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Barbarian, la recensione su Almanacco Cinema

Barbarian, la nuova estetica dei film horror

Barbarian: infrangere le regole dell’horror per creare qualcosa di nuovo. Disponibile su Netflix e Disney Plus, è il film esordio alla regia di Zach Cregger.

Il film del 2022 Barbarian segue le regole della narrazione classica. Diviso in tre atti, le tre storie vertono ad indagare sugli archetipi del film horror, fondendosi in un unica grande narrazione.

Barbarian, la trama (allerta spoiler)

 

Barbarian

Brightmoor, Detroit è la cittadina che fa da cornice alla storia.

Tess Marshall (Georgina Campbell) arriva di notte nell’appartamento preso in affitto su una app, ma ad occuparlo c’è già un altro inquilino ed è Keith Toshko (Bill Skarsgård, famoso per il ruolo del pagliaccio cattivo nel remake di IT).  I due non si fidano l’uno dell’altra, ma nonostante i dubbi, decidono di condividere la casa per la notte.

Nella prima storia viene messo in scena il noto sesto senso delle donne e quanto più dovrebbero fidarsi del loro istinto in relazione agli uomini. Ma come già detto, questo film vuole riprogrammare le regole del gioco. Keith non è il vero cattivo della storia, perché verrà ucciso da una creatura detta “madre” (Matthew Patrick Davis) che risiede nei sotterranei della casa.

Barbarian: verso la caverna più profonda

Barbarian

Insieme a Tess iniziamo ad entrare nel sotterraneo di questa casa, fatto di porte e corridoi sempre più bui. È un tunnel che metaforico della caduta sociale, dove il dolore e la miseria producono solo altro orrore e sono figlie di una politica che ha investito nelle modalità sbagliate.

La seconda storia è ambientata due settimane dopo la prima, il protagonista è A.J. Gilbride (Justin Long) proprietario della casa. Grazie a lui entriamo avanziamo ancora di più nel tunnel ed esploriamo gli ambienti che ne fanno parte.

La terza storia che ci viene narrata è quella del primo proprietario della casa Frank (Richard Brake). Scopriamo come è nata madre e tutti i macabri retroscena che si nascondono in quel sotterraneo.

Barbari eravamo e barbari resteremo

La narrazione ci porta ad empatizzare con la creatura che vive nel sotterraneo, nonostante sia l’incarnazione del marcio che l’uomo ha prodotto, c’è del buono. Quando A.J. sacrifica Tess per salvarsi la vita nello scontro finale, madre si lancia per salvarla e, nonostante ciò, alla fine Tess compie il suo primo atto barbarico: uccide la creatura.

Il kill party, dopo molti plot twist, finisce con un’unica sopravvissuta che è stata modellata per sopravvivere in questo mondo.

First Person POV

Barbarian

A rendere immersiva la narrazione è stata la scelta stilistica che si è voluta dare al film.

Le ottiche grandangolari e le panoramiche degli ambienti narrativi, hanno fatto sì che lo spettatore venisse inglobato nella storia. Ma il vero tocco di classe è stato l’uso della First Person Point of View.

Complici le movenze degli attori (camminata, stile di guida, modo di parlare) e una macchina da presa esente dalle barriere fisiche (sportelli auto e muri), hanno fatto sì che il film sembrasse un videogioco e permesso allo spettatore di vivere in prima persona il corso degli eventi.

In conclusione

Finalmente un horror di nuova generazione che non delude, possiamo definirlo un viaggio nella storia del genere che ha trovato il modo di stupire e di tenere lo spettatore attivo davanti lo schermo.

Il connubio film-videogioco ha finalmente preso piede, permettendoci di inorridirci e divertirci allo stesso tempo, senza pensarci troppo.

Recensione a cinque stelle su Almanacco Cinema