Dopo cinque anni Gomorra – La Serie, che negli anni ha esplorato il sottobosco criminale napoletano, si prepara a tornare raccontando la precedente generazione
Vecchi boss del narcotraffico, giovani affamati che si fanno strada in quartieri sempre più macchiati di sangue, la violenza che regna incontrastata laddove non esiste alcuno Stato, e la sete di potere che motiva qualsiasi mossa, anche quella più infame.
Questa storia già la conosciamo perché l’abbiamo già sentita tante volte, e purtroppo non soltanto nella finzione: è la storia di Gomorra, una storia che ci sia stata raccontata tra le pagine dei libri, o tra i fotogrammi della serie andata in onda su Sky, racconta sempre la stessa brutale, triste e scomoda realtà. Quella delle dinamiche di potere della camorra napoletana.
Gomorra nasce prima di tutto come romanzo, edito dalla Mondadori nell’ormai remoto 2007, e divenuto in breve tempo croce e delizia del suo autore Roberto Saviano, il quale grazie al libro avrà certamente ottenuto il successo professionale e la stabilità economica ai quali chi più chi meno aneliamo un po’ tutti, ma si è anche ritrovato nel mirino di quel sistema criminale da lui esposto e snocciolato lungo quelle pagine, a causa delle quali vive costantemente con quella scorta che, fin troppo spesso, appare più come una prigione che come una protezione.
Ma nonostante tutto, e nonostante anche le numerose controversie che negli anni hanno coinvolto l’autore, dalle accuse di plagio alle costanti polemiche con la politica italiana, il successo di Gomorra è sempre stato innegabile, tanto da aver in brevissimo tempo trasceso il medium letterario, approdando prima al cinema, con l’omonimo film diretto da Matteo Garrone nel 2008, e poi in televisione, con la serie andata in onda dal 2014 al 2021, inframezzata da un film spin off, L’Immortale, uscito nel 2019.
Gli eventi della serie madre ruotano intorno ai Savastano, clan camorrista che grazie al narcotraffico e alla corruzione domina incontrastato su Secondigliano (situato nella periferia settentrionale napoletana), e alle lotte per il potere che lo scuotono dall’interno quando si ritrova momentaneamente senza la guida del suo leader Don Pietro Savastano (Fortunato Cerlino), una vera e propria guerra civile per le strade di Napoli i cui attori principali sono il figlio di Pietro, Gennaro “Genny” Savastano (Salvatore Esposito), e il suo braccio destro Ciro Di Marzio (Marco D’Amore).
Sebbene si tratti di un racconto fittizio ideato apposta per la serie, esso affonda le proprie radici nella vera storia della Faida di Scampia, la quale nei primi anni 2000 vide il Clan Di Lauro (sul quale sono basati i Savastano) dilaniato da una guerra interna per il potere che vedeva schierato da un lato Cosimo Di Lauro, figlio ed erede del narcotrafficante Paolo di Lauro, alla guida dei giovani che aspettavano l’occasione di esercitare il tanto agognato potere sulle strade, e dall’altro lato gli scissionisti (detti anche gli spagnoli in quanto la maggior parte di loro erano latitanti a Barcellona), i vecchi luogotenenti di Di Lauro che si rifiutavano di sottostare alle direttive del giovane rampollo.
A causa delle numerosissime vittime causate tra affiliati e persone innocenti (tra le quali figura lo scioccante caso di Gelsomina Verde), la Faida di Scampia è tuttora ricordata come una delle pagine più nere della storia di Napoli.
Sappiamo già che la serie sarà ambientata nella Napoli del 1977, e che tratterà del giovane Pietro Savastano (Luca Lubrano) e della sua ascesa nel mondo criminale, motivo per cui se la sua figura è ispirata a quella di Paolo di Lauro, non è illegittimo aspettarsi che Gomorra – Le Origini possa essere ispirata a quella della reale scalata al potere del boss.
Paolo Di Lauro fu infatti per anni braccio destro del boss Aniello La Monica, e da questi trattato alla stregua di un figlio adottivo, ma quando intuì il potenziale economico del nascente mercato della droga, in particolare della cocaina, Di Lauro non esitò a tradire e assassinare il suo mecenate, troppo attaccato ai vecchi business come l’estorsione, il contrabbando o il gioco d’azzardo, ma soprattutto troppo violento e dispotico per essere sopportato a lungo dai suoi sodali.
Se questa fosse la storia alla base di Gomorra – Le Origini si tratterebbe di un racconto dall’elevatissimo potenziale scenico, ma che senza ombra di dubbio riaprirebbe l’annoso, e mai realmente chiuso (soprattutto in Italia), dibattito sul presunto sdoganamento ed esaltazione di atteggiamenti violenti e criminali da parte delle serie crime, un dibattito che negli anni ha coinvolto prodotti quali Romanzo Criminale, Suburra e per l’appunto Gomorra.
In molti, in primis lo stesso Saviano, sostengono che l’arte non andrebbe intaccata dalla censura, e che la violenza e brutalità di certe storie sono necessarie per raccontare realtà scomode (specialmente quelle della periferia) che i più fingono di non vedere, ma altrettanti ritengono che una buona fetta di pubblico, in particolare quello giovanile più tendente all’emulazione, non avrebbe gli strumenti per discernere realmente la finzione dalla realtà, e che anziché denuncia sociale si rischi piuttosto di fare semplice apologia della criminalità.
In mezzo a questo infinito battibecco, al quale è quasi impossibile dare una reale risposta, ci siamo noi spettatori, sempre pronti a premiare un prodotto sostenuto da una scrittura efficace e una buona regia, a prescindere da quale che sia la sua tematica.
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