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Il signore degli anelli

Il Signore degli Anelli, perché il ritorno nella Terra di Mezzo?

In una recente intervista, Peter Jackson e alcuni collaboratori hanno spiegato il perché del ritorno nell’universo de Il signore degli anelli.

È ufficiale: la Warner Bros produrrà altri film ambientati nella Terra di Mezzo, a 23 anni dal primo film della saga de Il signore degli anelli.

A salire a bordo dei nuovi progetti sono ancora il regista della trilogia originale, Peter Jackson, e le collaboratrici Fran Walsh e Philippa Boyen.

In un’intervista a Deadline, i tre hanno raccontato il perché del loro ritorno nella Terra di Mezzo.

Di certo, preponderante è il fattore commerciale: le due trilogie basate sul romanzo di J.R.R. Tolkien hanno incassato complessivamente quasi 6 miliardi di dollari e fatto incetta di Premi Oscar.

Il signore degli anelli: le idee per i nuovi film

Al centro del primo dei due nuovi film che alimenteranno la saga fantasy ci sarà il personaggio di Gollum alias Sméagol, interpretato da Andy Serkis.

Il film, che dovrebbe intitolarsi Il signore degli anelli: La caccia di Gollum, dovrebbe avere proprio l’interprete di Gollum in cabina di regia. E nel film potrebbero fare le loro apparizioni alcuni componenti del cast originale.

Pare che Serkis sia desideroso di riprendere il suo ruolo come creatura malevola e tragica, e che sia entusiasta di affrontare la sua sfida più grande, quella di regista del film.

Il focus sul personaggio di Gollum

C’è qualcosa in più che si può raccontare sul personaggio di Gollum. Stando alle parole di Peter Jackson, moltissimo: “Il personaggio di Gollum/Sméagol mi ha sempre affascinato perché Gollum riflette il peggio della natura umana, mentre il suo lato Sméagol è, in un certo senso, piuttosto simpatetico.

Penso che si connetta con i lettori e gli spettatori cinematografici perché c’è un po’ di entrambi in ognuno di noi. Vogliamo davvero esplorare la sua storia e approfondire quei momenti del suo viaggio che non abbiamo avuto il tempo di coprire nei film precedenti. È troppo presto per sapere chi incontrerà, ma è sufficiente dire che prenderemo spunto dal Professor Tolkien”.

Serkis, da interprete a regista della saga de Il signore degli anelli

Jackson non si sente pronto a dirigere una nuova trilogia, e quindi ha deciso di passare il testimone a Serkis. Il quale non è alla sua prima esperienza di regia: ha già diretta la seconda unità di Lo Hobbit. E come regista ha già lavorato in Breath, Venom: La furia di Carnage e Mowgli: Il libro della giungla.

Non contento, ha diretto anche il suo primo film d’animazione: un adattamento di La fattoria degli animali di George Orwell. È inoltre un esperto di tecnologie all’avanguardia come il motion capture, che gli ha permesso di interpretare sia Gollum che Cesare nella trilogia di Il pianeta delle scimmie diretta da Matt Reeves.

D’altra parte, Serkis è sempre rimasto molto legato al suo personaggio, che ha molto approfondito. “Gollum è sempre rimasto con me in tutti questi anni. Ho letto audiolibri della trilogia e del Silmarillion e de Lo Hobbit, quindi il mondo di Tolkien non mi ha mai abbandonato in tutto quel tempo da quando abbiamo fatto i primi film.

E il personaggio in particolare è rimasto una parte enorme della mia vita. Quindi è assolutamente entusiasmante poter tornare indietro e fare un’immersione profonda nel suo mondo di nuovo, e specificamente nella psicologia di Gollum.

So che siamo tutti interessati ad indagare a un livello più profondo chi sia quel personaggio, e oltre a questo, poter dirigere e sperabilmente creare un film che abbia il suo posto nel canone, ma anche qualcosa di fresco e nuovo e un approccio diverso”.

Gli sviluppi della tecnologia motion capture

Tornare a Gollum sarà un’esperienza nuova, anche considerando gli sviluppi tecnologici degli ultimi vent’anni. Come ricorda Serkis: “In quel momento, la tecnologia della motion capture era piuttosto limitata agli ambienti interni e si trattava solo di motion capture.

E nel corso dell’evoluzione della tecnologia attraverso i film de la trilogia di Il pianeta delle Scimmie, è cambiato. Ad esempio, siamo stati in grado di scollegarci da un volume e permettere una vera e propria cattura delle performance, perché in quei tre film, i primi tre film, la faccia era tutta animata, copiando le mie espressioni facciali.

Ma non era guidata da una motion capture delle performance, la delicatezza e la sfumatura che era allora in grado di essere catturata utilizzando telecamere montate sulla testa. Con i film di Il pianeta delle scimmie è iniziata davvero la sperimentazione, uscendo e girando nelle location. Quelli sono i grandi film.

E ovviamente James Cameron stava lavorando ai suoi film di Avatar insieme a Weta. Stavano spingendo sulle sfumature della performance facciale con la cattura facciale. Weta è stata particolarmente all’avanguardia. E così ora è davvero arrivato a un livello in cui l’autorialità delle performance… ti permette di interiorizzare di più senza alcun senso di eccessiva recitazione, o il dettaglio all’interno di un primo piano quando si è molto fermi. Questo è qualcosa che chiaramente funziona a un livello molto più grande e profondo adesso”.

Il proseguo de Il signore degli anelli: parla la sceneggiatrice Philippa Boyens

Il proseguo de Il signore degli anelli: le parole di Philippa Boyens

La saga de Il signore degli anelli è sempre più fiorente e nutrita di prodotti cinematografici: si pensi alla serie Il signore degli anelli: Gli anelli del potere, sulla quale Amazon ha investito 450 milioni di dollari.

Sul “sovraffollamento” della Terra di Mezzo, Philippa Boyens ha detto: “C’è abbastanza spazio per molte persone per esistere in quello spazio. Non abbiamo mai voluto essere i guardiani della Terra di Mezzo. A volte altre persone ti mettono in quella posizione, ma noi non lo sentiamo.

Onestamente, non ho visto nessun episodio della serie. Non volevo andare a guardarla perché sinceramente non volevo essere influenzata. Ma penso che sia un’era fantastica, come scelta. La creazione degli anelli del potere è un’ottima narrazione. È un’epoca fantastica, piena di personaggi affascinanti.

Boyens ha proseguito: “Abbiamo il diritto de Il Signore degli Anelli e degli annessi, e basta. Mi piacerebbe vedere questo espandersi se ci fosse l’opportunità di farlo, ma c’è così tanto in quei tre libri. So che specialmente i fan accaniti del Professor Tolkien, si preoccupano sempre che ci sia solo una certa quantità di storia”.

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