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Blade Runner

Blade Runner al cinema: l’umanità è la vera fantascienza

Blade Runner torna al cinema a fine marzo. Uno dei film manifesto di un genere, ma che parla dell’animo umano più di tanti film esplicitamente d’introspezione.

Il film distopico di Ridley Scott del 1982 torna nei cinema il 24 marzo, per tentare di rispondere ancora a una domanda esistenziale: cosa rende veramente umani?

La trama (attenzione spoiler)

Le persone che non conoscono la trama di Blade Runner si conteranno sulle dita di una mano.

In un futuro distopico (ormai superato), precisamente nel 2019, in una Los Angeles oscura, piovosa e dominata dalle multinazionali la Tyrell Corporation ha creato i replicanti, esseri artificiali indistinguibili dagli umani, utilizzati come forza lavoro nelle colonie spaziali.

Tuttavia, essi sono vietati sulla Terra dopo una ribellione.

Rick Deckard (Harrison Ford) è un ex Blade Runner, ovvero un cacciatore di replicanti, richiamato in servizio per eliminare quattro replicanti Nexus-6 fuggiti e tornati illegalmente sulla Terra.

Harrison Ford, Blade Runner

Guidati dal il carismatico e spietato leader Roy Batty (Rutger Hauer) i replicanti Pris (Daryl Hannah), Zhora (Joanna Cassidy) e Leon (Brion James) sono tornati sulla Terra per cercare una soluzione al loro inevitabile destino: vivere solo altri quattro anni.

Nel corso della sua indagine, Deckard incontra Rachael (Sean Young), un’avanzata replicante inconsapevole della sua vera natura e intesse una relazione con lei.

Elimina uno dopo l’altro i replicanti, uccidendo prima Zhora e poi Leon.

Nel frattempo, Roy e Pris riescono a raggiungere il loro creatore, Eldon Tyrell al quale chiedono più vita. Ma questi gli dice che è impossibile. In un atto di rabbia e disperazione, Roy lo uccide.

Deckard affronta Pris e la elimina. Dopo un estenuante inseguimento Roy, pur avendo l’opportunità di uccidere Deckard, sceglie di risparmiarlo e pronuncia il famoso monologo “Lacrime nella pioggia”, prima di morire a causa della sua durata di vita scaduta.

A questo punto ci sono due finali:

  • Versione cinematografica (1982): Deckard e Rachael scappano insieme in una natura idilliaca, suggerendo un lieto fine.
  • Director’s Cut (1992) e The Final Cut (2007): Il film termina con Deckard che trova un origami lasciato da Gaff, suggerendo che anche lui potrebbe essere un replicante, lasciando la questione aperta.

Lo stile e gli stili: replicanti nei replicanti

Tratto dal libro di Philip K. Dick Ma gli androidi sognano pecore elettriche, il regista resta fedele allo stile noir anni ’40 del romanzo ma lo personalizza attingendo alle serie poliziesche anni ’70 e sposta l’ambientazione da San Francisco a Los Angeles.

Il futuro è efficacemente suggerito dalla colonna sonora all’avanguardia all’epoca di Vangelis, mentre i replicanti ostentano un look post-punk e synth-pop.

Tuttavia, è il romanticismo noir a prevalere, donando al film la sua malinconica solitudine californiana.

Il senso di vuoto: qual è la (reale) natura umana?

Il film è pervaso da un senso di vuoto, concentrandosi sull’idea che gli esseri umani stessi possano essere privi di anima.

La trama si basa sul concetto che i replicanti debbano essere eliminati dopo soli quattro anni, perché con il passare del tempo iniziano a sviluppare emozioni autentiche. Non viene mai spiegato chiaramente perché l’emotività sia considerata un reato capitale, ma questo dettaglio si inserisce perfettamente nella riflessione del film sulla repressione dei sentimenti.

L’intimità in Blade Runner è spaventosa: tutti sembrano vivere soli, soprattutto quando implica che i replicanti possano essere indistinguibili dagli umani.

Il dubbio sulla reale identità di Deckard resta irrisolto, con suggerimenti lanciati qua e là durante tutto il film: il suo comportamento cinico e impenetrabile sembra suggerire una barriera emotiva simile a quella dei replicanti. I suoi ricordi sono reali o immaginazioni scaricate da un database?

Roy Batty, la vera star di Blade Runner

Al contrario, Roy Batty è un enigma affascinante: un sorriso sinistro, ma anche una sensibilità profonda.

