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Snyderverse: davvero era tutto da buttare o si è perso qualcosa per strada?
Lo Snyderverse era davvero da buttare? Un’analisi della visione di Zack Snyder, tra simbolismi, ambizioni e un’occasione forse sprecata
Con l’uscita di Supergirl (dal 25 Giugno al cinema) e l’avvio ormai definitivo del nuovo universo cinematografico DC guidato da James Gunn e Peter Safran, una domanda continua a tornare tra appassionati e addetti ai lavori: lo Snyderverse era davvero un fallimento da cancellare o rappresentava un progetto che meritava una sorte diversa?
A distanza di anni dalle polemiche che hanno accompagnato Zack Snyder e la sua esperienza alla DC, forse è possibile guardare a quel percorso con maggiore lucidità. Perché, al netto dei suoi limiti, lo Snyderverse è stato molto più di una semplice serie di film divisivi. Ovvero, una vera e propria impronta autoriale di un regista ambizioso che voleva raccontare gli eroi DC, secondo una sua visione….originale e curiosa.
Nello Snyderverse c’era una visione precisa, nel bene e nel male
Fin dal suo debutto con Man Of Steel (2013), Snyder aveva mostrato una direzione chiara e lineare (e anche coerente). Il suo obiettivo non era semplicemente raccontare le avventure di Superman, Batman o della Justice League, ma trasformare questi personaggi in figure quasi mitologiche. D’altronde, chi conosce la filmografia del regista sa che questo approccio non nasce con la DC. Già con Watchmen, Snyder aveva dimostrato un forte interesse per la dimensione simbolica del supereroe, utilizzando personaggi straordinari per riflettere sul potere, sulla responsabilità e sulla fragilità dell’essere umano. Una sensibilità che sarebbe poi diventata il cuore stesso dello Snyderverse.
Superman, in particolare, veniva rappresentato come una sorta di divinità moderna, un simbolo di speranza osservato con diffidenza da un’umanità incapace di comprendere ciò che supera i propri limiti. Una lettura diversa rispetto a quella più classica e rassicurante a cui il pubblico era abituato, ma non per questo priva di significato. Era una scelta coraggiosa, che cercava di interrogarsi su cosa accadrebbe davvero se un essere simile esistesse nel nostro mondo.
Batman V Superman e il peso dei simboli
Tra tutte le opere dello Snyderverse, Batman V Superman rimane probabilmente quella che meglio rappresenta la visione del suo autore. Il film è tutt’altro che perfetto. Alcuni passaggi narrativi risultano confusi e il ritmo non sempre riesce a sostenere la quantità di idee che Snyder prova a inserire. Eppure, dietro i suoi difetti, si nasconde un’opera sorprendentemente ricca di significati.
Lo scontro tra Batman e Superman non è soltanto un confronto tra due eroi. E’ il conflitto tra paura e speranza, tra il cinismo di un uomo consumato dai propri traumi e l’ideale rappresentato da un simbolo più grande di lui. Snyder ha sempre privilegiato l’allegoria rispetto all’immediatezza narrativa. Per alcuni è stato il suo più grande pregio; per altri il suo limite principale. La sensazione, a volte, era che i personaggi fossero più interessati a rappresentare concetti che a vivere come esseri umani.
Lo Snyderverse è un progetto che non è mai arrivato alla fine
Uno degli aspetti più frustranti dello Snyderverse riguarda proprio la sua incompletezza. Guardando la versione definitiva di Zack Snyder’s Justice League, emerge con maggiore chiarezza il percorso che il regista aveva immaginato. Non si tratta semplicemente di una versione “estesa” del film del 2017, ma di un’opera che finalmente restituisce coerenza a idee, temi e personaggi che prima apparivano frammentati.
Il risultato è paradossale: da un lato la Snyder Cut avvicina lo spettatore alla visione originaria dell’autore; dall’altro rende ancora più evidente ciò che manca. Un secondo e un terzo capitolo, una continuità reale e una conclusione naturale del percorso narrativo. Darkseid, la Knightmare Timeline, il futuro di Batman, l’evoluzione di Superman e tanti altri elementi sono tutti costruiti con precisione quasi mitologica, pensati per svilupparsi nel tempo.
Ma quel tempo non è mai arrivato. E così, anche nella sua forma più compiuta, il progetto resta sospeso. Non incompiuto nel singolo film, ma nell’orizzonte che quel film avrebbe dovuto aprire. Ed è proprio questo a lasciare la sensazione più forte: non solo un’occasione sprecata, ma una storia che per essere davvero compresa avrebbe avuto bisogno di continuare.
La Justice League prima degli eroi
Un’altra delle scelte più controverse dello Snyderverse riguarda la costruzione della Justice League stessa. A differenza del modello adottato dai Marvel Studios, Zack Snyder non ha dedicato un film d’origine a ogni singolo membro del gruppo prima di riunirsi sul grande schermo. Una decisione che molti hanno considerato affrettata e che, ancora oggi, rappresenta uno dei principali punti di discussione attorno al progetto. Eppure, osservando la situazione da un’altra prospettiva, emerge una logica ben precisa.
Il suo Superman era il punto di partenza dell’intero universo narrativo. Non soltanto un protagonista, ma una figura destinata a influenzare il mondo che lo circondava. La sua presenza avrebbe portato alla nascita di una nuova generazione di eroi e alla formazione delle Justice League. Anche Batman seguiva una logica simile.
