Skip to content Skip to footer
James Gandolfini

James Gandolfini, gigante dal cuore d’oro

Gli attori si trasformano e si confondono con i propri ruoli. Su questa tragica linea, viaggiava il più grande attore televisivo di sempre: James Gandolfini.

Lo scorso giovedì, il 19 giugno, è stata una data molto triste. Con l’anniversario di quest’anno, sono già trascorsi ben dodici anni da quel 19 giugno 2013. Era un mercoledì e, la mattina del giorno dopo, tutto il mondo sarebbe venuto a conoscenza che il grande attore James Gandolfini era deceduto la sera prima per un attacco di cuore, in una stanza d’albergo vicino piazza della Repubblica, a Roma.

Aveva 51 anni. Aveva appena finito di girare quello che sarebbe stato il suo ultimo film. Se ne andò proprio quando la sua carriera cinematografica stava prendendo il volo e la critica lo osannava per essersi riuscito a scrollare di dosso il suo pesante passato, puntando al futuro. Se ne andò, lasciando la sua eredità artistica al figlio – il promettente Michael Gandolfini – ed anche come uno dei più grandi interpreti di sempre.

James Gandolfini

Nato nel 1961 a Westwood, New Jersey, da un padre italiano – di Parma – emigrato negli States ed una madre di origini napoletane. Il lascito della sua famiglia lo ha seguito ed influenzato per tutta la vita, dalla sua appartenenza alla classe media-manovale, alla forte esperienza di guerra vissuta dal padre, i cui racconti lo hanno da sempre mosso.

Autodefinitosi un Woody Allen di 118 chili, Gandolfini mostrò interesse verso la recitazione già al liceo, dove partecipava agli spettacoli scolastici. Poi, finita l’università e convinto da qualche amico, decise di intraprendere un percorso di studi cinematografico. Debutta a Broadway e, nel 1987, esordisce al cinema. Cinque anni dopo, aveva già lavorato – seppur in ruoli minuscoli – con Tony Scott e Sidney Lumet.

Gli anni ‘90

L’anno della prima svolta è il 1993, quando apparve nel film Una vita al massimo, grazie al quale iniziò a farsi notare, ma anche a costruirsi il personaggio stereotipato di violento mafioso italiano. Nonostante questo, nel 1995 diede prova delle sue abilità comiche in Get Shorty e, nel 1997, partecipò in film ben più che sufficienti come A Civil Action, Il tocco del male e La parola ai giurati, remake dell’omonimo film del 1957, girato sempre dallo stesso Lumet.

L’uomo che non c’era

Nel 2001, Gandolfini interpreta l’unica nota positiva di The Mexican e de Il castello – con Robert Redford. Sempre lo stesso anno, arriva L’uomo che non c’era, di Joel ed Ethan Coen: Gandolfini interpreta Big Dave, capo del protagonista Ed CraneBilly Bob Thornton – nonché amante della moglie – Frances McDormand. Dopo questo grande film, la sua carriera cinematografica subì una lieve battuta d’arresto, in favore degli sforzi televisivi.

James Gandolfini

In The Loop

Nel 2008 torna sul palco di Broadway, ricevendo una candidatura al Tony. L’anno successivo partecipa a In The Loop di Armando Iannucci, un’incredibile satira nera sulla politica, in particolare sull’invasione dell’Iraq. Oltre all’indubbia grandezza della sceneggiatura, Gandolfini fu attirato anche dalla spietata critica verso la stupidità della guerra: due anni prima, insieme all’attore Tony Sirico, visitò alcuni veterani di guerra con gravi infortuni, intervistandoli.

Welcome to the Rileys

Tra il 2009 ed il 2011 partecipa come doppiatore al fantasy Nel paese delle creature selvagge di Spike Jonze, poi nel discreto action Pelham 1 2 3 – remake de Il colpo della metropolitana del 1974 – e Welcome to the Rileys, un toccante ma inconcludente dramma familiare in cui, comunque eccelle e continua a distanziarsi dai ruoli che lo avevano contraddistinto in passato, mostrando con grazia ed ipocrisia umana le sue insicurezze e fragilità.