I replicanti non hanno più di quattro anni di vita, ed è naturale che si comportino come bambini. Roy stesso manifesta questa innocenza, come quando osserva incantato un laboratorio pieno di marionette e sussurra: Hai davvero dei bei giocattoli qui.

Questo lato infantile li rende più umani e allo stesso tempo ci permette di provare empatia per loro, nonostante la loro pericolosità.

Il momento più toccante del film è la morte di Roy: invece di vendicarsi salva Deckard, dimostrando un’empatia che lo eleva moralmente al di sopra di chi lo ha creato.

Blade Runner Rutger Hauer
Rutger Hauer (2018)

Un monologo che è rimasto nella storia del cinema e che viene citato anche da chi non ha mai visto il film.

“Io ne ho viste cose che voi umani non potreste immaginarvi: navi da combattimento in fiamme al largo dei bastioni di Orione, e ho visto i raggi B balenare nel buio vicino alle porte di Tannhäuser. E tutti quei momenti andranno perduti nel tempo, come lacrime nella pioggia. È tempo di morire.”

Tutti gli elementi del film dal design visivo alla colonna sonora straziante, dai personaggi tormentati all’atmosfera distopica convergono tutti in questo istante, in cui una macchina diventa un uomo che declama parole poetiche sotto la pioggia mentre muore.

Lo stesso attore, scomparso il 19 luglio 2019 (curiosamente lo stesso anno in cui è ambientato il film) contribuì alla stesura del testo.

Altre tematiche affrontate in Blade Runner

Il rapporto padre-figlio si rispecchia nella ribellione quasi adolescenziale dei replicanti-figli contro il padre padrone-Tyrell.

Il grido di Roy Voglio più vita, bastardo è carico di rabbia filiale.

Già nel romanzo di Dick si potevano scorgere rimandi a tematiche politiche: i venti di guerra del Vietnam soffiavano ancora con forza e lo scrittore affronta il dilemma del soldato obbligato a uccidere un nemico ritenuto meno umano di lui, ma che forse non è affatto diverso.

L’ombra della guerra del Vietnam e il passato schiavista degli Stati Uniti si riflettono nella storia. I replicanti sono in grado di fare tutto ciò che fa un essere umano, tranne provare empatia. Ma quanta empatia proviamo noi per le vittime lontane o per coloro che consideriamo “scomodi”?

L’eredità di Blade Runner

L’ambientazione noir-tech e la fusione perfetta degli elementi noir con l’estetica fantascientifica hanno fatto scuola e, come recita una famosa rivista di enigmistica, vanta innumerevoli tentativi di imitazione.

Inoltre la magia visiva è al servizio di una narrazione complessa che pone grandi domande, sulle quali Ridley Scott tornerà a più riprese, per esempio con con Prometheus e Alien.

Film come Atto di forza (Total Recall, 1990 diretto da Paul Verhoeven), Gattaca – La porta dell’universo (Gattaca, 1997 diretto da Andrew Niccol), Brazil (id, 1985 diretto da Terry Gilliam) o Lei (Her, 2013 diretto da Spike Jonze) devono molto al capolavoro di Ridley Scott.

Curiosità

Nella versione uscita nel 1982, lo studio costrinse Ridley Scott a modificare la sua versione aggiungendo una pessima voce narrante di Harrison Ford e cambiando il finale in uno idilliaco, con i protagonisti che guidano verso le montagne, usando scarti di riprese di Shining, il che, a voler essere letterali, significa che stanno andando dritti verso l’Overlook Hotel.

Pare infatti che Stanley Kubrick abbia regalato queste scena per aiutare il collega Scott, rimasto a corto di budget.

Il film fu inizialmente accolto in maniera tiepida dalla critica, ma negli anni si è ampiamente rifatto.

La serie Blade Runner 2099

Entro il 2025 arriverà su Prime Video la serie Blade Runner 2099

Ad annunciarlo la stessa regista Karena Evans tramite un post su Instagram, offrendo anche uno sguardo dietro le quinte della produzione.

La serie vede tra i produttori Ridley Scott e Michael Green, quest’ultimo già coinvolto in Blade Runner 2049, assicurando così una certa continuità con il resto della saga.

Elon Musk, i produttori di Blade Runner 2049 gli fanno causa

La sceneggiatura degli episodi è stata affidata a Silka Luisa, nota per aver creato la serie Shining Girls per Apple TV+ e per aver lavorato a produzioni come Strange Angel e Halo.

Sebbene non sia ancora stata comunicata una data ufficiale di uscita, si ipotizza che Blade Runner 2099 possa debuttare su Prime Video entro la fine del 2025.

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