonora.

Ogni elemento contribuisce a restituire la potenza tangibile di un viaggio nella selva oscura del protagonista, senza forzature, ma con una sensibilità che permea ogni singola scena.

Baby Reindeer non è solo intrattenimento, ma un’esperienza profonda e coinvolgente che spinge lo spettatore a riflettere sui propri demoni interiori e sulle sfide della vita.

È una serie che riesce a trasmettere la complessità delle emozioni umane e la resilienza dell’animo umano di fronte alle avversità. Baby Reindeer è un bel prodotto televisivo che merita di essere visto e apprezzato per la sua autenticità e la sua potenza emotiva.

Recensione a tre stelle su Almanacco Cinema

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2 Comments

  • di Anonimo
    Posted 16 Maggio 2024 11:47 am 0Likes

    Concordo pienamente.
    Ho visto Baby Reindeer senza alcuna aspettativa, ma sono rimasta invece molto colpita da un’ottimo prodotto televisivo. Una serie finalmente non troppo lunga con una fotografia che ho molto amato e anche dei guizzi autoriali da parte del regista.
    Una delle serie migliori in cui mi è capitato di imbattermi su Netflix da un bel po’ di tempo.

  • Trackback: Eric, la recensione della serie con Benedict Cumberbatch

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