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Tutti gli X-Files di Vince Gilligan (incluso l’11 Settembre)
Molto prima di diventare uno degli showrunner più celebrati di sempre, Vince Gilligan è stato uno degli autori più brillanti e riconoscibili del telefilm X-Files.
Entrato nello staff a metà anni ’90 dopo aver inviato di propria iniziativa una sceneggiatura spec. non commissionata, Vince Gilligan ha scritto alcuni degli episodi più iconici della serie: storie di mostri, commedie nere, tragedie umane e sperimentazioni formali che anticipavano già la sua futura poetica.
Sì perché tra tutti gli sceneggiatori di The X-Files, Vince Gilligan è quello che ha capito prima di tutti una cosa fondamentale: la serie funzionava molto meglio quando si permetteva di essere strana, ironica e perfino un po’ ridicola. Mentre gli episodi scritti dagli altri autori tendevano a essere estremamente seri, con lunghi monologhi su cospirazioni, alieni, profezie e governi ombra raccontati come un referto autoptico, quelli di Gilligan avevano sempre qualcosa di diverso a renderli memorabili: criminali tragici e patetici, mostri visti dal loro punto di vista, episodi strutturalmente strani, moralità ambigua ed empatia per i perdenti.
In mezzo a una serie che si prendeva troppo sul serio, Gilligan sembrava quello che entrava nella stanza e diceva: “E se il mostro fosse solo un poveraccio che ha fatto una scelta terribile?“.
Cinque anni dopo la fine di X-Files, quella domanda diventerà Walter White.
The Lone Gunmen: quando la finzione ispira il racconto della realtà
The Lone Gunmen è lo spin-off di The X-Files interamente scritto da Gilligan e dedicato ai tre complottisti informatici più improbabili della TV: Melvin Frohike (Tom Braidwood), John Fitzgerald Byers (Bruce Harwood) e Richard Langly (Dean Haglund). Il nome deriva dalla teoria del “lone gunman” sull’omicidio di John F. Kennedy, ma la serie prende quella paranoia e la porta nel territorio della commedia nerd: tre hacker con zero abilità sociali che cercano di smascherare complotti governativi più grandi di loro.
Il pilota, andato in onda nel marzo 2001, è diventato famoso per un dettaglio inquietante: racconta di una fazione segreta del governo USA che pianifica un auto-attentato, telecomandando un aereo di linea contro il World Trade Center per giustificare una guerra e aumentare le spese militari.
La serie cancellata è stata dopo una sola stagione, ma sei mesi dopo ha ispirato un reality di successo, iniziato l’11 settembre 2001 e finito simbolicamente nell’agosto 2021, con il ritiro delle truppe statunitensi e NATO dall’Afghanistan. Pare che un reboot su Netflix sia già in cantiere.
Pluribus: il disadattamento post-covid e la cospirazione della normalità
In Pluribus, Vince Gilligan porta all’estremo la sua ossessione preferita: mondi apparentemente normali dove, appena gratti la superficie emergono complotti, ingiustizie, menzogne e mostruosità, esplorando forse la paranoia più sottile dei nostri tempi: il ritorno alla normalità post pandemia da Covid-19.
La domanda che la serie pone è: perchè il nuovo “normale” improvvisamente non sembra più naturale, ma una forma di cospirazione sociale?
Gilligan sembra volerci mostrare, che la vera oscurità non risiede negli eventi alieni e nei vaccini sperimentali, ma nella meschinità intrinseca dell’umano: egoismi sottili, gelosie, piccole cattiverie quotidiane che sopravvivono anche quando il mondo intero implora solidarietà.
E la tentazione di ridurre l’altro a ostacolo, amplificata dall’isolamento ad alto funzionamento, diventa il trauma collettivo che finisce con il conferire ad un singolo il potere di distruggere tutti.
X-Files secondo Vince Gilligan: i 30 episodi
Quello che segue è un viaggio attraverso tutte le puntate scritte o co-scritte da Gilligan: tra lampi di genio, esperimenti stilistici e incursioni nel lato oscuro della sceneggiatura, i suoi episodi mostrano come abbia contribuito ad evolvere la fruizione dei telefilm in quella odierna delle serie, rompendo la rigidità dei confini episodici, e creando archi narrativi che si estendono oltre la singola puntata.
