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Vivien Leigh ha realizzato un’icona in Via col vento

“Domani è un altro giorno” è la frase che è diventata immortale tanto quanto l’irriverente miss Rosella. Vivien Leigh ha realizzato un miracolo recitativo

Via col vento (Gone With the Wind) è un film del 1939 che ha segnato un prima ed un dopo. Una pellicola pantagruelica da moltissimi punti di vista: sia che si tratti del cast di divi e dive, sia per una serie infinita di rimandi storici ma – anche – per il riconoscimento in sede diOscar alla prima donna afroamericana nella storia del cinema e per le numerose difficoltà vissute.

L’attrice è Mamy (la donna di servizio di casa O’Hara) ovvero l’attrice Hattie McDaniel che, però, non potè essere presente alla premiazione a causa delle leggi razziali.

Prima di tutto sembrerebbe che i due protagonisti – nell’idea originale del regista Victor Fleming – non sarebbero dovuti essere Vivien Leight e Clark Gable ma (udite, udite!) Bette Davis e Errol Flynn; sembrava tutto già stabilito quando i due comprotagonisti scritturati ebbero una accesa discussione e saltò tutto. Strano a dirlo ma sarebbe stata un’altra Miss Rossella e un altro Rhett Butler.

Un film che è stato pensato per essere infinito – quasi come il vento e come la terribile Guerra Civile che imperversa sul suolo statunitense tra Nordisti e Sudisti. E’ un film che, per il popolo americano, segna una pagina molto dolorosa della propria storia che ha drammaticamente condizionato anche i decenni successivi: non si può non dimenticare, infatti, la ferita emotiva subita dagli stati del Sud rispetto ai loro connazionali che segnò un solco, una crepa nella senso di nazione.

Vivien Leigh è magnifica e la sua Rossella sarà immortale

Non è un caso che si scelse di raccontare proprio questa storia ma ciò che è davvero molto innovativo fu che la protagonista era una donna.

Ora ci sembra assolutamente normale ma, per l’epoca, fu qualcosa di davvero innovativo e moderno: Vivien Leigh ebbe il privilegio di girare per ben 125 giorni e potè dare vita ad un personaggio iconico. Proprio la Leigh che era stata compagna del più celebre e blasonato attore inglese: sir Laurence Olivier.

Infatti la dolce Rossella O’Hara è le perfetta incarnazione degli stereotipi e dei vizi della giovane rampolla, benestante, del Sud (tutto verte intorno alle vicende storiche di Atlanta): è viziata, bellissima, sbarazzina e sa molto bene di essere piacente e di poter trarre vantaggio da essa.

Non dobbiamo, però, immaginare che si tratti di una femme fatale bensì di una adolescente che si innamora e prova con ogni mezzo a sedurre il suo Aslhey Wilkes senza, però, riuscirci mai. Eppure, è anche il film del “tutto può accadere” poiché la giovane fanciulla si troverà a crescere tutto d’un tratto a causa di quella piaga che è la guerra.

Tutto il suo bellissimo mondo ovattato svanirà con i bombardamenti e ci sarà la fame, la morte e la miseria ma, nell’ inquietante tetro scenario apocalittico e crudele creato dalla guerra, incontrerà proprio l’uomo che le darà quella parvenza d’amore che non avrebbe mai pensato di vivere: figlia, casa perfetta ecc.

Tutto meraviglioso ma non per un’anima inquieta come quella di O’Hara che continuerà ad agognare quell’amore adolescenziale che (in termini psicoanalitici) non ha mia subìto la corruzione della vita vera ed è rimasto nell’Olimpo del sogno e dell’aspettativa. Insomma, l’amore perfetto perché irreale!

Quindi Via col vento è anche questo: un viaggio nella mente umana, nella proprie fragilità. Certo – a tratti – risulterà anacronistico perché, in realtà, ha addosso tutti i suoi 86 anni e scusate se è poco!

 

Ludovica Cassano

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