Il mio compleanno, la presentazione al Don Bosco di Roma
Il mio compleanno di Christian Filippi al Cinema Teatro Don Bosco. Presenti il regista, il cast, il produttore Leonardo Baraldi e la sceneggiatrice Anita Otto.
Christian Filippi esordisce al cinema con Il mio compleanno, una produzione Schicchera Production in associazione con Media Flow. Questo lunedì ne ha raccontato i retroscena al cinema del quartiere Giulio Agricola di Roma, zona a lui familiare.
Ad accompagnarlo il protagonista Zackari Delmas, le attrici Silvia D’Amico e Giulia Galassi, il produttore Leonardo Baraldi e la co-sceneggiatrice Anita Otto. A moderare c’era Nostalghia Prodcast.
Il mio compleanno, la sinossi
“Riccardino sta per compiere diciotto anni nella casa famiglia in cui vive. Da quattro anni è stato separato dalla madre, una donna con forti disturbi di personalità. Nonostante la premurosa e attenta guida della sua educatrice, che desidera per lui un futuro al sicuro nella casa famiglia, Riccardino decide di scappare per raggiungere sua madre e vivere con lei. La sua illusione presto si trasformerà in un’amara realtà e Riccardino dovrà fare una scelta difficile”.
Il mio compleanno, nella casa famiglia
Christian Filippi: “Io nel 2013 ho fatto un film come assistente alla regia ambientato in un carcere minorile: Fiore, di Claudio Giovannesi. Lui mi ha fatto fare casting sia negli istituti di detenzione minorili che nelle case famiglia.
Finito quel film, sono rimasto vicino ad alcune associazioni e ho scoperto questo paradosso dell’articolo 25. Quando un ragazzo compie 18 anni è davanti a un bivio”.
Infatti, “il Tribunale per i Minorenni su richiesta del Servizio Sociale o dello stesso minore, può disporre un prosieguo amministrativo oltre i 18 anni attraverso l’apertura di un procedimento ex art.25 RDL 20.7.1934 n. 1404 che determina una situazione di presa in carico di tipo assistenziale fino al compimento del 21° anno di età”.

“Era qualcosa che non avevo mai visto in un film e pensavo fosse utile raccontarla e mettere una lente su quella che non è una problematica, ma una scelta che sarebbe difficile per qualunque adulto. Poi ho proposto il film a Leonardo [n.d.r. Leonardo Baraldi], che si è avventurato con me, e ad Anita [n.d.r Anita Otto], che l’ha scritto insieme a me.
Ci siamo confrontati molto con i ragazzi e soprattutto con gli educatori. Ho avuto modo di presentarli a Giulia Galassi e a Simone Liberati che interpretano i personaggi degli educatori. Si sono conosciuti e abbiamo fatto anche una call. Gli educatori hanno letto anche la sceneggiatura, hanno visto il film mentre noi lo montavamo. Siamo stati attenti a rispettare la realtà che raccontiamo”.
Perché proprio questa storia (attenzione: spoiler!)
CF: “La storia di Riccardino è la storia di tanti Riccardini conosciuti, perciò siamo partiti da più storie e abbiamo cercato di sintetizzarle in una sola. L’amore che prova per questa madre ci ha sempre guidato durante la storia“.
Anita Otto: “Sì, avevamo molto chiaro dove volevamo arrivare: far scontrare Riccardino con questa madre che purtroppo non poteva portarlo con sé nell’età adulta. Doveva crescere da solo e questo è sempre stato l’obiettivo chiaro del film, il nostro finale.
Per tutta la prima parte del film c’è questa lotta continua con l’educatrice per il desiderio di voler vedere assolutamente questa madre. L’illusione di poter diventare adulto di fianco alla propria madre“.
