Dal successo di House of the Dragon a Il cavaliere dei Sette Regni, passando per il futuro dei prossimi libri. Una lunga chiacchierata con George R. R. Martin.

Lunga barba bianca, cappello da marinaio, occhiali, fisico paffuto, e tanta inventiva accompagnata da altrettanta lentezza.
Sapete già tutti di chi stiamo parlando.
Correva l’anno 1996, quando negli scaffali delle librerie faceva la sua apparizione Il Gioco del Trono, scritto da George R. R. Martin.
Il romanzo rappresentava il primo volume de Le Cronache del Ghiaccio e del Fuoco, saga letteraria che univa abilmente elementi tipicamente fantasy con intrighi di palazzo e giochi di potere tipici della reale storia medievale europea, condendo il tutto con una forte componente violenta e persino erotica, rivolgendosi ad un pubblico decisamente più adulto di quello solitamente associato al genere.
Da qui in poi, la storia la conosciamo più o meno tutti.
L’avvento del Trono di Spade
Dopo un’accoglienza iniziale tiepida, la saga acquisisce col tempo sempre più successo, portando HBO ad acquistarne i diritti per realizzarne una trasposizione televisiva.
Il risultato è Game of Thrones (o il Trono di Spade).
In breve tempo la serie diviene una pietra miliare della storia della televisione, facendo di George R. R. Martin, oltre che uno scrittore di successo planetario, un personaggio pubblico iconico e riconosciuto, tanto da avere ispirato persino numerose parodie in prodotti come South Park o i Griffin.
Il primo, era che dopo Game of Thrones, HBO non volesse più investire sul mondo da lui creato.
Il secondo, era che la serie televisiva arrivasse esattamente al punto in cui si fermava quella letteraria.
Già, perché dei sette romanzi annunciati da George R. R. Martin, ne erano usciti solo cinque, e Game of Thrones procedeva ad una velocità vertiginosa.
A distanza di dieci anni, possiamo dire che i suoi timori erano fondati solo a metà.
Il regno in espansione di George R. R. Martin
Ad oggi, Il Trono di Spade è divenuto un media franchise tra i più riconosciuti al mondo.
Il successo della serie ha portato infatti alla realizzazione di ben due spin off prequel: House of the Dragon, il quale sta per ricevere la sua terza stagione, e Il cavaliere dei Sette Regni, che si prepara ad approdare su HBO Max.
L’opera di Martin è arrivata persino in teatro, con la rappresentazione presso il London West End di The Iron Throne, pièce dedicata alla ribellione di Robert Baratheon.
Lo stesso autore è stato coinvolto anche in altri progetti, come la produzione della serie Dark Winds, e il coinvolgimento nel videogioco Elden Ring.
Parlando però dello spin off imminente, Il cavaliere dei Sette Regni, basato su una raccolta di novelle ambientate a Westeros, sarà caratterizzato da una narrazione molto più realistica, a misura d’uomo e meno prettamente fantasy rispetto a Il Trono di Spade (è stato più volte detto come potrebbe tranquillamente trattarsi di un serial ambientato nell’Inghilterra medievale), e sarà incentrato su due singoli personaggi: Sir Duncan l’Alto (Peter Claffey) e il suo scudiero Egg (Dexter Sol Ansell).
Nonostante le differenze con la serie madre, sembra che la sua anima verrà comunque rispettata.
Ne Il Trono di Spade, non era così raro vedere accoppiate di personaggi apparentemente male assortite, condividere un viaggio di formazione. Si pensi al caso di Arya Stark e del Mastino, o di Brienne di Tarth e Podrick Payne.
La principale preoccupazione di Martin però, sta nel fatto che le novelle da lui scritte sui due personaggi siano solo tre, ed esprime la volontà di scrivere altre storie su Dunk ed Egg.
Un’intenzione questa, che non può far altro che far alzare gli occhi al cielo.
Corri George R. R. Martin, corri!
