Mindhunter

Lo strano caso Mindhunter

Mindhunter è una delle poche serie originali Netflix che vale la pena di vedere, ma che nessuno ha visto durante la sua messa in scena.

Da poco, il talentuoso Jonathan Groff ha annunciato la possibilità che David Fincher possa riprendere le storie della meravigliosa serie di cui è creatore, regista, produttore e showrunner: Mindhunter. Questa possibilità si tradurrebbe in tre film da circa due ore, non necessariamente diretti da Fincher ma con sceneggiature – a quanto pare, già in fase di scrittura – da lui approvate. Tanto è inaspettata questa notizia, quanto lo fu quella della sua cancellazione.

All’inizio Fincher disse che si trattava di una semplice pausa lavorativa. Poi, cambiò versione: la serie richiedeva un budget troppo alto rispetto agli ascolti – dati a noi invisibili, visto l’elusivo comportamento di Netflix sul tema – con la proposta del sito streaming di cambiare il tono della serie, meno cupa e più commerciale. Fincher rispose che non farebbe mai qualcosa che ci si aspetta da lui. Eppure, i suoi sforzi si sono spostati su cose molto particolari.

Mindhunter

Mindhunter è la stupenda serie crime basata sul libro dallo stesso titolo che racconta la nascita dell’Unità di Scienze Comportamentali dell’FBI ed i primi casi di profilazione, l’allora nuovo metodo di indagine per identificare il possibile colpevole di un crimine. La storia segue Holden, Bill e Wendy – Groff, Holt McCallany ed Anna Torv – attraverso le loro interviste per il paese a diversi notori assassini come Ed Kemper e Charles Mason.

La seconda stagione termina con un grande cliffhanger che ci lascia incollati allo schermo ma che ci rende ancora più delusi nel sapere che potremmo non vedere mai un suo continuo.  Una cancellazione ingiusta e che, come spesso succede, ha poi portato un gran numero di persone a recuperare la serie solamente in un secondo momento. Ma, fino ad oggi, non sembra che la cosa abbia influenzato Netflix o Fincher, e non va affatto bene.

David Fincher

Va detto. David Fincher è uno dei più grandi registi in vita e, come da sempre gli hanno detto, stilisticamente è forse il più vicino al maestro della suspense Alfred Hitchcock. Il bellissimo Gone Girl – in Italia L’amore bugiardo – sarebbe potuto tranquillamente essere diretto da quest’ultimo. Da film come Seven e Fight Club, passando per Zodiac fino a, possibilmente, il film più bello del 21esimo secolo e la sceneggiatura più bella di sempre, The Social Network.

La sua maniacale ossessione ed il suo freddo e strano umorismo cinico lo hanno reso grande ma hanno anche contribuito ad alienarlo dalla normalità autoriale del cinema e del ruolo del regista. Stanley Kubrick è unico, nessuno può comportarsi come lui. Ancora meno autori cinematografici possono passare dal lato oscuro delle piattaforme, e Fincher lo ha fatto. Neanche male. Da House of Cards a Love, Death & Robots, da Mank a The Killer. Netflix.

Mindhunter

Netflix e le piattaforme

Tracciando una lista cronologica di motivi per spiegare perché il cinema sia arrivato al suo attuale stato, culturalmente e commercialmente, bisognerebbe tornare indietro un pochino. Nel 1975 esce il primo blockbuster estivo, Lo squalo. Nel 1980 esce il film che termina l’era della New Hollywood, I cancelli del cielo. Gli orribili anni ’80 affossano il cinema d’autore USA e, nel 1997, oltre ad uscire Titanic, viene fondata Netflix. Perdonate l’estrema semplificazione.

Nata come società di vendita e noleggio via posta di DVD, Netflix con il tempo è diventata un rivale di Blockbuster, finendo per poi trasformarsi in una società di video on demand ed una vera e propria casa di produzione cinematografica, con un boom iniziale tra il 2010 ed il 2014. Da lì in poi, i servizi streaming hanno preso piede – insieme a quelli illegali – contribuendo al fallimento di Blockbuster e, soprattutto dal Covid, sostituendo il cinema in sala.

Tutti i soldi del mondo

Sempre più registi sono costretti a doversi affidare a produzioni streaming, scendendo a patti con una distribuzione limitata o un’uscita diretta in streaming. Caso importante fu The Irishman del maestro Martin Scorsese, che per anni non riuscì a trovare finanziamenti a causa dell’alto budget richiesto finché Netflix non bussò alla sua porta. Promettendo una distribuzione in sala, Netflix si assicurò i diritti, contraddicendo poi la sua iniziale premessa.

Fincher sembra aver instaurato un solido rapporto con Netflix, lavorandoci per diversi progetti. Ma proprio l’ultimo – The Killer – sembra in realtà una metafora della sua relazione col sito: il personaggio di Michael Fassbender è schiacciato da una spietata economia, più grande di lui, deve affrontare la cruda realtà, accordandosi con il nemico. E chi ha visto il finale dell’ultima brutta stagione del brutto Squid Game – SPOILER – sa che David Fincher potrebbe davvero girare il capitolo USA della serie. Allora, chi è realmente David Fincher? L’assassino che si vende o il miliardario presuntuoso?