La scelta di Zackari Delmas
CF: “Io avevo visto Zackari in un cortometraggio che si chiama Ovunque, altrove. Avevo fatto molti provini per Riccardino ed erano venuti in tantissimi ragazzi, molto bravi però già formati, anche un po’ troppo grandi d’età. Poi mi sono ricordato di questo cortometraggio che avevo visto, l’ho chiamato e mi ha convinto“.
Zackari Delmas: “Mia mamma è una sociologa, lavora in comunità nelle carceri e da piccolino mi portava all’interno di queste famiglie. Avevo fatto amicizia con un ragazzo. Vivere direttamente queste esperienze mi ha aiutato molto, poi abbiamo fatto delle call con vari tutori che ci hanno spiegato le dinamiche, anche quelle gestionali, come vengono rappresentate nel film.
Il mio compleanno mi ha dato anche la possibilità di ampliare il personaggio che interpretavo in Una straordinaria domenica a 360 gradi”.
Il lavoro di interpretazione attoriale
Giulia Galassi: “Abbiamo lavorato con il regista: abbiamo fatto tante prove, che non è scontato. Parlano tutti di triangolo, ma abbiamo molto lavorato per evitare che ci fosse un triangolo amoroso, che ci fosse disparità tra di noi.
Io e Silvia non ci siamo mai incontrate, se non l’ultimo giorno di set quando io vado a prendere Riccardino. Questo ci ha permesso di fare quella scena, che è stata un po’ difficile: questo momento in cui in verità si separano tutti e tre.
Per la relazione Simona-Riccardino abbiamo parlato con degli educatori, con altri ragazzi della casa famiglia. Avevamo un perimetro abbastanza definito in cui esplorare”.

Silvia D’Amico: “Noi invece siamo partiti dal punto di vista di Christian. Ho letto in più articoli che Christian ha un punto di vista quasi documentaristico. Ecco, penso che questo per un film sia un punto d’arrivo complicatissimo. Fare un film con questa visione richiede da parte di tutti una propensione, una concentrazione, una disponibilità assoluta.
Christian ha scelto di portare in scena delle esperienze che lui ha vissuto da vicino, ha conosciuto anche un tipo di personalità come la madre di Riccardino. Io su questo mi sono completamente affidata a lui. Mi sono informata in maniera più scientifica e lui mi ha dato le linee guida. Chiedevo se era troppo, se era troppo poco: come mettendo insieme tutti gli ingredienti e poi dosandoli.
Con Zackari abbiamo lavorato su un rapporto madre-figlio molto poco materno, sul fatto che io dovessi assomigliargli: nel modo di fare, negli atteggiamenti, l’ho osservato molto. E poi da lì Christian mi diceva che dovevo essere quella che lo fagocita. Zackari partiva da una base bella forte e andarci sopra è stato per me un percorso molto istruttivo”.

La sceneggiatura, com’è cambiata nel tempo
AO: “Durante le prove il copione lo abbiamo anche riscritto. Gli attori hanno portato le loro proposte, mangiavano le battute a loro modo. Nella fase di preparazione c’è stata una piccola riscrittura, anche per cucire addosso a loro la sceneggiatura.
In fase di riprese ci sono state grandi feste durante le scene di ballo [n.d.r. ride]”.
CF: “Io credo molto nel cambiare le riprese da un ciak a un altro, per cui ci siamo dati molti chance in montaggio per riscrivere una terza volta il film. Infatti Anita ha seguito anche il montaggio con Tommaso Marchesi, che è il montatore del film. È stata una continua scrittura, seguendo quello che il film ci chiedeva in quel momento.
Secondo me poi gli attori e le attrici ci hanno dato la possibilità di giocare in questo modo, grazie al loro talento e soprattutto grazie alla loro generosità”.
Leonardo Baraldi: “Una cosa che non era prevista è il maritozzo che è cascato: è stata bravissima Silvia, che non ha battuto ciglio”.
SDA: “Quello davvero era l’ultimo e quindi ho detto ‘Ma no, questo era l’ultimo che c’avevamo!’. Però poi era tutto giusto”.
