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Buena Vista Social Club, Wenders

Il Buena Vista Social Club di Wim Wenders torna dopo 25 anni

A 25 anni dalla sua prima uscita, torna in 100 sale italiane Buena Vista Social Club, di Wim Wenders. Noi lo abbiamo rivisto: ecco cosa ne pensiamo.

Buena Vista Social Club, la trama

L’Avana, 1998: il compositore statunitense Ry Cooder torna a Cuba per registrare un nuovo album con il Buena Vista Social Club.

Due anni prima aveva già visitato quelle strade e nel ’97 era uscito il primo disco che vedeva la collaborazione tra il chitarrista americano e gli anziani musicisti cubani, sotto l’etichetta World Circuit Records. Un successo mondiale.

Cover del disco del 1997 del gruppo Buena Vista Social Club

Il club era stato fondato proprio nel ’96 come progetto del discografico britannico Nick Gold, con Cooder come produttore e Juan de Marcos González come direttore.

Buena Vista perché Buenavista era il nome dello storico club attivo dal 1932 nel quartiere Buenavista, dove si suonava la musica popolare degli anni ’40, come il bolero, il danzòn e il son cubano.

Il gruppo era stato organizzato mettendo insieme un numero cospicuo di strumentisti e cantanti, molti dei quali si erano ormai lasciati la carriera musicale alle spalle, data l’età e soprattutto dati gli eventi storici dei decenni precedenti.

Infatti, con la caduta del dittatore Fulgencio Batista e la rivoluzione castrista, il famoso club nel ’62 aveva chiuso i battenti e gli artisti che lo animavano avevano cambiato mestiere.

Su questo sfondo arriva Wim Wenders, che con le sue telecamere – è uno dei primi progetti girati interamente in digitale – racconta questa rinnovata unione.

Un’avventura che porta a superare i confini geografici, in tournée con due concerti ad Amsterdam e a New York, alla Carnegie Hall.

Il documentario del 1999, che nel 2020 è stato scelto per la conservazione nel National Film Registry della Biblioteca del Congresso degli Stati Uniti, ci fa calare nell’atmosfera dolce-amara di quei luoghi e nella vita delle persone attraverso l’alternarsi di interviste e musica.

Il punto di vista di Wim Wenders

Molto fa la scelta della presa diretta, che restituisce un’immagine a tratti esteticamente un po’ sporca, caotica, ma certo autentica: come se fossimo anche noi lì, ad ascoltare i racconti di Compay Segundo, Ibrahim Ferrer, Omara Portuondo, Rubén González e degli altri colleghi.

Simpatici aneddoti, passioni confessate, ricordi a volte tragici. Wenders raccoglie le piccole cose, incuriosisce lo spettatore al di là di ogni voyeurismo, con la lente della delicatezza.

La verità delle immagini ci si presenta grazie alle fluide inquadrature degli edifici diroccati, dell’interno di case decorosamente semplici, delle peculiari linee ferroviarie, ma anche delle bambine che danzano, dei colori vivaci dei vestiti a fantasia e delle automobili.

Buena Vista Social Club è soprattutto musica

E poi la musica “elettrizzante, inebriante, contagiosa”, come l’ha definita Wenders stesso. Protagonista indiscussa. Negli occhi brillanti degli intervistati, eccitati di una gioiosa e placida nostalgia. Nelle prove dei pezzi e poi nella loro esecuzione davanti al grande pubblico, che più che spaventare i musicisti li fa aprire al sorriso.

Il film, difatti, comincia col concerto di New York e si conclude tornando lì, in un applauso scrosciante.

Le canzoni inserite nel documentario sono 19, tra cui Chan Chan, Veinte Años, Quizás, Quizás, Quizás Dos Gardenias.

Emozionante il momento di Silencio, il duetto tra Ibrahim Ferrer e Omara Portuondo, in cui il regista utilizza la steadycam facendola ruotare intorno alla coppia di cantanti, amplificando così la loro commozione.

Duetto di Silencio, Buena Vista Social Club

Buena Vista Social Club, il cast

Queste le persone-personaggi che incontriamo più spesso durante la visione: Ry Cooder, Ibrahim Ferrer, Rubén Gonzalez, Manuel Puntillita Licea, Omara Portuondo, Manuel Galban, Francisco Repilado (Compay Segundo).

Oltre a loro: Eliades Ochoa, Joachim Cooder, Orlando Cachaíto LópezAmadito Valdés, Manuel Guajiro MirabalBarbarito TorresPío Leyva, Juan de Marcos González.

In conclusione

Non ci stupiamo del fatto che questo piccolo gioiello di Wenders sia stato accolto positivamente dalla critica. Per i suoi 105 minuti ti trascina con sé, facendoti respirare l’aria di un periodo, di un luogo e di una musica che diventa specchio dell’essenza dei suoi protagonisti, anagraficamente in là con gli anni, ma briosi nello spirito. Un’idea di felicità in un contesto di poche possibilità.

Dunque non possiamo che invitarvi a godere di quest’opera al cinema per festeggiare i 25 anni dalla sua prima uscita. Da oggi giovedì 30 maggio, grazie alla Wim Wenders Foundation, la Cineteca di Bologna, con il suo progetto Il Cinema Ritrovato. Al cinema, e CG Entertainment riportano Buena Vista Social Club in 100 sale italiane.

Recensione a quattro stelle su Almanacco Cinema

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