Cogan – Killing Them Softly

Nel 2012 ha il primo grandissimo ruolo al cinema: Cogan del provocatore Andrew Dominik. È la storia di due mondi in crisi: durante la crisi finanziaria del 2008, una partita di poker della mafia viene rapinata. Mentre Brad Pitt è spietatamente freddo, in risalto c’è il Mickey di Gandolfini, un sicario, vecchio amico di Cogan-Pitt, con problemi di alcolismo. Compare in tre scene ed è confuso, cinico, penoso. Gandolfini è perfettamente umano ed è in area Oscar.

Not Fade Away

Il medesimo anno, Gandolfini ha una piccola parte in un altrettanto piccolo film, una chicca nata dalla mente di David Chase, al suo esordio cinematografico. Not Fade Away di cui già abbiamo parlato – è la storia di un gruppo di amici che forma un band rock nella Jew Jersey degli anni ’60. James interpreta il padre del giovane protagonista – John Magaro – repressivo e duro, ma dolce, incarnando l’idea paternalistica personale degli anni ’50.

Zero Dark Thirty

Ancora, nel 2012, Gandolfini partecipa all’incredibile Zero Dark Thirty di Kathryn Bigelow – che ha appena annunciato il suo prossimo progetto – pellicola incentrata sugli eventi che hanno portato all’uccisione di Osama Bin Laden nel 2011. Lui interpreta il direttore della CIA Leon Panetta, in un ruolo di risalto, seppur nel sottofondo di un film estremamente corale, in cui solamente la Maya di Jessica Chastain riesce ad innalzarsi realmente.

James Gandolfini

Non dico altro

Nel 2013 realizza due film, entrambi usciti postumi. Non dico altro, diretto da Nicole Holofcener, una commedia romantica a tinte melanconiche con protagonisti Julia Louis-Dreyfus e Gandolfini, nel ruolo di una coppia che inizia a frequentarsi. La Dreyfus è stupenda, ma Gandolfini ruba qualsiasi scena in cui appare, dai movimenti lenti agli sguardi, lo schermo è suo, e se lo conquista con estrema dolcezza e compassione. Di nuovo voci di Oscar.

Chi è senza colpa

L’altro film uscito postumo – nel 2014 – è The Drop, uscito in Italia con lo stupido titolo di Chi è senza colpa. Pellicola crime che segue la storia di Bob – un freddo Tom Hardy – e del cugino Marvin-Gandolfini, che gestiscono un bar usato dalla mafia cecena. Gandolfini se ne va così, umilmente, tra gli occhi del pubblico ed il timore di risultare di troppo, lasciando un’eredità difficile da colmare ed una potenziale carriera, che non vedremo mai fino in fondo.

I Soprano

Nel 1995, David Chase ha un’idea: un mafioso che va in terapia ed ha problemi con la madre. Nell’estate 1997, iniziano a girare il pilot della serie. Il 10 gennaio 1999 esce il primo episodio. Il 10 giugno 2007 esce l’ultimo. James Gandolfini interpreta Tony Soprano, mafioso del New Jersey con attacchi di panico. I Soprano cambiano la tv, il modo di farla, di scrivere una serie e di fare un casting. Cambiano tutto, e qualche riga è troppo poco per riassumerlo.

Se non bastasse partecipare al miglior prodotto televisivo mai realizzato, Gandolfini modifica perennemente i canoni recitativi, introducendo nuovi standard. Il Walter WhiteBryan Cranston di Breaking Bad non esisterebbe senza di lui. Si assume grandissimi rischi ripagati, che lo conducono in parti oscure, lungo un viale d’ipocrisia. Poi, tutto finisce. E sembra che, purtroppo, siamo arrivati quando tutto stava già finendo, ed il meglio era già passato.

Show CommentsClose Comments