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Ghibli Ponyo

Ghibli, una storia di 40 anni: sogni oltre il tempo

Ghibli celebra quattro decenni di poesia animata, storie senza tempo e protagoniste femminili libere, forti e mai oggettificate.

“Chi sa vedere le meraviglie del mondo non ha bisogno di fuggire dalla realtà.”

È in questa frase non detta, ma scolpita nei fotogrammi di ogni opera dello Studio Ghibli, che si cela il cuore della sua poetica.

Quarant’anni dopo la sua fondazione, Ghibli non è solo una casa di produzione: è un rifugio filosofico, una via iniziatica disegnata a matita e acquerello, un patto tra l’infanzia e l’eternità.

Le storie: ecologia, memoria e soglia

I film dello Studio Ghibli non si guardano: si attraversano.

Come i boschi abitati dagli spiriti, le stazioni dove il tempo si arresta, le città sospese tra cielo e mare.

Ogni racconto è un rito di passaggio che rifiuta i confini dell’epica tradizionale: qui non esiste il Male assoluto, né l’eroe invincibile.

In Nausicaä della Valle del vento (1984), che anticipa la fondazione dello studio, Hayao Miyazaki ci mostra una protagonista che lotta non per distruggere, ma per comprendere.

Ghibli Miyazaki

In La città incantata (2001), Chihiro attraversa il mondo degli spiriti per riscoprire sé stessa.

E in Principessa Mononoke (1997), la lotta tra natura e tecnologia si rivela un nodo complesso, dove ogni personaggio ha le sue ragioni.

Filmografia essenziale di uno studio-mito

  • 1984 – Nausicaä della Valle del vento (pre-Ghibli, ma fondativo)

  • 1986 – Laputa – Castello nel cielo

  • 1988 – Il mio vicino Totoro

  • 1988 – Una tomba per le lucciole

  • 1989 – Kiki – Consegne a domicilio

  • 1992Porco Rosso

Porco Rosso: l’inno di Miyazaki torna al cinema il 25 Aprile

  • 1995 – I sospiri del mio cuore

  • 1997 – Principessa Mononoke

  • 2001 – La città incantata

  • 2004 – Il castello errante di Howl

  • 2008 – Ponyo sulla scogliera

  • 2013 – Si alza il vento

  • 2023 – Il ragazzo e l’airone

Questa filmografia non è una semplice cronologia, ma un susseguirsi di soglie, ciascuna con il suo respiro, le sue domande aperte, la sua luce calda e inquieta.

Le protagoniste dello studio Ghibli: donne libere, l’antidoto al cliché

In un mondo dove l’animazione spesso cade nella trappola della sessualizzazione precoce dei corpi femminili, Ghibli si distingue come un’oasi di rispetto, profondità e verità.

Le protagoniste sono bambine, adolescenti, donne. Mai bambole.

Non sono funzionali allo sguardo maschile, ma autonome, complesse, imperfette.

Chihiro, Kiki, Nausicaä, San, Sophie: ciascuna compie un viaggio non per amore romantico, ma per crescita, sopravvivenza, vocazione.

Sono ragazze che fanno scelte, che perdono e trovano.

Che si prendono cura non come destino femminile, ma come atto rivoluzionario.

Hayao Miyazaki: lo sciamano del quotidiano

Miyazaki non è un semplice regista.

È un artigiano del mistero, un filosofo della meraviglia.

Ogni sua inquadratura rifugge il superfluo, per ritrovare l’essenziale: il vento sull’erba, la lentezza del tè versato, la pausa tra due respiri.

Critico verso la modernità predatoria, Miyazaki rifiuta la tecnologia digitale nelle animazioni, preferendo il disegno a mano.

Un vero gesto sacro.

La sua opera è una ribellione silenziosa contro la velocità e l’eccesso. Un’ode al tempo che scorre, ma che può anche fermarsi.

Il museo Ghibli: un tempio fuori dal tempo

A Mitaka, nei sobborghi di Tokyo, si erge il Museo Ghibli.

Non è un’esposizione, ma un portale. Vi si entra non con un biglietto, ma con un cuore disposto allo stupore.

Le stanze sembrano uscite dai film: corridoi che si arrampicano come radici, finestre a forma di sogno, una galleria di cortometraggi introvabili altrove.

È qui che Ghibli mostra la sua vera anima: una comunità spirituale.

Un luogo dove ogni oggetto ha un’anima, ogni storia ha un’eco, ogni passo è un invito alla meraviglia.

Ghibli: non un addio, ma un nuovo inizio

Oggi, nel 2025, lo Studio Ghibli guarda al futuro con lo stesso spirito con cui ha esplorato il passato: con occhi aperti, mani che disegnano, cuori che ascoltano.

Anche se Hayao Miyazaki ha più volte annunciato il ritiro, l’anima dello studio e il bisogno di storie lente, gentili, potenti non ha mai smesso di parlare.

Ghibli non è nostalgia. È resistenza poetica. È un invito a camminare nel mondo con attenzione. A non dimenticare che anche noi, come Totoro o il ragazzo e l’airone, siamo custodi di sogni e foreste.

Perché finché esisterà una storia da raccontare con rispetto, lentezza e amore, esisterà anche Ghibli.

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