Capita che a volte, per vari motivi, i film con protagonista la storia debbano essere rimodellati: rendere la trama più accattivante e vincente, sfondare al botteghino, per volontà di chi ne è alla direzione. Ma chi almeno una volta non è rimasto a bocca aperta e si è chiesto: ma perché?
Gli errori li commettiamo tutti, e il mondo del cinema non è da meno. Anzi, la “settima arte” in quanto tale è una forma di racconto ed espressione artistica, perciò ha tutto il diritto di essere anche inventata. Detto questo, però, quando il cinema come arte vuole raccontare la storia, in qualche modo si pone da sola dei paletti che in teoria dovrebbe rispettare, ma non sempre questo accade.
I motivi per i quali la verità storica cede spesso alla spinta della finzione narrativa sono molteplici, dal budget al periodo di produzione, e anche il momento o l’evento storico che si vuole raccontare, è spesso impossibile da riportare per filo e per segno. La fortuna dell’arte cinematografica in moltissimi casi è che ad aiutarla è (o meglio dire sarebbe) la storia stessa, documentata, scritta su carta o su una pala di ferro, ma verità.
Ancora non esiste a livello mainstream, ma il premio alla fedeltà storica andrebbe creato. Per fortuna questo si può tramutare in premio come miglior film, e a tanti film, registi, sceneggiatori e attori è stata riconosciuta proprio la maniacale volontà di riportare per filo e per segno quello che è successo in quel periodo storico, magari in quell’anno, in quel giorno, in quel preciso luogo. Alcuni film hanno sommato questo alla bellezza cinematografica, e per questo hanno ricevuto premi a valanga, mettendo in scena eventi storici anche raccapriccianti, ma reali.
In merito, il primo esempio non può che essere Schindler ‘s List, capolavoro assoluto di Steven Spielberg, vincitore di 7 premi oscar su 12 candidature nel 1993. Se non il miglior film che racconta gli orrori dell’Olocausto, sicuramente nella top 3, oltre a uno dei migliori film della storia del cinema.
Gli eventi che richiamano la storia di Oskar Schindler, che dal 1939 al 1944 salvò circa 1.200 ebrei (e le rispettive generazioni) da vari campi di concentramento in Polonia (soprattutto quello di Plaszow, a Cracovia), è riportato fedelmente, soprattutto grazie all’aiuto di molti storici e delle testimonianze di molti superstiti, al tempo giovani, che hanno conosciuto personalmente il tedesco buono, nel film Liam Neeson, e il tedesco cattivo, Amon Goth, nel film Ralph Fiennes. Molti sopravvissuti, ha raccontato Spielberg, hanno pianto e tremato nelle scene in cui era presente Fiennes nell’incarnare Goth. Due interpretazioni da Oscar, mancati.
Una storia che non tralascia alcun particolare cruento, non annacqua alcun momento di questa atroce quanto significativa storia, testimonianza indelebile di quella che è stata la Shoah. Tutto ciò attraverso una ricostruzione meticolosa dei fatti, ma anche dei luoghi e dei documenti.
Un altro esempio di film calzante a livello di esattezza storica e ricostruzione ambientale è Apollo 13, diretto nel 1995 da Ron Howard, con protagonisti Tom Hanks, Kevin Bacon, Gary Sinise ed Ed Harris.
La vicenda riprende gli eventi dell’omonima missione spaziale firmata NASA, la terza che sarebbe dovuta sbarcare sulla Luna. A causa di complicanze durante il volo di andata, la missione non portò a termine l’obiettivo ma l’equipaggio venne tratto in salvo. A livello cinematografico di film con protagonisti eventi fuori dall’atmosfera terrestre ce ne sono a centinaia, ma questo viene considerato, parole della Biblioteca del Congresso statunitense, culturalmente, storicamente ed esteticamente significativo.
Gli oscar come miglior sonoro e miglior montaggio, su ben 8 candidature, dimostrano come il film sia ad oggi uno dei più fedeli mai realizzati riguardo un evento spaziale, seguendo gli eventi realmente accaduti sotto trascrizioni e archivi della NASA stressa, e di come gli astronauti in carne ed ossa lo abbiano definito un film fedele e preciso.
