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Fly To Me The Moon, la recensione in anteprima su Almanacco Cinema

Fly Me To The Moon, l’anteprima su Almanacco Cinema

Lunedì sera siamo andati all’anteprima di Fly Me To the Moon, che si è svolta in una location molto speciale: l’Agenzia Spaziale Italiana.

Una cornice d’eccezione: il quartier generale dell’Agenzia Spaziale Italiana, sita a Roma, in zona Tor Vergata. È qui che abbiamo assistito all’anteprima italiana di un film statunitense di prossima uscita (in Italia l’11 luglio, ndr), che con lo Spazio ha parecchio a che fare: Fly Me To The Moon, diretto da Greg Berlanti.

Fly Me To The Moon, l’evento all’ASI

All’anteprima italiana del film, nelle sale a partire da giovedì 11 luglio, hanno presenziato due figure importanti del panorama astronautico italiano: il presidente dell’ASI Teodoro Valente e l’astronauta Umberto Guidoni, primo astronauta europeo a visitare la Stazione Spaziale Internazionale.

Il primo ha sottolineato le differenze che intercorrono tra la prima missione sulla Luna, la celeberrima missione Apollo 11, e la Missione Artemis attualmente in corso, ricordando che Artemis è la “gemella di Apollo“, il cui nome è stato scelto per rispettare le quote rosa nello spazio.

Questi gli obiettivi fondamentali della missione di oggi: realizzare una stazione spaziale lunare e un campo base con moduli abitativi, molti dei quali prodotti in Italia. Quindi la Luna come residenza stabile? Per Valente è il necessario crocevia per la conquista di Marte, che oggi rappresenta il vero obiettivo spaziale.

Per Guidoni, che ha preso parte a importanti missioni spaziali nel ’96 e nel 2001, sulla Luna servono molte cose che andranno portate dalla Terra, tranne il ghiaccio, presente soprattutto nel Polo Sud del nostro satellite. Questa la prospettiva ipotizzata dall’astronauta, a fronte dell’enorme variazione di temperatura in superficie: “Inizialmente, forse la abiteremo sottoterra o in caverne”.

Anche lui sottolinea il valore transitorio della permanenza sul satellite: “Sulla Luna saremo sempre ospiti per poco tempo“. Infine, chiude il proprio intervento ricordando alla platea perché sappiamo con certezza che l’uomo sulla Luna ci si è stato davvero: “Ho conosciuto metà degli uomini che sono stati sulla Luna, inclusi Aldrin e Armstrong. Se si fossero inventati tutto sarebbero da Oscar. Soprattutto Armstrong, ché Aldrin… era un tipo più particolare”.

Ha ricordato soprattutto che sulla Luna, sulla quale non tira vento, ci sono – e ancora ci saranno per centinaia di migliaia di anni – le famose impronte di Armstrong, rese eterne dalla fotografia e alcuni rover impiegati per l’esplorazione lunare. Senza contare la strumentalizzazione che i sovietici avrebbero fatto di un’eventuale finto allunaggio.

Fly Me To The Moon, una scena del film

Applauso della platea. E ora, nel tempio italiano dell’astronomia, è proprio tempo di immergerci (anche) nella storia vera della creazione a tavolino di un falso allunaggio.

Il film strizza l’occhio anche alla celebre teoria del complotto lunare, secondo la quale il Governo degli Stati Uniti avrebbe contattato il regista Stanley Kubrick, reduce dall’esperienza di 2001: Odissea nello Spazio, per mettere in scena un finto sbarco sulla Luna. La credenza che il celebre regista avrebbe realizzato riprese di alcuni finti allunaggi, peraltro, è stata abbondantemente sfatata.

Mentre il titolo che il film avrebbe dovuto avere inizialmente, Project Artemis, crea un ponte di celluloide tra il 1969 e la contemporaneità dell’omonima missione per tornare nuovamente sulla Luna (il prossimo allunaggio è previsto per il 2028, ndr).

Ma andiamo per gradi.

