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Holy Motors, la recensione su Almanacco Cinema

Holy Motors, la recensione del film di Leos Carax

Holy Motors è un viaggio, è una finzione, è una malinconica ricerca di senso. Holy Motors è un’opera d’arte.

Holy Motors, la trama

In Holy Motors seguiamo la giornata di un uomo che dal mattino alla sera ci conduce per le vie di Parigi attraverso i suoi “appuntamenti”. Il mezzo di trasporto è una limousine bianca, lattiginosa, fatale ed inesorabile.
Ogni appuntamento è una storia ed ogni storia è la storia del cinema.

Holy Motors, una scena del film

Tredici anni di silenzio…e poi Michelangelo

La firma d’autore in un lungometraggio di Leos Carax, mancava a noi ed al cinema da tredici anni, se si esclude l’episodio Merde del film collettivo Tokyo!.

Dove, oltre al nostro, troviamo alla regia Michel Gondry (Eternal Sunshine of the Spotless Mind, L’arte del sogno) e Bong Joon-ho (Memories of Murder, Snowpiercer ed ovviamente Parasite).

Ed è da li che riparte Leos Carax, riproponendoci in Holy Motors il personaggio indimenticabile di Merde, che come un novello sgarbatissimo e dissacrante King Kong porta la sua bella Eva Mendes a svestire i panni di una apatica modella alla mercé di un mondo vuoto e scarico di senso, ed a vestire quelli di una splendida e misteriosa madonna afghana.

Una pietà michelangiolesca nel segreto delle fogne della nostra coscienza. Impermeabile nella sua splendida seta, il veleno del pudore ed il moralismo borghese non la toccherà mai più. Il “Mostro” Carax-Merde ha compiuto la sua opera. Il cinema è avvenuto.

Holy Motors, una scena del film

Holy Motors, un cast corposo

Carax affida la sua fatica ad un cast meraviglioso ed ispiratissimo. Grande collaboratore di Leos Carax e suo attore prediletto (Boy meets Girl, Rosso Sangue, Gli Amanti di Pont-Neuf) Denis Levant dona tutto se stesso, anima, mente e sopratutto corpo in questo lavoro.

Ci urla senza sbraitare ma solo vivendo cosa è un attore, che prima di essere lavoro è sicuramente vocazione sacra ed evidentemente una maledizione con cui si deve necessariamente fare i conti. E spesso sono conti salati, dove sull’altare dell’arte bisogna immolare la propria intimità senza riserbo. Altrimenti non c’è arte altrimenti non c’è cinema.

Delicata e misurata la partecipazione di Edith Scob. Consentire a Caronte di condurci negli abissi non è mai stato più dolce.

Una menzione speciale a Michel Piccoli, che come un’apparizione  ci pone domande essenziali e spiazzanti. Fotografato splendidamente in maniera caravaggesca e tenebrosa. L’essenza e la malinconia di un cinema francese che è stato e continua ad essere scuola del mondo.

Holy Motors, una scena del film

Joyce a Dublino Carax a Parigi ovvero: Una sceneggiatura vertiginosa

Se Joyce, con il suo Ulisse scompone e distrugge le regole del racconto per ricomporle in qualcosa di nuovo, di fluido ed inarrestabile, Carax fa lo stesso sul grande schermo. Il motivo è il medesimo, la ricerca del senso stesso del mezzo arte. La letteratura nel caso del poeta di Dublino, Il cinema per il fu enfant prodige Carax.

Questa sceneggiatura è un moto perpetuo e non delinea un genere perché li contiene tutti e con tutti fa i conti.

Si scivola da un genere all’altro, da una storia all’altra in maniera sensualissima ed inesorabile. Pare quasi che la sceneggiatura di Holy Motors abbia vita propria e non sia più gestibile neppure dal suo autore che insieme a noi viaggia e si domanda il perché di tanto struggimento e fatica. Il cinema non è mai stato così implacabile.

Ci presenta degli appuntamenti da cui non c’è uscita, o quasi. Forse solo l’amore può rubare qualche momento al tiranno tempo, ed ovviamente se l’amore c’è canterà con la voce di Kylie Minogue.

I motori sacri del cinema

In uno splendido incontro con il pubblico al Festival di Locarno nel 2012, in occasione della presentazione di Holy MotorsCarax ci parla, fumando molte sigarette, di cosa significhi per lui la macchina da presa. Oggetto magico e mezzo fondamentale per raccontare le meravigliose storie che dalla carta sono poi diventate cinema. Una volta erano grandi, ne sentivi tutto il peso.

Oggi sono sempre più piccole ed impalpabili, e non abbiamo memoria tattile del prodotto creato, la pellicola non c’è più, oppure è una scelta anacronistica ed un pò radical chic. La possente forza di questi enormi motori sacri è venuta meno.

In Holy Motors sono queste le macchine che, nella veste di limousine bianche, come delle spose, a fatica ancora muovono la storia e le storie. Parlano scopriremo, e provano emozioni, come i giocattoli di Toy Story.

E se non si arrendono insieme all’attore che trasportano non è per altro se non per “la bellezza del gesto”, poiché ormai lo sappiamo, anche senza che Wilde ce lo ricordi, “L’arte è completamente inutile”.

Holy Motors, una scena del film

In conclusione

Holy Motors è un film senza fine, si potrebbe dire perpetuo, perché che i cechi nell’acqua, ancora non smette di dilatarsi dentro di noi, fatalmente, anche a distanza di anni. Non ha un inizio perché l’inizio siamo noi all’interno della sala buia, svelata da Carax nella misteriosa sequenza iniziale.

Non ha una fine dicevo perché la fine è l’inizio di tutto, della Storia con la s maiuscola, la storia di un’umanità animale da cui discendiamo, le scimmie di kubrickiana memoria offrono un giaciglio casalingo al nostro stanco protagonista, che insieme a Carax in un moto di speranza ci invita a ripartire da li.

Grazie alla forza visionaria del cinema, forse anche questo è possibile. Il mio consiglio è di vederlo, anche più volte, di comprarlo se potete. Intanto è disponibile su Amazon Prime Video.

Recensione a quattro stelle su Almanacco Cinema