Zodiac, rispetto ai titoli citati finora, forse ad alcuni può rappresentare meno, diciamo di seconda fascia. Ma è tutt’altro, soprattutto per la storia che racconta e per quanto gli abbia tenuto testa nonostante le difficoltà. Uscito nel 2007 e firmato David Fincher, racconta in modo meticoloso le vicende avvenute in California negli anni sessanta e settanta con protagonista il cosiddetto Killer dello Zodiaco. Una storia avvincente che rispetta i libri di Robert Graysmith, interpretato da Jake Gyllenhall, che in quegli anni ha raccolto dati, fonti e testimonianze oltre a essere personalmente coinvolto nelle indagini. Le dinamiche degli avvenimenti sono a dir poco perfette, oltre alle interpretazioni di Robert Downey Jr. e Mark Ruffalo.
Potremmo andare avanti ore, ma fermiamoci qui.
Che si voglia o no, il cinema però può fare un po’ quello che vuole, anche ribaltare il tutto. Sono passati poi alla storia quei film che, nonostante le loro assurde inesattezze, sono stati premiati per la loro bellezza cinematografica, escludendo totalmente la storia, in alcuni casi ribaltandola. E diciamo la verità, a volte ci siamo chiesti “ma come può essere possibile fare errori del genere?” o semplicemente “ma perché?”
Braveheart è forse il film che ha vinto di più convincendo di meno (5 Oscar su 10 candidature, tra cui miglior film e miglio regia a Mel Gibson). Un colossal da 72 milioni di budget ed errori da capogiro.
Il tipico kilt scozzese, spiattellato il prima fila durante tutti i 178 minuti del film, in realtà compare “solo” 300 anni dopo i fatti del 1297. Un errore più che evitabile, ma andiamo avanti. Durante i tanti momenti di guerra presenti, William Wallace e i suoi seguaci si dipingono la faccia di blu. Questa pratica è di quelle zone geografiche ma risale al periodo dei Pitti, popolo esistiti 800 anni prima.
Un’altra scelta discutibile risiede nelle armi usate, che se di quelle dimensioni sarebbero pesate 40-50 chili l’una, ingestibili come le armature portate e non realistiche. La figura di Wallace, che nel film è l’unico leader scozzese a guidare la rivolta, è stata importante ma legata ad altre personalità altrettanto decisive del tempo come Andrew Moray, nel film totalmente assente. La storia d’amore tra Wallace e Isabella di Francia? Impossibile dato che all’epoca degli eventi la suddetta aveva appena 3 anni.
Detto ciò, il film ha avuto un enorme successo e perché? Perché cinematograficamente parlando è vincente, con una narrazione di fuoco e dialoghi perenni. La storia ci ha rimesso.
Torniamo indietro di un migliaio di anni e avviciniamoci a casa. Il gladiatore (2000) lo conosciamo tutti, Russell Crowe e Joaquin Phoenix pure. Così come conosciamo i personaggi che hanno dato al primo l’Oscar e al secondo la candidatura. Spesso questo film non può essere toccato perché considerato quasi monumento nazionale italiano. E invece noi azzardiamo.
Le scelte cinematografiche raccontano che si, Commodo è stato il figlio di Marco Aurelio, ma non è stato lui a soffocare il padre per prendere il trono di imperatore. In realtà Marco Aurelio è morto nell’attuale Germania, ma di malattia. La storia inoltre racconta che Commodo fu un imperatore a tutto tondo, non uno sprovveduto psicopatico come nel film. La sua morte poi non avvenne all’interno del Colosseo per mano di Massimo Decimo Meridio (personaggio inventato), ma strangolato da un gladiatore, tale Narciso, durante una congiura orchestrata dai pretoriani e dalla sua concubina.
Anche qui si parla di un film iconico, che racconta una bellissima storia di rivalsa ed espiazione, del bene che trionfa sul male, una narrazione appunto da Oscar ma non certo storia.
Anche in questo caso di film vincenti ma inesatti ce ne sono tantissimi e potremmo occupare decine di pagine, ma ci limitiamo. Tutto questo per dire che il trionfo di questi film li circonda di un’aura profonda, che a volte li rende intoccabili proprio perché ricolmi di premi e riconoscimenti. Noi ci facciamo però una domanda che difficilmente troverà mai risposta: dov’è il limite della bellezza cinematografica e narrativa e inizia la realtà storica?
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