Già, perché nel frattempo non solo Game of Thrones ha ampiamente sorpassato il segno dei libri. Non solo gli showrunner Benioff e Weiss a chiudere la serie con un finale scritto da loro. Persino il sesto volume della saga, The Winds of Winter, è tutt’ora distante dall’essere concluso.
Il che è tutto dire se pensiamo al fatto che deve uscirne anche un settimo.
Negli anni Martin ha incolpato del ritardo le sue numerose distrazioni. L’autore è infatti coinvolto nella lavorazione di numerosi spin off di Game of Thrones, molti dei quali non ancora annunciati. Tra le altre cose si è parlato di uno spin off animato sul Serpente di Mare (personaggio di House of the Dragon). Persino di un film sulla conquista di Westeros da parte di Aegon Targaryen.
Tuttavia si parla quasi esclusivamente di prequel: George R. R. Martin è infatti piuttosto restio a realizzare sequel di Game of Thrones, in quanto non vuole canonizzare il finale della serie TV.
Per questa ragione ogni volta che si è ventilata l’ipotesi di un sequel della serie principale, si è parlato di spin off dedicati a Jon Snow (Kit Harington) o ad Arya Stark (Maisie Williams): al termine della serie infatti, i due si allontanano rispettivamente a nord della Barriera e a ovest di Westeros, motivo per cui degli stand alone dedicati ai suddetti personaggi non andrebbe necessariamente ad includere tutti gli altri protagonisti della saga, tuttavia Kit Harington è tutt’altro che interessato a riprendere il ruolo che l’ha reso celebre.
L’altra faccia del successo
Certo, l’attesa può risultare snervante per un appassionato, ed è lo stesso autore a ironizzare spesso sulla sua ormai proverbiale lentezza (persino nel suo cameo nella serie Dark Winds assieme al compianto Robert Redford scherza sulla questione) ma ci sono prezzi che un intrattenitore non dovrebbe pagare.
Si pensi allo scorso agosto, quando un fan ha ritenuto opportuno chiedere a Martin se non ritenesse una buona idea affidare The Winds of Winter a qualcun altro, visto che probabilmente, vista l’età avanzata, difficilmente sarà tra noi ancora a lungo.
“Non avevo certo bisogno di quella me**a”, commenta ancora amareggiato.
Al fandom tossico si aggiungono anche i rapporti umani rovinati. Howard Waldrop, Gardner Dozois, John J. Miller… Questi sono solo alcuni dei romanzieri che Martin riteneva amici con i quali ora non ha più contatti.
Persino l’isolamento forzato cui talvolta si è sottoposto per portare avanti il romanzo non ha dato i frutti sperati. Martin racconta di essersi ritrovato a riscrivere più di una volta interi capitoli perché non lo soddisfacevano più.
Viene da chiedersi se il successo non possa talvolta rivelarsi una prigione, ed è lo stesso scrittore a raccontare un aneddoto in merito, ricordando come nel 1975 si ritrovò a condividere un drink con Frank Herbert, autore della saga di Dune, dovendo constatare, non senza malinconia, come nonostante la prolifica attività di scrittore, le pressioni dei fan e degli editori lo avessero costretto a portare avanti ad oltranza la saga fantascientifica, arrivando ad odiare la sua stessa creatura.
Un orrore agli occhi di Martin, che non avendo figli è arrivato a vedere nei suoi personaggi una sorta di prole.
Cosa dobbiamo aspettarci in futuro?
Dalle parole dell’autore, molti dettagli sul futuro della saga appaiono nebulosi anche a lui. Lascia intendere di non riuscire a vedere una conclusione positiva per Tyrion Lannister, personaggio tragico fin dal suo esordio, e di aver preso in considerazione di far morire Sansa Stark, senza tuttavia andare più nel dettaglio.
La verità è che semplicemente non lo sa.
A volte continuare a scrivere è semplicemente troppo difficile.
Da appassionati non resta che augurargli il meglio come autore e come essere umano.
E augurare a noi stessi che nonostante tutto… L’inverno stia arrivando.