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Watermelon+

Watermelon+: la piattaforma del cinema palestinese

A maggio è stata lanciata la nuova piattaforma per lo streaming Watermelon+ che si propone di diffondere il cinema e la cultura palestinese.

Infatti, la stragrande maggioranza dei film che Watermelon+ mette a disposizione non trovano una valida distribuzione. Soprattutto negli USA. Parliamo di film scomodi che raccontano l’occupazione della Palestina e il massacro dei suoi cittadini per volere della politica israeliana.

Come nasce Watermelon+?

La piattaforma è una derivazione della casa di distribuzione Watermelon Pictures, fondata nell’aprile del 2024 dai fratelli di origine palestinese Badie e Hamza Ali. I due fratelli hanno creato la Watermelon Pictures partendo dalla piccola società di distribuzione MPI Media Group. Ereditata dal padre e dallo zio e fondata nel 1976.

La Watermelon Pictures ha sede a Chicago e finora ha distribuito 7 film. Si tratta sia di documentari che di film di vario genere. Tra cui spicca From Ground Zero, una raccolta di 22 cortometraggi di registi palestinesi, presentato al TIFF di Toronto. La raccolta è stata curata dal regista palestinese Rashid Masharawi e raggruppa i corti di giovani registi di Gaza che frequentano la sua scuola di cinema. L’iniziativa è nata dopo la guerra scatenata da Israele in seguito all’attacco del 7 ottobre 2023 di Hamas. E testimonia la sofferenza vissuta dal popolo di Gaza, attraverso diversi generi: documentario, animazione, cinema sperimentale. È anche entrato nella shortlist come miglior film internazionale agli Oscar 2024.

Adesso, sulla piattaforma Watermelon+ sarà possibile recuperare queste opere che incontrano molte difficoltà nell’arrivare al grande pubblico. Come The Teacher, un thriller che ha come protagonista un insegnante palestinese che lotta per sostenere i suoi studenti e si innamora di una cooperante britannica. Il film è stato presentato TIFF 2023 e vede fra gli interpreti Saleh Bakri e Imogen Poots.

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Una menzione poi sicuramente la merita il documentario The Encampments, osteggiato in tutti i modi negli USA. Infatti, il film racconta delle proteste pro-Palestina degli studenti alla Columbia University, che sono state duramente represse dal governo. Il film documenta anche gli sforzi per impedire le proiezioni del film auto-distribuito No Other Land.

Le parole dei fratelli Badie e Hamza

L’obiettivo dichiarato dei fratelli Ali è quello di cambiare la prospettiva con cui si guarda ai palestinesi e ai popoli arabi. Spesso associati solamente al terrorismo.

La nostra visione è quella di far diventare Watermelon+ una piattaforma imprescindibile per le comunità svantaggiate di tutto il mondo. Una vera e propria casa per una narrazione audace e necessaria che merita di essere vista

Insomma, i fratelli Ali vogliono prendersi dei rischi e puntare sulla nuova presa di coscienza collettiva su quanto accade a Gaza e non solo. Per questo motivo, hanno deciso di anticipare l’uscita di The Encampments nelle sale a fine marzo. E non in autunno.

“Con tutto quello che sta succedendo alla Columbia, l’amministrazione Trump e i rapimenti dell’ICE, abbiamo sentito il bisogno di fornire una contro-narrativa a quanto è stato raccontato“, afferma Hamza Ali. Infatti, uno dei principali protagonisti del documentario, lo studente-attivista Mahmoud Khalil, è ancora detenuto dall’Immigration and Customs Enforcement (ICE) senza alcuna accusa di reato. Mentre, i giorni scorsi, altri attivisti sono stati rilasciati per volere dei tribunali.

I temi sono, quindi, più caldi che mai e i grandi distributori si tirano indietro, lasciando senza distribuzione anche un film vincitore dell’Oscar 2025 come No Other Land. Nonostante le ostilità, The Encampments, durante un’esclusiva proiezione all’Angelika di New York, è riuscito a incassare in un weekend 80.000 dollari. Un incasso importante per un documentario indipendente. Non sono mancati però attacchi di vario genere all’Angelika. Come minacce di violenza, atti di vandalismo fuori dal cinema e censura dei suoi annunci sui social.

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Un’esclusiva direttrice creativa per Watermelon+

La piattaforma di streaming che vuole mettere a disposizione del pubblico un archivio di film palestinesi degli ultimi 30 anni ha un’ambasciatrice d’eccezione. Si tratta di Alana Hadid, modella e attivista, sorella delle celebri Gigi e Bella Hadid. Le tre sorelle sono figlie del ricco immobiliarista di origini palestinesi Mohamed Hadid. Costretto a fuggire molto piccolo con la sua famiglia dalla Palestina a causa degli espropri dei coloni israeliani, durante la Nakba del 1948 (il 15 maggio è stato l’anniversario dei 77 anni). Tutta la famiglia è molto attiva nel sostenere la causa palestinese, sia economicamente che con prese di posizione pubbliche.

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Alana ha affermato di voler trasformare la Watermelon Pictures nella A24 palestinese, arrivando fino agli Oscar con film scritti, diretti e interpretati da attori e attrici palestinesi. Hadid ha il ruolo di direttrice creativa della Watermelon+.

Non solo Palestina

Obiettivo di Watermelon+, però, non è solamente di umanizzare un popolo conosciuto solo di riflesso rispetto agli attacchi di Israele. Ma di dar voce a tutti i popoli oppressi che vivono marginalizzati e sono perlopiù ignorati in Occidente.

La Palestina non è sola“, ha detto Hamza. “Il movimento pro-Palestina sta crescendo, ma vogliamo essere inclusivi ed espanderci oltre”. Come con il documentario di Hind Meddeb Sudan, Remember Us, un film sulla rivoluzione sudanese del 2019 che Watermelon vuole distribuire negli USA entro la fine dell’estate. “La comunità emergente del Sud del mondo è dove si trova il futuro“, ha detto Badie. “E noi vogliamo solo essere un passo avanti”.

L’obiettivo è di ospitare su Watermelon+ un’ampia varietà di contenuti. Quindi, reality TV, programmi di cucina, stand up comedy, cortometraggi, non solo originali ma anche acquisiti. Con l’obiettivo di mostrare il mondo arabo fuori dai cliché di sola violenza e arretratezza. Puntando ad arrivare a un pubblico più vasto possibile.

La piattaforma offre un abbonamento mensile a 7,99 dollari oppure uno annuale a 79,99. È possibile trovarci 70 film, oltre i già citati, anche i candidati all’Oscar Omar, Five Broken Cameras e Theeb. Con la promessa di una continua espansione del catalogo.

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