Il logo del film, una saetta
Christian Filippi si è tatuato il logo del film insieme al montatore Tommaso Marchesi perché era il primo film per entrambi.
CF: “La saetta è nata un po’ per caso: io ho affidato completamente l’identità del personaggio a Zack, perché lui aveva 18 anni davvero e io 32 e quindi aveva sicuramente un punto di vista migliore del mio.
Disegnando, una volta aveva fatto questa specie di Z di Zackari con una specie di fulmine, la sua tag. Poi con Alessandra Galletta, scenografa del film, abbiamo tenuto quest’immagine, che ci sembrava coerente col suo stato d’animo, col suo tormento”.

La scenografia: un supporto?
ZD: “Io dall’azione allo stop vado in un altro mondo e quindi è come se tutto intorno a me si dissolvesse. Se sto soltanto con questa frequenza d’onda con cui devo dialogare mi dimentico di tutta la troupe e della gente che c’è attorno“.
GG: “Il posto dove noi abbiamo girato adesso è una casa famiglia che si chiama La magnolia [n.d.r. come nel film]. La realtà ha superato la fantasia, prima era un’ambasciata o un consolato. Per cui di certo la scenografia ci ha aiutato, anche in un modo che non sappiamo spiegare”.
SDA: “Sono d’accordo con Zackari, neanch’io saprei dire dove ci trovavamo io e lui. Ci sono dei casi in cui l’attore è immerso in un’altra dimensione ed è completamente inconsapevole dello spazio-tempo. È giusto perché prende luce anche il lavoro di tutte le altre maestranze: molto spesso ci inseriamo in queste scenografie e cerchiamo di farle brillare inconsapevolmente“.
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Le tempistiche
Il film è stato girato in quattro settimane.
CF: “Le prime due settimane sono state girate le scene in casa famiglia e le ultime due sono state per le esterne. Abbiamo girato quasi in continuità e questo ci ha avvantaggiati”.
Il mio compleanno, da dove nasce
Il mio compleanno nasce da Biennale College, progetto della Biennale di Venezia dedicato alla pratica dei giovani nei settori artistici e in particolare da Biennale College Cinema – Italia, dedicato a team composti da un regista e un produttore di nazionalità italiana. Si tratta di un finanziamento con un budget molto limitato.
LB: “Il lavoro all’interno della Biennale è stato molto interessante e stimolante. È un lungo programma: inizia a luglio e solo alla fine dell’anno vengono decisi quattro film che prendono il finanziamento. Potranno essere quindi realizzati e proiettati a Venezia l’anno seguente.
È pensato per una coppia regista-produttore perché ovviamente per fare un film in pochissimo tempo, con budget limitato, che deve essere pronto in 8/9 mesi, puntano a vedere non solo la qualità della storia e la fattibilità del progetto, ma anche l’affiatamento che c’è tra il regista e il produttore“.
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“La cosa bella è che all’interno di questo programma ci sono tanti tutor che sono story editor, sceneggiatori, produttori di tutto il mondo, che hanno avuto film a Cannes, a Locarno, a Venezia e via dicendo e quindi ti aiutano molto con la scrittura e lo sviluppo del progetto, nel capire cosa vuoi raccontare e come vuoi raccontarlo.
È stata una bellissima esperienza che ho fatto con Christian, poi in uno dei workshop si è aggiunta anche Anita. Questo ha aiutato molto il film nel crescere e nel diventare quello che avete visto sullo schermo“.
CF: “Sì, alla fine probabilmente abbiamo vinto per questo. Io e Leonardo ci conoscevamo da parecchio tempo, lui aveva prodotto il mio primo corto appena finita la scuola di cinema. C’era una fiducia reciproca, un rapporto consolidato”.
Il mio compleanno è già in giro per l’Italia: Milano, Bergamo, Sicilia, Calabria. Tornerà a Roma tra pochi giorni: sarà al Nuovo Cinema Aquila dal 24 al 28 maggio.
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