Soft Light (Stagione 2): Gilligan entra in The X-Files con questo episodio cupo e malinconico. Un ricercatore esposto a una misteriosa forma di energia produce un’ombra capace di disintegrare qualsiasi cosa tocchi. L’uomo diventa un paria, costretto a isolarsi per non uccidere involontariamente chiunque gli stia vicino. La tragedia di chi diventa un mostro contro la propria volontà, è un’idea che Gilligan svilupperà spesso in seguito.
Pusher (Stagione 3): uno degli episodi più celebri della serie. Il killer Robert Modell possiede una forma di ipersuggestione: può convincere chiunque a fare qualsiasi cosa semplicemente parlandogli. Mulder diventa il bersaglio finale del criminale in un confronto psicologico culminante in una partita alla roulette russa.
Unruhe (Stagione 4): un serial killer ossessionato dalle howlers, visioni demoniache che crede di poter catturare con una macchina fotografica. Le vittime vengono sottoposte a lobotomia per “liberarle” da queste presenze. Costruito su paranoia e percezione alterata, è uno degli episodi più inquietanti della serie.
Paper Hearts (Stagione 4): un caso apparentemente risolto riapre una ferita personale per Mulder. Un serial killer confessa nuovi omicidi e lascia intendere di aver ucciso Samantha Mulder, la sorella scomparsa dell’agente. La puntata gioca con il tema della verità irraggiungibile, un pilastro della mitologia della serie.
Leonard Betts (Stagione 4): un paramedico apparentemente immortale sopravvive a una decapitazione. Betts è in realtà un organismo mutante che si nutre di cellule cancerose. L’episodio è fondamentale perché rivela indirettamente, in uno dei momenti più drammatici della serie, che Scully ha un tumore.
Memento Mori (Stagione 4): Scully affronta il suo tumore mentre Mulder cerca disperatamente una cura nella cospirazione. E per una volta, il mistero cosmico è meno terrificante della medicina.
Small Potatoes (Stagione 4): interamente scritto da Gilligan, dimostra il suo talento per la commedia. Un uomo con la capacità di mutare aspetto assume l’identità di Mulder per sedurre donne. Il risultato è uno degli episodi più divertenti di tutta la serie, famoso per il Mulder impostore che imita maldestramente il vero agente, ma soprattutto per aver rievocato il passato “hard” dell’attore David Duchovny ed avergli indicato la strada verso la serie Californication.
Unusual Suspects (Stagione 5): si svelano le origini dei Pistoleri Solitari: nel 1989, due venditori di computer e un impiegato federale incontrano Suzanne Modeski, perseguitata dal suo ex, Fox Mulder, e così nasce l’alleanza con i suoi tre fedeli alleati cospirazionisti.
Christmas Carol (Stagione 5): Scully torna a casa per Natale e si ficca in un caso in cui una bambina sembra collegata geneticamente a lei, somiglia spaventosamente alla sorella morta di Dana. Il regalo di Natale della cospirazione: trauma familiare.
Emily (Stagione 5): la storia continua. Mulder arriva da Scully con la rivelazione bomba: quando fu rapita, le rubarono gli ovuli per fare esperimenti con ibridi umano-alieni, con la complicità della Farmaceutica che la aveva in cura.
Kitsunegari (Stagione 5): torna Modell, il manipolatore mentale. Quando “Pusher” Modell evade dal carcere, Mulder e Scully cercano di catturarlo prima che possa vendicarsi del suo bersaglio preferito, l’agente Mulder. Se può controllare la tua mente, interrogarti diventa una pessima idea.
Bad Blood (Stagione 5): un capolavoro comico costruito su due versioni della stessa storia. Mulder e Scully raccontano un caso di vampirismo in modo completamente diverso. Ogni ricostruzione riflette la percezione personale dei due agenti, e le loro piccole rivalità.
