Premi Oscar: sono davvero premi i premi più significativi che premiano meritocraticamente o sono solo una delle tante truffe dell’industria statunitense?
Non siamo neanche arrivati a Natale, ma l’attesa stagione dei premi è già partita. Il 30 novembre si è tenuta la serata dei British Independent Film Awards – grandi vittori di Pillion e Warfare. Il 1° dicembre si è svolta la cerimonia di premiazione dei Gotham Independent Film Awards – in cui ha vinto Jafar Panahi ed il suo Un semplice incidente. Il 2 dicembre c’è stata la 2025 New York Film Critics Circle – Una battaglia dopo l’altra ha vinto alcuni premi.
Il 3 dicembre, infine, il National Board of Review ha annunciato i premi di quest’anno – nuovamente festa per il film di Paul Thomas Anderson. Tutto quello che verrà a breve, prepara solamente il terreno per l’evento più atteso… i 98esimi premi Oscar si terranno la notte – almeno qui in Italia – di domenica 15 marzo 2026, mentre per le nominations bisognerà aspettare molto meno, visto che verranno rese pubbliche il 22 gennaio 2026.
Premi Oscar
I premi Oscar nascono ufficialmente nel maggio del 1929 come premiazioni assegnate dalla Academy of Motion Picture Arts and Sciences. Questa organizzazione nasce due anni prima della creazione di questi importanti premi cinematografici per volere di importanti nomi dell’industria come il produttore, e regista, Cecil B. DeMille.
Ovviamente, seppur ora molto importanti, il prestigio che riveste tale premio è arrivato poco dopo. Possiamo dire che più o meno a metà anni ’30 si inizia a parlare di Oscar come si è fatto anche più avanti. Grazie alla presenza di sempre più nomi celebri del mondo della settima arte e dell spettacolo, la cerimonia ha assunto sempre maggiore valore, diventando ai giorni nostri una vera e proprio istituzione, dall’importanza che non è seconda a nient’altro.
La grande truffa di Hollywood
America non vuol dire solo Stati Uniti, ma daremo per valida questa accezione per motivi puramente letterari. Detto questo, i premi Oscar nascono e sono, oggi più che mai – anche se adesso vorrebbero farci pensare diversamente – un premio a stelle e strisce. Americano – scusate il termine – anzi, meglio dire di Hollywood. L’America che mostrano. E questo non è assolutamente un problema in sè e per sè.
Gli States hanno più o meno colonizzato, culturalmente e non, tutto il mondo occidentale, ci mancherebbe se non ci riuscissero con un premio. Il nocciolo del problema è il porsi come un premio internazionale, aperto a tutti e di tutti. Mettersi una maschera di inclusività e camminare lungo un viale di false promesse e reali fregature. Far finta di fregarsene dei piccoli autori di tutto il mondo. Ipocrisia.

Questione di soldi
Ipocrisia. E magari fosse solo di quello. A volte capita anche che, un cineasta come Sean Baker – l’indipendente per eccellenza – dopo anni di gavetta venga riconosciuto per il suo effettivo talento. E poi? Quante sono tutte quelle che figure che, dopo una vittoria dell’Oscar, si perdono nel dimenticatoio di un mare di nullità? Forse, è un discorso che vale più per gli attori – guardate Rami Malek o Mahershala Ali – ma vale poco, perchè non conta niente.
Alla fine, contano solo i soldi. Che siano dei produttori, degli agenti o di chissà chi. Una gara tra i soliti esclusivi ed elitari omuncoli che comandano. Gli altri, che vincano o perdano, escono fuori comunque da vincitori. Con qualcosa in più, amicizie importanti e contatti influenti, poi disconosciuti quando scomodi – Harvey Weinstein. Un po’ come lavorare per anni per una dittatura, e poi schierarsi dall’altra parte quando il mondo civile sembra insorgere.
Tutto o niente
Quanto è credibile un’organizzazione di cosiddetti “esperti cinematografici e persone di spicco del cinema” che non hanno mai premiato davvero Stanley Kubrick? Orson Welles? Alfred Hitchcock? O Agnès Varda, perchè, quanto è “inclusiva” un’accademia così alta che ha premiato solo cinque donne registe? E vogliamo parlare dei non nativi inglesi? Akira Kurosawa? Ingmar Bergman? O degli afroamericani che non siano della cricca di Spike Lee?
In fin dei conti, è solo un premio. Sarebbe inutile parlarne così, se solo non avesse il potere quasi assoluto di cambiare potenzialmente gli equilibri di un intero settore lavorativo come il cinema. Perchè il cinema lo è, anche qui da noi sembra che solo in pochi lo hanno realmente capito. Ma chissenefrega. Tanto, ci ritroveremo comunque tutti a parlare di questi premi Oscar, in un modo o nell’altro, tra sconfitti e vincitori – sicuramente Timothée Chalamet.