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Barbarella, la recensione su Almanacco Cinema

Barbarella, un inno alla liberazione sessuale femminile

Barbarella (1968), film di fantascienza cult, ha per protagonista una spigliata e sensuale Jane Fonda, alla sua quarta collaborazione con il marito Roger Vadim.

Su Amazon Prime Video è stato aggiunto di recente: è un autentico cult del genere fantascientifico.

Stiamo parlando di Barbarella, un film che ha rivisitato in modo decisamente originale il genere fantascientifico, dandogli connotazioni decisamente sensuali, in linea con il periodo di uscita della pellicola.

Barbarella, la trama

Barbarella è una cosmonauta terrestre che viene incaricata dal Ministro degli Affari Esteri del governo americano di compiere una missione: recuperare uno scienziato terrestre, Duran Duran, che si è disperso in qualche parte del cosmo.

Così parte, a bordo della sua cosmonave, per un viaggio che la porterà su pianeti diversi a esplorare lo Spazio e le sue insidie, oltre al proprio piacere sessuale.

Il film simbolo di un’epoca

Surreale, a tratti psichedelico, ironico, trasgressivo: è un film che appartiene agli anni in cui viene prodotto.

Siamo, infatti, nel 1968, nel momento clou delle contestazioni giovanili e, soprattutto, dell’emancipazione femminile: questi sono anni di liberazione e rivendicazione, per la donna. Una donna moderna, già contemporanea, perfettamente incarnata da Barbarella/Jane Fonda.

Lei è audace, spigliata e molto, molto sexy: il film si apre con lei che emerge, completamente nuda, dalla sua tuta di astronauta. E chiarisce subito un tema portante: quello della sensualità che si mostra sfacciata.
Alla sua esibita fisicità si accompagna un’innocenza carica di curiosità e meraviglia: la sua vivacità entusiastica è un altro tratto distintivo del personaggio.

Barbarella? Analoga ad Angelica. Con una differenza

A Barbarella nessun abitante dello Spazio può resistere: è attraente come Angelica di Sancé de Monteloup, Contessa di Peyrac e Marchesa del Plessis-Bellière, l’eroina interpretata dall’attrice francese Michéle Mercier e protagonista dei 5 film usciti nel corso degli anni Sessanta l’ultimo dei quali, Angelica e il gran sultano, contemporaneo a Barbarella.

A differenza di Angelica, che tenterà di resistere ad ogni avance salda nel suo amore per il suo “Rescator” Jeoffrey de Peyrac, Barbarella è totalmente libera: non ha nessun principe azzurro ad aspettarla.

Un viaggio femminile all’insegna della liberazione e della scoperta sessuale

Pensateci bene: in quanti film, prima di Barbarella, avete visto una protagonista femminile partire da sola per un viaggio, perdipiù spaziale?

Per di più, ia sua ricerca di Duran Duran appare quasi come un pretesto per intraprendere un viaggio alla scoperta del piacere sessuale. Visto il mutamento dei costumi dell’accoppiamento – sulla Terra non esiste più l’amplesso tradizionale – Angelica vorrà esplorare il sesso in ogni sua forma e in ogni luogo, con svariati partner.

Di volta in volta farà sesso per compiacenza, per gratitudine, fino a decidere di farlo spontaneamente perché entusiasta all’idea, finché il suo piacere si distaccherà dall’idea stessa del sesso e la porterà vicina alla morte, perfetta rappresentazione della metafora della petit morte, l’espressione che in francese significa “orgasmo”.

Insomma: la nostra Barbarella scoprirà il proprio dirompente piacere. E potere. Concupita da uomini (e donne), si dimostrerà anche capace di sorellanza.

Il Matmos, puro distillato di Male

A rivelarsi a Barbarella, oltre al piacere, sarà il Male. Il Male assoluto che nel film è rappresentato sotto forma di magma ribollente sotto la superficie della città di Sogo, meta finale del suo viaggio spaziale.

Un Male che la nostra protagonista non conosce, essendo il prototipo dell’eroina Innocente (e come tale si rapporta al mondo esterno). E in un posto simile l’innocenza è l’unica arma segreta che resta.

Questo Matmos è l’energia circolare che alimenta la città e i suoi abitanti e che a sua volta è alimentato dalla cattiveria e dalle azioni malvagie. Un Sottosopra che, a differenza di quello di Stranger Things, non è abitato da mostri ma da una sorta di blob, un fluido mortale che costituisce una minaccia perennemente incombente.

Più che ricordare il Sottosopra della celebre serie Netflix, il Matmos somiglia più al Nulla della Storia infinita.

