Skip to content Skip to footer
Cosa Nostra

Cosa Nostra e il ritratto del male

Cosa Nostra è un argomento di spicco all’interno della cinematografia italiana, sia dal punto di vista dei criminali sia da quello dei loro combattenti.

A Palermo, il 23 maggio 1992, alle ore 17:58 un tratto dell’autostrada A29 piena di 300 chili di tritolo esplode. In quella che viene ricordata come la strage di Capaci, persero la vita il giudice Giovanni Falcone, la magistrata e moglie Francesca Morvillo e gli uomini della scorta Vito Schifani, Rocco Dicillo e Antonio Montinaro.

Attraverso il periodo più buio ma più combattivo della storia moderna italiana, il cinema si è adeguato nel raccontare lo spaccato tra la criminalità organizzata e gli uomini che l’hanno combattuta. Oggi ricordiamo quei coraggiosi uomini anche grazie alla memoria cinematografica che ci viene incontro e che li ha sempre guardati dall’esterno per darne un ritratto il più alto possibile.

Cosa Nostra

Il cacciatore (serie tv)

Il cacciatore è una serie che purtroppo è passata fin troppo in sordina qui da noi, nonostante sia riuscita anche a vincere a Cannes – premio al grande Francesco Montanari. Racconta la vera storia di Alfonso Sabella e del pool antimafia dopo il periodo degli attentati, mischiando benissimo lo stile poliziesco alla Paolo Borsellino, quello giudiziario a La camera di consiglio, ma con un tocco di action e perfetta drammaturgia, senza mai fare retorica.

A ciascuno il suo

Leonardo Sciascia è stato uno degli scrittori più importanti che ci siano mai stati, e il cinema ne ha approfittato anche troppo poco. Nel 1967, il maestro Elio Petri inizia la sua collaborazione storica con Ugo Pirro alla scrittura, il grande Gian Maria Volontè come protagonista, Luigi Kuveiller alla fotografia e Ruggero Mastroianni alle musiche per A ciascuno il suo. Un grottesco dramma su un goffo uomo incapace sessualmente ed in balia degli eventi.

Iddu

Dopo Sicilian Ghost Story del 2017 sull’omicidio del bambino Giuseppe Di Matteo, Fabio Grassadonia e Antonio Piazza tornano nella loro Sicilia nel 2024 con Iddu. Elio Germano nel ruolo di Matteo Messina Denaro, accompagnato da un grande Toni Servillo ed una splendida Daniela Marra, domina un film stupendo che rappresenta una dichiarazione coraggiosa sulle dinamiche di potere in Italia e che hanno permesso a molti di essere latitanti a vita.

I cento passi

In uno degli ultimi momenti di grande originalità che abbiamo vissuto, Marco Tullio Giordana scrive e dirige I cento passi, film biografico sulla vita del giornalista comunista Peppino Impastato, ucciso da Cosa Nostra per ordine di Gaetano Badalamenti. Grazie ad una messa in scena molto forte e delle interpretazioni incredibili – come quella di Luigi Lo Cascio – la pellicola ha viaggiato molto anche nel mercato internazionale.

Il traditore

Senza riuscire ad ottenere la nomination ai Premi Oscar 2020, Il traditore del maestro Marco Bellocchio, oltre a segnare un passaggio nella carriera del regista stesso, ha dato nuova linfa vitale al cinema biografico italiano. Attraverso la vita di Tommaso Buscetta, ovvero, la più grande prova di Pierfrancesco Favino, la pellicola analizza il periodo più intenso dello scorso secolo.

Il divo

Negli anni ’10 di questo secolo abbiamo visto una piccola esplosione – si fa per dire – di cinema politico italiano, con pellicole come Belluscone di Franco Maresco e La mafia uccide solo d’estate di Pif. Prima c’è stato Il divo, il capolavoro per eccellenza di Paolo Sorrentino con Toni Servillo che interpreta Satana… scusate… che interpreta Giulio Andreotti. Troppo poco spazio per aggiungere qualcosa su questa immensa opera d’arte.

Mafioso

Lo stesso anno di Salvatore Giuliano, esce un’altra pietra miliare del cinema italiano e, si spera, per tutto il resto del mondo. Mafioso di Alberto Lattuada vede Antonio Badalamenti – un clamoroso Alberto Sordi tra Palermo e Milano – che torna nella sua terra nativa ed è costretto anche a tornare al suo passato. Un ritratto estremamente lucido che tratta l’emancipazione e l’onore. Martin Scorsese lo considera uno dei suoi film gangster preferiti.

Salvatore Giuliano

Uno degli autori più dimenticati ma più fondamentali che il mondo abbia mai visto risponde al nome di Francesco Rosi. Nel 1962 tutti si accorgono di lui. Esce Salvatore Giuliano, un’inchiesta sull’omicidio dell’omonimo bandito, in cui il protagonista si vede a malapena. Un mosaico politico in cui Rosi fonde il suo stile documentaristico con il sangue ed una costante tensione drammatica. Di nuovo, Martin Scorsese lo considera uno dei suoi film preferiti.