Folie à Deux (Stagione 5): un uomo vede il suo capo come un insetto mostruoso che controlla i dipendenti. Mulder lo prende sul serio ma è uno dei rari casi in cui Mulder non sembra il più paranoico della stanza.
Drive (Stagione 6): un uomo infetto da un misterioso fenomeno neurologico, Patrick Crump (nientemeno che Bryan “Breaking Bad” Cranston) deve muoversi continuamente verso ovest per sopravvivere, altrimenti la sua testa esploderà. In una evidente citazione del film Speed, Gilligan costruisce un thriller minimalista di pura tensione su ruote, in cui Mulder è costretto a guidare con lui in una corsa disperata contro il tempo.
Dreamland I & II (Stagione 6): Mulder scambia accidentalmente il corpo con un agente dell’Area 51, Morris Fletcher (interpretato da Michael McKean che rivedremo nei panni di Chuck McGill in Better Call Saul) a seguito di un contatto con tecnologia aliena. E mentre Mulder cerca di scovare il modo di invertire il processo, Scully si trova a fare i conti con un Mulder più intraprendente del solito.
Tithonus (Stagione 6): Scully, temporaneamente in coppia con un nuovo partner, indaga su un misterioso fotografo di scene del crimine, che sembra avere la capacità di immortalare la morte stessa, arrivando un attimo prima che si compia il delitto.
Monday (Stagione 6): una donna è intrappolata in un loop temporale che termina sempre con l’esplosione di una banca. Solo lei ricorda i cicli precedenti e cerca disperatamente di cambiare il destino. In quella che è una parodia della routine quotidiana, Mulder muore più volte, dimostrando che il destino può avere un discreto senso dell’umorismo.
Three of a Kind (Stagione 6): i Lone Gunmen indagano su un complotto militare a Las Vegas e reincontrano la femme fatale, l’enigmatica, nonchè ex fiamma di Mulder, Suzanne Modeski. Con l’aiuto di Scully cercheranno di impedire che un nuovo farmaco venga utilizzato per fare il lavaggio del cervello a dei potenziali nuovi Lee Harvey Oswald.
Field Trip (Stagione 6): Mulder e Scully durante un indagine nella Carolina del Nord, si ritrovano intrappolati in una grotta che produce allucinazioni digerendo lentamente gli esploratori, non riuscendo più a distinguere la realtà dall’illusione.
Hungry (Stagione 7): Rob Roberts, un ragazzo che lavora per la Lucky Boy Hamburgers, è spinto da un istinto irrefrenabile che lo costringe a cibarsi del cervello delle persone. Dopo il ritrovamento di alcuni cadaveri da parte della polizia, Rob intuisce che è meglio correre ai ripari e prova in tutti i modi a mascherare il suo problema. La storia è raccontata in prima persona.
Millennium (Stagione 7): a Tallahassee, in Florida, un’organizzazione segreta composta da ex agenti dell’FBI, chiamata Millennium, è convinta che l’arrivo del terzo millennio porterà con sé la fine del mondo. I suoi membri si tolgono la vita per poi essere riportati in vita tramite oscure pratiche di necromanzia. Per scoprire dove si nascondono, Mulder e Scully si rivolgono a Frank Black (Lance Henriksen), un ex appartenente al gruppo, sperando che possa aiutarli a rintracciarli. Questa puntata rappresenta l’episodio finale con l’omonimo telefilm spin-off in 3 stagioni, creato da Chris Carter e andato in onda dal 1996 al 1999. Mulder e Scully salutano l’anno 2000, e la paura dell’apocalisse, con il loro primo vero bacio.
The Amazing Maleeni (Stagione 7): il mediocre mago Maleeni (interpretato dall’illusionista e attore Ricky Jay) muore decapitato durante uno spettacolo in un luna park. Mulder e Scully indagano sulla sua misteriosa morte, tra un’assistente rancorosa, un rivale illusionista e un gemello identico, finendo invischiati in un intrigo che porta dritto alla banca della città.