Fly Me To The Moon, la trama

Kelly Jones è una brillante e scaltra pubblicitaria che un giorno viene avvicinata in un bar da un tale, Moe Berkus, che dice di lavorare per il Presidente degli Stati Uniti d’America (allora, Richard Nixon) e che è un importante dirigente NASA.

Moe recluterà Kelly allo scopo di svecchiare l’immagine dell’agenzia governativa e di “vendere” meglio alla popolazione degli Stati Uniti la missione destinata a sbarcare sulla Luna. Al punto da chiederle di falsificare gli eventi ok, per meglio dire, renderli “cosmeticamente” perfetti.

Ma Moe e Kelly non hanno fatto i conti con Cole Davis, pilota NASA deposto ad orchestrare il lancio della navicella spaziale Apollo.

Una commedia romantica con un forte contesto di attualità

Fly Me To The Moon è un film che fa sorridere e che punta sulla solennità della missione Apollo 11 e del patriottismo del Governo USA sempre in chiave ironica e dissacrante. In questa chiave va considerata anche la scelta casting di Channing Tatum, il cui viso impersona in modo iconico, quasi esagerato, il prototipo del classico eroe americano. Un eroe che può anche fallire, come scopriremo nel corso del film.

La coppia Johansson – Tatum, sul piano romantico, funziona, anche a livello di chimica. Ma sullo sfondo è ben presente il 1969, con le sue tragedie e i suoi dati di fatto: la Guerra in Vietnam che imperversa e divide e monopolizza media e opinione pubblica.

I senatori degli Stati Uniti che ritengono che finanziare una missione nello Spazio non sia una priorità, a fronte di ciò che sta accadendo sulla Terra. Le proteste, i disastri ambientali: pochi mesi prima, il disastro ambientale di Santa Barbara (California), causato da uno sversamento di petrolio in mare.

Quindi, come far tornare a sognare il popolo americano? Facendogli sognare lo Spazio e puntando sulla vittoria di almeno un conflitto: la Guerra Fredda anti-sovietica.

Kelly Jones: l’identità multisfaccettata della “venditrice della Luna”

Ed è a questo che serve Kelly Jones: per dare all’americano medio qualcosa su cui ritornare a sognare. Sebbene Kelly sia un personaggio totalmente fittizio, nato dalla penna di Bill Kirstein e Keenan Flynn, è l’incarnazione stessa della Luna: mutevole e multisfaccettata a seconda dei momenti, ma comunque irresistibilmente luminosa. Una Luna in carne ed ossa che ha il suo lato oscuro.

È in lei, e parallelamente nella faccenda allunaggio che realtà e fantasia si scontrano e si confondono, al punto che alla fine del film persino il personaggio di Moe, osservando sullo schermo del televisore la “vera” Luna, arriverà a dire: “Ma sembra finta!”.

Questa la caratterizzazione del personaggio di Kelly: curve mozzafiato inguainate in tailleur pastello alla Jacqueline Kennedy e un’acconciatura alla Marilyn Monroe, accompagnate da una parlantina scioltissima e da una certa propensione ad ottenere sempre ciò che vuole. Anche a costo di raggirare il prossimo.

Un doppio allunaggio

Ora veniamo alla storia del doppio allunaggio, centrale nella trama di Fly Me To The Moon.

Anziché il grande Stanley Kubrick che si diceva che fosse stato contattato dal Governo USA per girare un finto allunaggio, qui Kelly ingaggerà un suo amico, il regista pubblicitario Lance Vespertine. Si tratta di un personaggio volutamente macchiettistico che però contribuisce parecchio al quoziente comico del film e che si è già trasformato in meme in formato GIF sul Web.

Non si può dire che il buon Lance sia un tipo rilassato e conciliante, ma senza dubbio saprà fare il suo lavoro a regola d’arte.

Un gatto nero come trait-d’-union

Cape Canaveral e un gatto nero: un accostamento che ai più apparirà quanto meno insolito.

Eppure è ad un gatto nero, di volta in volta salutato come presagio di sfortuna o amabile animaletto, che è affidato un ruolo importante legato all’allunaggio.

