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Barbenheimer

E se il Barbenheimer fosse nato su Netflix?

A ascoltare le parole di Ted Sarandon, CEO di Netflix, il Barbenheimer avrebbe avuto lo stesso successo anche dai divani di casa nostra, proprio come in sala. Uhm.

In overdose di contenuti

Oramai, da anni, ma soprattutto da dopo la pandemia, siamo abituati a consumare tutto e di più dai nostri televisori, tablet, telefoni o computer. La domanda non si è mai abbassata dal 2020, anzi, al contrario, è schizzata alle stelle.

Ogni giorno ci vengono proposti nuovi contenuti: film, serie, miniserie, documentari, a volte film prodotti dalle stesse piattaforme e altre volte presi direttamente dalla sale e messi delicatamente nel televisore del nostro salotto. 

Ma attenzione, i film sono una cosa, il cinema un’altra. Il primo vive nel secondo, ma storicamente nasce come “uso collettivo”, dal 1900, e non come uso individuale: guardare un film dal telefono seduti sulla tazza del bagno non è la stessa cosa che guardarlo in una sala cinematografica, non credete?

Un fenomeno voluto dal pubblico

Ma veniamo al nocciolo della questione, Ted Saradon, l’amministratore delegato di Netflix, il grande patron delle piattaforme (ci inchiniamo a lei Sig. Netflix), ha dichiarato poco tempo fa che il famoso Barbenheimer avrebbe avuto lo stesso risultato anche da casa.

Per chi non se lo ricordi, ma dubito che qualcuno se lo sia dimenticato, il Barbenheimer è stato un fenomeno mediatico della scorsa estate nato in occasione dell’uscita dei film Barbie e Oppenheimer, distribuiti in America e così come in altre parti del mondo lo stesso giorno (in Italia no).

L’attesa per i due film era alle stelle, e al pubblico divertì non poco che i due titoli, così diversi tra di loro (ma dalla stessa portata mediatica), uscissero lo stesso giorno. Si creò un tormentone mondiale. E quale sede migliore se non i social per bombardarci di post photoshoppati con Barbie e Oppenheimer che si stringono la mano tra gli Studios hollywoodiani? E tanto, tanto altro materiale di questo genere è stato creato per l’occasione.

Barbenheimer

Con l’uscita in sala dei due film era diventato una moda (e d’obbligo direi) andare a vedere nello stesso giorno prima uno e poi l’altro, e di nuovo: quale sede migliore per documentare il tutto se non i social?

Barbenheimer possiamo definirlo il più grande fenomeno mediatico e di marketing degli ultimi anni, nato e sostenuto esclusivamente dal pubblico, i tempi del famoso passa parole sono belli che passati.

Barbenheimer dal divano, utopia?

Ma torniamo al buon Ted Sarandon.

“Entrambi i film sarebbero stati una grande conquista per Netflix, avrebbero raggiunto un numero di utenti Netflix paragonabile a quello degli spettatori. Non c’è motivo di ritenere che lo schermo cinematografico sia sempre migliore di qualsiasi altro schermo”.

Netflix

Questa la sua risposta al New York Times alla domanda se il Barbienheimer avesse funzionato lo stesso anche da casa, Ted è sicuro di sì, noi un po’ meno.

L’home-video non dev’essere per forza visto in maniera negativa, anzi, è un qualcosa a cui oramai ci siamo abituati, oltre ad essere una “comodità” dentro casa, contribuisce anche nel tenere viva un’intera industria, producendo innumerevoli film e serie ogni mese.

Però, con tutto il rispetto per il buon Ted, è importante non confondere mai tutto questo buffet di film e serie con la vera esperienza della sala cinematografica, quella è irrepetibile. 

Quindi, è andata bene così, il Barbenheimer non credo fosse neanche nato se i due film fossero usciti in streaming, immaginate: ce li saremmo visti sbracati sul divano, da soli, a luglio, con il ventilatore sparato addosso; invece che, prendere la macchina, andare con qualche amico al cinema più vicino, comprare i biglietti, mettersi in una sala buia con altra gente mai vista e vedere i bei faccioni di Margot Robbie e Cillian Murphy alti dieci metri.

Non è proprio la stessa cosa.

(Ah, e in sala c’è anche l’aria condizionata, comunque).

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