170Views
Werner Herzog: realismo punk
Se la storia ci ha insegnato qualcosa, è che Werner Herzog è disposto a tutto pur di realizzare l’opera perfetta, rendendolo una leggenda vivente del cinema.
Lo scorso 27 agosto si è tenuta la cerimonia d’apertura della 82esima Mostra internazionale d’arte cinematografica di Venezia, manifestazione cinematografica più antica al mondo. Il giorno di apertura, stati consegnati i due annuali riconoscimenti alla carriera. Alberto Barbera, direttore artistico della Mostra, ha proposto due nomi per il Leone d’oro alla carriera, poi entrambi approvati. Il primo è quello della diva statunitense Kim Novak.
L’altro è quello di un cineasta fisico ed camminatore instancabile, che percorre incessantemente il pianeta Terra inseguendo immagini mai viste, mettendo alla prova la nostra capacità di guardare, sfidandoci a cogliere ciò che sta al di là dell’apparenza del reale, sondando i limiti della rappresentazione filmica alla ricerca inesausta di una verità superiore, estatica, e di esperienze sensoriali inedite – parole di Barbera stesso – il regista Werner Herzog.
Werner Herzog
Werner Herzog nasce a Monaco il 5 settembre 1942. Figli di due biologi, cresce in una remota valle tra le montagne bavaresi, talmente sperduto ed isolato che non viene a conoscenza dell’esistenza del cinema non prima dei suoi 11 anni. Si appassiona subito ed inizia a sviluppare progetti cinematografici dall’età di 15 anni, e, non trovando finanziamenti da nessuno, inizia a lavorare di notte come saldatore in un’acciaieria.
Ritrasferitisi a Monaco per far proseguire gli studi, la famiglia Herzog e Werner in primis conoscono per la prima e volta – e convivono in una pensione – con Klaus Kinski, dal quale Herzog fu attratto immediatamente per la sua irriverente e folle personalità e che definirà sua musa, ovvero il reale motivo per cui ha voluto girare film. Così, all’inizio degli anni ’60 – dopo essere stato cacciato da scuola – decide di avviare definitivamente la sua carriera nel cinema.
Il fine giustifica i mezzi
Nel 1962 realizza il suo primo corto, Ercole, con una cinepresa rubata dalla scuola di Monaco. Dopo l’università, Herzog visse anni turbolenti, passati tra Monaco, Stati Uniti e Messico, prima come senzatetto e poi come trafficante di stereo e pistole lungo il confine. Ma non per sopravvivere, tutti soldi erano per vivere di cinema. Nel 1967, dopo aver perso ogni speranza, gira il suo primo lungometraggio Segni di vita, perdendo una scommessa con il geniale regista ed amico Errol Morris – che lo spronava – e mangiandosi una sua scarpa fritta.
Non esistono limiti per il visionario autore, le cui opere girano attorno ai concetti di perpetuo nomade ideologico e perlustratore instancabile di pericoli. L’arte non ha prezzo rispetto alla vita: ha fatto trainare una barca su una montagna per Fitzcarraldo, fece catturare 400 scimmie vere per Aguirre, furore di Dio, camminò attraverso dei pozzi petroliferi in fiamme per Apocalisse nel deserto e rischiò di essere travolto da un’eruzione vulcanica per La Soufriere.

Civiltà selvagga
Da subito fu chiaro che Herzog era l’ultimo erede del romanticismo e dell’espressionismo tedesco, ma che stava reinventando tutto, oltrepassando il linguaggio classico, rompendo la distinzione tra documentario e finzione e tra vita vera ed arte. Nel 1970 realizza Anche i nani hanno cominciato da piccoli, promettendo di tuffarsi in una distesa di cactus se nessuno si fosse fatto male durante le riprese – promessa che mantenne.
Il 1972 fu l’anno della svolta e l’inizio di un ciclo di lungometraggi e documentari del nuovo cinema tedesco che si interrogavano su temi morali fondamentali, cambiando il modo di comunicare e ponendo al centro la natura e la sua inevitabile ed umana corruzione. Nel 1972 esce Aguirre, furore di Dio, capolavoro del maestro tedesco e prima collaborazione con l’attore Klaus Kinski.
Il mio nemico più caro
Herzog continuò a provare nuove esperienze, ipnotizzando i suoi attori – in Cuore di vetro – ed usando cast e crew di assoluti dilettanti sconosciuti – come Bruno S. nel bellissimo L’enigma di Kaspar Hauser e La ballata di Stroszek. Poi, Kinski: il capolavoro dell’orrore Nosferatu, il principe della notte, il grottesco Woyzeck, il travagliato ma stupendo Fitzcarraldo e l’estrema ed ultima prova di forza tra i due, Cobra verde.
Il burrascoso e prolifico rapporto tra i due è analizzato nel toccante e brutale documentario Kinski, il mio nemico più caro di Herzog stesso. Ego che si scontrano, menti in contrasto. L’apice lo toccano, durante le riprese di Fitzcarraldo, quando Kinski decise di lasciare il set: Herzog rimediò un fucile e minacciò di usarlo sull’attore e su sè stesso. O ancora, quando Herzog contattò una tribù sul set di Aguirre, con l’intenzione di far uccidere Kinski.
Natura indomita
Dopo la fine con Kinski, Herzog continuò a ricercare il rischio e la catastrofe, come un uomo in attesa della fine del mondo, e che cerca di immortalarla. Un alieno catapultato su questa terra, infuso di curiosità e voglia di conoscenza. Fascino e pericolo. Così, sfida sè stesso e gli uomini – mai il mondo attorno – dedicando meno tempo alla narrativa: tra i migliori, il personale L’ignoto spazio profondo, il controverso L’alba della libertà ed il perfetto remake de Il cattivo tenente – Ultima chiamata.
Dedicandosi molto intensamente ai documentari, ha avuto modo di scoprire nuovi argomenti e capire ancora meglio il pianeta Terra e la vita su di esso. Nel 2005 esce la sua opus magnus Grizzly Man. Tra il 2010 ed il 2011 gira gli stupendi Cave of Forgotten Dreams e Into the Abyss. Nel 2018 esce l’interessantissimo Herzog incontra Gorbaciov. Aspettiamo il futuro del maestro tedesco – The Twilight World e Bucking Fastard – ma quello che sappiamo è che la sua voglia di conoscenza, di vita e di cinema hanno influenzato il mondo e ci ispirano ogni giorno di più.
1 Comments
Comments are closed.