Frankenstein focus costumi almanacco cinema

Frankenstein: i costumi di Kate Hawley lasciano senza fiato

Frankenstein di Guillermo del Toro: il romanzo gotico di Mary Shelley prende vita grazie agli eccezionali costumi di Kate Hawley. 

Ambientato intorno agli anni Cinquanta dell’Ottocento (ossia tre decadi dopo rispetto al romanzo originale) Frankenstein di Guillermo del Toro è una rivisitazione moderna della storia, in cui i costumi diventano parte integrante della narrazione, fondendosi con le gesta, i pensieri e le parole dei personaggi.

Tutto questo è merito della leggendaria costumista neozelandese, Kate Hawley, già collaboratrice di Guillermo del Toro con il quale condivide la stessa passione per il teatro, la letteratura e l’arte (da Goya a Joel Peter Witkin), come ha ammesso in un’intervista ad Harper’s Bazaar.

Avvezza ai blockbuster sensazionalistici come Suicide Squad, Crimson Peak, Il Signore degli Anelli: Gli Anelli del Potere, in Frankenstein, Hawley si è lasciata ispirare dalla storia e dal carattere dei personaggi, in cui nulla è lasciato al caso, o sviluppato in maniera superficiale. Ogni dettaglio, infatti, è stato costruito a mano presso la storica sartoria Peris Costumes.

Le tonalità delle stoffe che vanno dal verde malachite al rosso sangue, al bianco puro dell’abito da sposa (un tributo alla Moglie di Frankenstein del 1935 di James Whale) creano i necessari contrasti nell’atmosfera gotica dominata da luoghi tetri e bui.

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Costumi personaggi femminili

Nella versione di Guillermo del Toro, i costumi della protagonista Elizabeth Lavenza, interpretata da una bravissima Mia Goth, sono stati concepiti per rifletterne la purezza d’animo, come nella madre di Victor: entrambe anime compassionevoli e delicate  destinate a  soffrire in un mondo dove non è possibile dominare la morte, simboleggiata dall’uso costante del rosso.

Come nella scena della  scalinata in cui la madre di Victor indossa un abito di tulle rosso corniola con un lungo velo fluttuante: un’immagine fortemente evocativa, come se  qualcosa di nefasto stesse per abbattersi sulla donna.

Non mancano gioielli d’archivio, ventagli di tulle e copricapo piumati simili ad aureole. Tutto è un’incredibile visione per gli occhi come l’abito da ballo blu cobalto d’organza di Elizabeth. I colori e i tessuti incantano lo spettatore trasportandolo nel mondo immaginifico di Del Toro.

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Victor Frankenstein e la Creatura

Il protagonista (Oscar Isaac) è vestito come un dandy: indossa un cappotto di velluto cremisi e poi nero; una camicia bianca sotto il gilet e un cappello che ricorda quello di un alchimista. Un abbigliamento che sottolinea il suo carattere ribelle e il suo modo di pensare fuori dagli schemi.

La Creatura (Jacob Elordi) nasce nuda, ma man mano che accumula ricordi ed esperienze si ricopre con tessuti che non sono altro che pezzi di stoffa cuciti insieme, come metafora del suo corpo, un collage di corpi.

Anche le cuciture degli abiti sono visibili come quelle sulla sua pelle. Man mano che impara a pensare, divenendo più umano il costume si evolve. Alla fine, a coprirlo è un imponente mantello che ricorda il piumaggio di un corvo, un richiamo alla morte, quella morte che a lui è proibita.

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