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Pedro Almodovar: il melodramma

In occasione del ritorno a Cannes di Pedro Almodovar con Amarga Navidad, scopriamo assieme l’autore e il suo percorso autoriale. 

Pedro Almodovar, autore amato da critica e pubblico ci porta in ogni sua opera dentro un immaginario fatto di colori saturi, melodramma come forma politica e potenza del desiderio. Da anni, l’autore esplora il femminile come territorio di resistenza e costantemente ci riporta a una rappresentazione del dolore che ci lascia costantemente svuotati davanti allo schermo.

Per capire perché Almodovar sia ciò che è bisogna ripercorre gli inizi del suo cinema e identificare i temi che lo hanno portato ad essere uno dei cineasti più apprezzati.

Il melodramma senza vergogna

Ammettiamo l’esistenza di un primo Almodovar, quello di Pepi,Luci,Bom e le altre ragazze del mucchio o di Labirinto di passione, che si inserisce in una Madrid post-franchista governata da una dimensione punk e provocatoria. Ma l’ Almodovar che conosciamo noi, inizia a gettare le basi della linea narrativa che da anni segue nei suoi film con Donne sull’orlo di una crisi di nervi, dove la cristi isterica delle sue donne riesce a conquistare un pubblico internazionale.

Affina il suo linguaggio dove negli anni ’90, portando in scena i veri capisaldi del suo cinema: il dolore e i traumi. Lascia da parte un eccesso stilistico e inizia a riflettere sull’identità. Basti pensare al film che l’ha portato anche alla vittoria dell’Oscar; Tutto su mia madre un film che dialoga con il tema dell’identità, del dolore per la perdita, ma sopratutto a livello stilistico diventa un chiaro manifesto del melodramma, che Almodovar è capace di riportare a genere alto e di renderlo manifesto politico e luogo dove esplorare il dolore.

I suoi film diventano quasi delle riflessioni ossessive personali sull’identità, sul corpo e sicuramente sull’identità sessuale. Tra i suoi film più disturbanti ricordiamo La pelle che abito, che con delle tinte molto vicine al body horror riflette sul tema del corpo e dell’identità sessuale.

Gli ultimi anni e l’arrivo a Cannes 2026

In un certo momento la riflessione diventa estremamente personale e autobiografica. Con Dolor y Gloria, attraverso il personaggio interpretato da Antonio Banderas, Almodovar mette in scena vecchiaia, malattia, dipendenza dal passato e sopratutto blocco creativo. Diventa molto difficile non leggerlo come un bilancio personale sulla sua vita. Ma Almodovar oltre a essere dolore è anche politico, dichiaratamente senza vergogna. Madres Paralelas unisce il melodramma materno alla memoria storia della Spagna franchista.

Almodovar arriva così a Cannes2026, dopo una carriera segnata da dei temi forti, avendo contribuito a una rivalutazione del melodramma, e sopratutto con un cinema che non ha paura di esprimersi, con Amarga Navidad si spinge ai limiti estremi dell’auto-fiction. Ogni ritorno di dell’autore è un evento culturale proprio perché il suo cinema porta temi culturale attraverso uno dei linguaggi popolari per eccellenza: il melodramma.

Almodovar continua ad essere quello di cui il cinema contemporaneo ha bisogno: il coraggio. Nella sua carriera lunga decenni non ha mai avuto paura di esprimersi e di mettersi in gioco e in discussione sia come autore ma sopratutto come uomo.