Il Bruce Wayne interpretato da Ben Affleck non aveva bisogno di un’altra storia delle origini. Snyder sceglieva di mostrare un Cavaliere Oscuro già consumato dagli anni, segnato dalle perdite e ormai vicino al limite. Più che raccontarne la nascita, il regista era interessato a raccontarne la crisi.
Wonder Woman rappresentava il ponte ideale tra passato e presente. La sua introduzione in Batman V Superman funzionava perché appariva già formata, misteriosa e autorevole, lasciando al film solista il compito di approfondirne la storia.
Più delicata era la situazione di Flash, Aquaman e Cyborg. Barry Allen veniva presentato con poche sequenze, sufficienti a suggerirne la personalità ma non abbastanza per svilupparla pienamente (ma poi veniva approfondita nel suo discutibile stand alone uscito nel 2023).
Aquaman riceveva maggiore spazio, ma era evidente che gran parte della sua evoluzione fosse rimandata ai due film lui dedicati.
Il caso più emblematico resta Cyborg. Nella visione originale di Snyder, Victor Stone non era una semplice aggiunta al gruppo, ma il vero cuore emotivo della Justice League. La sua storia di perdita, trasformazione e accettazione rifletteva molti dei temi centrali dello Snyderverse. Solo con la Snyder Cut è stato possibile comprendere quanto fosse importante all’interno del progetto.
La vera domanda, quindi, non è soltanto se fosse necessario raccontare prima le origini di tutti, ma anche se questo approccio avrebbe trovato una sua piena realizzazione nel tempo. Perché lo Snyderverse, più che una serie di film autonomi, sembra pensato come un unico disegno narrativo narrativo distribuito su più capitoli. Un progetto che vive di anticipazioni, collegamenti e conseguenze future mai del tutto sviluppate. Ed è proprio qui che la questione delle origini si intreccia con un altro elemento fondamentale: la sua interruzione.
I limiti dello Snyderverse che hanno diviso il pubblico
Lo Snyderverse non era esente da problemi, anzi non mancavano affatto. Il tono estremamente cupo, alcune caratterizzazioni controverse e una costruzione narrativa spesso frammentaria hanno contribuito ad allontanare una parte del pubblico. In alcuni casi la ricerca della grandiosità visiva sembrava prevalere sull’empatia e sul coinvolgimento emotivo.
Anche la gestione produttiva della DC all’epoca ha avuto un ruolo importante. I continui cambi di direzione e la mancanza di una pianificazione realmente stabile hanno finito per indebolire un progetto che già stava affrontando numerose difficoltà. Purtroppo, anche il lutto che ha subito lo stesso Snyder ha influito e non poco all’abbandono del progetto.
Lo Snyderverse aveva un’identità che oggi manca ancora a molti franchise
Eppure, c’è un elemento che continua a rendere interessante lo Snyderverse anche a distanza di anni: la sua identità. Piaccia o meno, ogni film portava chiaramente la firma del suo autore. Esisteva una visione precisa, riconoscibile, coerente con sé stessa. In un panorama cinematografica dove molti blockbuster finiscono per assomigliarsi, questa non è una qualità da sottovalutare.
Snyder ha interpretato gli eroi DC come figure leggendarie, quasi archetipi moderni. Una scelta che non tutti hanno condiviso, ma che ha dato vita a immagini e temi che ancora oggi continuano a essere discussi.
Il futuro della DC e l’eredità di Snyder
L’universo cinematografico costruito da James Gunn rappresenta inevitabilmente un nuovo inizio. Il suo approccio sembra orientato verso storie più luminose, accessibili e vicine allo spirito classico dei fumetti, con una struttura più compatta e una maggiore attenzione alla coerenza narrativa interna. E’ una scelta comprensibile, probabilmente necessaria per riportare stabilità a un marchio che negli anni ha faticato a trovare una direzione chiara. Ma ridurre tutto a un semplice passaggio di testimone tra “vecchio” e “nuovo” rischia di semplificare eccessivamente la questione.
Lo Snyderverse, infatti, non era soltanto un universo cinematografico alternativo. Era un modo diverso di concepire il racconto seriale dei supereroi. Non un sistema costruito attorno all’introduzione progressiva dei personaggi, ma una narrazione che si sviluppava per suggestioni, anticipazioni e conseguenze future, spesso più accennate che risolte. In questo senso, il confronto con il nuovo corso non è solo estetico o tonale, ma quasi linguistico.
Snyder costruiva un mito in divenire, dove ogni film era un frammento di una storia più grande, anche a costo di risultare meno immediato. Gunn, al contrario, sembra puntare su un equilibrio più tradizionale: storie autonome, personaggi più definiti fin dall’inizio e un universo che si espande senza perdere accessibilità. Nessuno dei due approcci è, di per sé, superiore all’altro. Sono semplicemente due modi diversi di intendere la stessa idea di “universo cinematografico”.
Ed è qui che lo Snyderverse continua a lasciare una traccia precisa
Perché, anche nella sua forma incompleta, ha dimostrato che un cinecomic può essere letto come costruzione mitologica, dove i personaggi non sono solo eroi da seguire, ma simboli che si evolvono attraverso un disegno più ampio. Forse non era il modello più adatto per il grande pubblico. Forse alcune scelte erano troppo ambiziose rispetto ai tempi produttivi e alle esigenze di un franchise condiviso.
Ma liquidarlo come un errore significherebbe ignorare ciò che ha tentato di fare: proporre un altro linguaggio possibile per raccontare i supereroi. E, come spesso accade con le visioni più divisive, il suo valore non sta soltanto in ciò che non è riuscito a completare, ma anche in ciò che ha lasciato intravedere.
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