X-Cops (Stagione 7): nel corso delle riprese di un episodio del programma televisivo reality Cops, si assiste alla collaborazione tra l’FBI e la polizia locale. A seminare il panico nella notte di Los Angeles è un mostro che si nutre della paura delle persone: in una paradossale riflessione meta-televisiva, per Gilligan il mostro è la stessa spettacolarizzazione della tv reality.
Theef (Stagione 7): un medico affermato trova il suocero assassinato con la parola “Theef” scritta nel sangue sul muro. Quando anche la moglie viene uccisa, Mulder sospetta che sulla famiglia sia stata lanciata una terribile maledizione. La morale: non sottovalutare mai qualcuno con accesso ai tuoi capelli.
Je Souhaite (Stagione 7): Mulder e Scully indagano su due fratelli, uno pigro, l’altro disabile, e finiscono sulle tracce di un enigmatico genio capace di esaudire tre desideri, ma con un piano tutto suo. Mulder riesce quasi a distruggere l’universo con tre semplici richieste. Dietro la palese ironia dell’episodio, Gilligan, che ha scritto e diretto interamente l’episodio, usa il fantastico per interrogarsi su come mai i desideri rivelino più i limiti umani che le potenzialità.
Roadrunners (Stagione 8): Scully vola da sola nello Utah per indagare su un cadavere trovato su una strada deserta. L’omicidio la trascina dentro il segreto inquietante di una piccola comunità religiosa e del loro mostruoso “Messia”, mettendo la sua vita in serio pericolo. Gilligan non prese bene l’uscita di David Duchovny dalla serie, per questo costruì una sola storia in tutta la stagione, e senza il nuovo agente John Doggett (Robert Patrick).
John Doe (Stagione 9): svegliatosi senza memoria in una polverosa città messicana, Doggett vaga alla ricerca della propria identità e finisce invischiato in un giro di contrabbando. Oltre il confine, Scully e Reyes corrono contro il tempo per ritrovarlo.
Jump the Shark (Stagione 9): sulle tracce dei supersoldati, Doggett e Reyes coinvolgono i Lone Gunmen in un’indagine su un virus letale legato alla bioterrorista Yves Adele Harlow. Quando scoprono che l’infezione può scatenare una strage, i tre hacker scelgono l’estremo sacrificio per fermarla. Il loro gesto eroico vale loro la sepoltura nel Arlington National Cemetery, ottenuta grazie all’intervento di Walter Skinner.
Sunshine Days (Stagione 9): Doggett, Reyes, Scully e Skinner indagano su un omicidio collegato a un uomo ossessionato da The Brady Bunch. Oliver Martin (interpretato da Michael Emerson, il Benjamin Linus di Lost) inquietante ma anche stranamente tenero, sembra possedere straordinarie capacità psicocinetiche che lasciano tutti senza parole, e che finalmente danno a Scully la prova inequivocabile del paranormale di cui ha sempre avuto bisogno.
Serendipiche Conclusioni
Sunshine Days, penultimo episodio della serie classica di The X-Files, nonchè il secondo scritto e diretto interamente da Vince Gilligan, è la meta-narrazione del suo addio alla serie, proprio tramite l’ossessione di Oliver per la ricostruzione del set oramai smantellato di The Brady Bunch.
Gillian Anderson ha raccontato che Gilligan ha coinvolto la troupe, che oramai considerava come una famiglia, nella ricostruzione amatoriale di quello che fu il set di una delle prime sit-com dove veniva rappresentata la vita di una famiglia americana allargata; nei giorni in cui giravano, i fan di Sherwood Schwartz (autore di The Brady Bunch e anche di Gilligan’s Island, incentrata sulle vicende di sette naufraghi che cercano invano di fuggire dall’isola su cui sono naufragati) vennero da tutta Los Angeles per farsi fotografare lì, in quel revival improvvisato.
Come poi avremmo compreso negli anni a venire, seguendo le vicende di Walter White e Jimmy McGill, in quel momento perfetto come una cartolina sbiadita Gilligan ci consegnava un ultimo, amaro segreto: a volte, le famiglie più perfette sono quelle che esistono soltanto nella memoria, e ogni tentativo di riportarle in vita rischia solo di mostrare quanto fragile sia l’illusione della felicità.