Una curiosità: al Matmos del film si sono ispirati M.C. Schmidt e Drew Daniel per il nome del loro duo di musica elettronica, nato a San Francisco nel 1995.

Costumi che hanno segnato un’epoca

A vestire la nostra cosmonauta è stato nientepopodimeno che Paco Rabanne, uno degli stilisti più in voga del periodo a cavallo tra anni Sessanta e anni Settanta.

I costumi concepiti per la protagonista fondono tanti dettagli metallici con riproduzioni anatomiche, pelle nera, lycra – che all’epoca era un tessuto nuovo, all’avanguardia – stivali bassi da pirata con risvolto alternati ad altissimi cuissard argentati con tacco a rocchetto, tutine-armatura.

Un costume indossato da Barbarella è diventato così iconico da finire in una canzone degli Arctic Monkeys: alludiamo alla “Barbarella silver swimsuit” menzionata nella canzone Arabella.

Barbarella, il cast

A capitanare con piglio da condottiera il cast attoriale è Jane Fonda, che all’epoca dell’uscita del film aveva 31 anni. Attiva da sette anni sulla scena hollywoodiana, l’anno prima dell’uscita aveva girato il delizioso A piedi nudi nel parco di Gene Saks, che l’aveva consacrata attrice di commedie brillanti. L’anno dopo, sarebbe apparsa in Non si uccidono così anche i cavalli? di Sidney Pollack, film per il quale avrebbe ricevuto una Nomination all’Oscar come Migliore attrice protagonista.

Fonda è stata la quarta scelta per il ruolo: inizialmente si era pensato all’italiana Virna Lisi, che in quel periodo iniziava a godere di fama internazionale. L’attrice, però, aveva deciso di rientrare in Italia, rinunciando di fatto a sviluppi di carriera oltreoceano. Poi fu la volta della musa che aveva ispirato il fumetto sul quale si era basato il film: la francese Brigitte Bardot, che rifiutò perché stanca di ricevere proposte di ruoli sexy. Poi fu la volta di Sophia Loren, che all’epoca era incinta del primo figlio, Carlo Ponti. Infine, subentrò Fonda, dopo l’iniziale perplessità nel prendere parte a un film di fantascienza.

Tra gli attori che figurano nel cast c’è anche il nostro Ugo Tognazzi, attore tra i più internazionali del nostro cinema. All’epoca aveva già 18 anni di carriera alle spalle, aveva esordito da regista (con Il fischio al naso, datato 1967) e, sempre nel 1968, era apparso in Straziami ma di baci saziami di Dino Risi. Ultimo, ma non meno importante: Tognazzi era già divenuto l’attore feticcio del regista Marco Ferreri.

Nei panni del temutissimo Gran Tiranno, che poi – spoiler – è in realtà una tiranna, c’è la leggendaria Anita Pallenberg, attrice iconica degli anni Sessanta-Settanta, nota per essere stata la compagna e la musa di non uno ma ben due membri dei Rolling Stones: Brian Jones e Keith Richards, con il quale ebbe anche 3 figli. Nello stesso anno in cui uscì Barbarella, Pallenberg apparve anche in un altro film in cui si raccontano le esperienze sessuali di una ragazza: Candy e il suo pazzo mondo di Christian Marquand, pellicola che fu letteralmente un tripudio di star, da Marlon Brando a Ringo Starr.

Nei panni dell’Angelo Pygar c’è John Phillip Law, che nel 1973 avrebbe interpretato la parte di un marinaio innamorato di Monica Vitti nel sesto film da regista di Alberto Sordi: Polvere di stelle.

Nel cast di Barbarella figura anche il celebre mimo Marcel Marceau, che negli anni si è concesso alcune apparizioni cinematografiche: nel 1976 ha preso parte anche a L’ultima follia di Mel Brooks.

In conclusione

Pur non essendo, a nostro avviso, un capolavoro del genere fantascientifico, e pur essendo invecchiato male sul piano degli effetti speciali, Barbarella è un film importante.

Importante perché espressione icastica del suo tempo, della sua società e del percorso di emancipazione intrapreso dalle donne. Un film che, insieme agli altri film usciti nel 1968, contribuisce a restituire l’aria di grande ribellione che si respirava all’epoca.

Se il film è entrato a far parte a pieno titolo della storia del cinema lo si deve anche e soprattutto a Jane Fonda, e a quel suo irresistibile mix di sensualità, brio e innocenza che hanno reso indimenticabile il personaggio di Barbarella.

Recensione a tre stelle su Almanacco Cinema