E la cui presenza, che definiremo senza mezzi termini ruffiana, garantisce le risate e lo stupore del pubblico in sala.

Una sceneggiatura brillante. E una colonna sonora ad hoc

Si precepisce che dietro la scrittura di questo film c’è un autore giovane e fresco. Anzi, una giovane autrice: Rose Gilroy, 30 anni, è figlia dell’attrice René Russo ed è agli inizi come sceneggiatrice. Ha co-sceneggiato anche The Pack, il primo lungometraggio che sarà diretto dall’attore svedese Alexander Skarsgard.

Ad emergere, di questo film, è anche l’appropriata colonna sonora. Da Moon River, brano del 1961 qui proposto in versione scat – ben lontana da quella melodiosa di Audrey Hepburn in Colazione da Tiffany – a To Love Somebody dei Bee Gees, datata 1967.

Passando, ovviamente, per il celeberrimo brano jazz che dà il nome al film: Fly Me To The Moon, resa immortale dalla voce divina di Frank Sinatra.

Fly Me To The Moon, il cast

La protagonista Scarlett Johansson nei panni bon-ton di Kelly Jones è il giusto connubio tra intelligenza e sensualità, qui nella doppia veste di protagonista e di produttrice. Nella versione italiana resa ancora più frizzante dal doppiaggio della prolifica Domitilla D’Amico (Margot Robbie, Emma Stone), che ha doppiato Johannson in moltissimi film, tra cui Black Widow e Jojo Rabbit.

Il suo co-protagonista, il pilota “che non vola” Cole Davis alias Channing Tatum, è il perfetto eroe americano e romantico con una storia di dolore alle spalle, che gli conferisce una certa profondità. I ruoli dei patrioti gli vanno a genio: ha pure prestato la propria voce al primo presidente degli Stati Uniti George Washington in un film di animazione del 2021, America: il film.

A “chiamare all’avventura” Kelly è il dirigente NASA Moe Berkus impersonato da un altro attore dal viso f**********e americano: Woody Harrelson, che ha ben 6 tra film e serie tv in arrivo sul grande e sul piccolo schermo: incluso il prossimo film di Ruben Östlund dal titolo The Entertainment System Is Down, la cui uscita è prevista nel 2025 (Harrelson aveva già interpretato il Capitano in un altro flm del regista, Triangle of Sadness).

Ad interpretare l’isterico Lance ci pensa l’attore, produttore e sceneggiatore Jim Rash, che è stato anche co-autore della sceneggiatura del film di Alexander Payne Paradiso amaro.

In conclusione

Fly Me To The Moon è un film che intrattiene e fa sognare svelando, in modo romanzato, alcuni retroscena della corsa alla conquista della Luna da parte degli Stati Uniti.

Pur avvalendosi di alcuni personaggi fittizzi, la pellicola mira a inserire gli eventi in una cornice storica verosimile e ricostruita con cura.

Si sceglie di inserire anche una componente romantica per strizzare l’occhio al pubblico, ma lo sguardo è spesso ironico, comunque fresco. Non manca un po’ di prosopopea sugli Stati Uniti, a tratti non priva di sarcasmo.

Il casting degli interpreti è azzeccato – Harrelson sempre una spanna sugli altri – e oltre due ore di intrattenimento leggero, in questi tempi di piombo, sono assicurate.

Un plauso anche alla strategia marketing adottata in Italia per promuovere il film, che preso la forma di questo originale trailer promozionale in stile televendita:

In conclusione

Fly Me To The Moon è un film ironico e divertente, interpretato da due attori di sicuro richiamo commerciale come Scarlett Johansson e Channing Tatum, che spolvera una delle pagine più dibattute della storia dell’astronomia e la ripropone in un’epoca nella quale anche i privati cittadini inizieranno presto a visitare la Luna.

E un ringraziamento speciale alla magica cornice dell’Agenzia Spaziale Italiana, che ha ospitato questa frizzante anteprima cinematografica.

Recensione a tre stelle su Almanacco Cinema