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Le interviste: Paolo Ruffini, attore e autore di Io sono perfetto
In occasione della presentazione del libro Io sono perfetto, è intervenuto Paolo Ruffini. A intervistarlo un caro amico di Almanacco Cinema, Fabrizio Cremonini.
Paolo Ruffini è un artista dal multiforme ingegno: presentatore televisivo, attore cinematografico – esordì in Ovosodo di Paolo Virzì – e teatrale, doppiatore. E da qualche anno anche prolifico autore di libri, sia di saggistica che di narrativa. È un romanzo la sua ultima creatura letteraria: Io sono perfetto. Che l’autore stesso ha raccontato ai microfoni dell’evento di presentazione che si è recentemente svolto al centro commerciale Porta a Mare di Livorno. A condurre l’intervista, un nostro caro amico: il giornalista Fabrizio Cremonini.
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Almanacco Cinema presenta: l’intervista di Fabrizio Cremonini a Paolo Ruffini
Intanto grazie di essere venuto qui da noi. Tra l’altro l’anno scorso proprio qui abbiamo presentato un’altra tua opera Benito Presente, titolo estremamente particolare, un romanzo curioso che ha avuto tanto successo. Beh, oggi presentiamo un’altra tua opera. Io sono perfetto. Già il titolo è estremamente indicativo. Da cosa nasce questo Io sono perfetto?
“Nasce da un’idea che in realtà era nata per un film. Boh, forse rimane anche per un film. Però è la storia di due fratelli gemelli. Uno è il candidato numero uno a diventare premier, a diventare presidente del Consiglio. È un giovane rampante, insomma, è un un po’ come poteva essere Renzi qualche anno fa, insomma, no? Eh sì, è quella cosa lì che a differenza di Renzi credo è colluso con la ‘ndrangheta.
(…) A una settimana dalle elezioni gli arriva un avviso di garanzia e quindi non è più candidabile e questi signori della Malavita arrivano da lui e dopo che gli avevano già versato delle tangenti cospicue dicono “Ora come la mettiamo? Mettono una pistola sul tavolo e dicono “Ok, cosa succede con l’impegno che ti hai ripreso con noi?” E lui dice, “Andate tranquilli perché io comunque vincerò le elezioni”. Ah, sì. Come fai? Candido il mio fratello gemello che fa tutto quello che dico io. E perché tuo fratello gemello farebbe tutto quello che dici te? Perché è down ed è manipolabile. Cioè, tu vorresti candidare uno con la sindrome Down a fare il presidente del Consiglio
in Italia? E lui dice “Sì, non solo lo candido, ma secondo me vincerà”.
E quindi il romanzo è l’ultima settimana elettorale con la campagna realizzata da una persona con la sindrome di Down che si chiama Simone Conforti“.
Ecco, questo Simone Conforti però è veramente manipolabile nel romanzo?
“È chiaro che non è manipolabile perché e insomma combinerà delle cose, dirà delle cose che sfuggono al controllo del fratello e anche al controllo della politica stessa, insomma”.
E invece il personaggio di Paolo l’hai costruito anche pensando qualche reale politico? Renzi, proprio Renzi?
“Vabbè, comunque un politico giovane, cioè dai tempi io mi ricordo che lui era la proposta giovane, no? Lì c’è un antagonista che in realtà è un buon politico che si chiama Anzalone nel libro che in realtà mi era ho sempre avuto in testa Romano Prodi, quindi non è un cattivo, è un buon politico che si trova spiazzato nella misura in cui ha un antagonista che però deraglia. Ha un antagonista che è il protagonista che è anche in copertina del libro che è l’unico politico al mondo che ha il coraggio di parlare in contrapposizione della guerra, di parlare d’amore. Di parlare di felicità. E per convincerlo il fratello gli dice “Ma ti devi candidare Simone”. Dice “Ma cosa devo fare?” “Devi fare il politico”. E come lo spieghi a una persona da un cosa vuol dire fare il politico, no? E allora lui dice il politico è quello che rende felici le persone dice “Ah, questo è il politico”. Dice “Sì, allora lo faccio”.
Beh, vedi, c’è tanta verità in questo.
“È chiaro che se tu pensi, no, anche con tutto quello che sta succedendo nel mondo, cioè è incredibile che in contrapposizione a guerre e tutti parlano tutti di economia, di riarmo, ci fosse un politico che davvero, cioè quando morivano migliaia e migliaia di bambini a Gazza, ci fosse uno che avesse detto la parola umanità, che avesse detto la parola amore, avesse detto la parola pace, cioè a rischio di non voler essere mai retorici, di non voler essere mai banali, oggi eh corre il rischio di essere soltanto pessimo, no? Cioè nel senso che comunque siamo pieni di politici che fanno tantissimi danni e non hanno nemmeno la scusa di essere down.
In effetti basterebbe veramente la semplicità, cioè parlare di umanità e amore sarebbero le chiavi di ingresso nella vita. È quello il tema, cioè la semplicità, cioè purtroppo si cerca sempre di essere complicati, complessi, mentre la semplicità è quello che forse ci apre tutte le porte.
“Penso di sì. Comunque credo che ci sia un un ritorno alla necessità di essere semplici, ci sia una riscoperta di qualcosa che possa essere molto molto semplice, perché con l’intelligenza artificiale io ora posso scattare una foto, mi scatta ci scattano una foto e e e possono fare un video dove noi ci picchiamo e non è vero. Per cui noi non crediamo più nemmeno nella realtà, arriveremo a un punto in cui per distinguere un essere umano da un robot dovremmo aspettare il primo dei due che commette un errore. Perché rischiamo di arrivare ad una società perfetta, ma irreale”.
E ti fa paura questo, un po’?
“Ma più che mi fa paura mi fa ca….” (ride, ndr).
È verissimo. Hai espresso il concetto, appunto, con la semplicità che ti contraddistingue.
“Io faccio molte interviste ai bambini in un format che si chiama Babysitter e a volte i bambini mi dicono “Ma dice Babbo Natale, ho chiesto all’intelligenza artificiale a Google”. Io penso che se un mondo che permette a un bambino di chiedere a 6 anni se esiste Babbo Natale all’intelligenza artificiale è un mondo che è morto”.
È vero, verissimo. E soprattutto si sogna poco. Io sono convinto che questo ti porti a sognare poco, mentre credo che il sogno sia fondamentale nella vita.
“A proposito di politica, io penso che la signora Meloni, più che Atreyu, dovrebbe fare GMork, che era un personaggio de La storia infinita che dice è molto più il nulla che avanza Fantasia si restringe perché è molto più facile dominare chi non crede niente, no? Tu prima citavi Benito Presente, che è un libro che ho scritto l’anno scorso dove c’è un maestro che si ritrova nel 1890, un maestro di oggi che si ritrova a insegnare a Benito Mussolini a 7 anni. E tu pensa che la dittatura ha sempre riuscito ad avere una capacità persuasiva giocando sulla nostra ignoranza, no? Le dittature in generale, ma anche in questo paese, meno di 100 anni fa, Mussolini ha giocato sull’ignoranza di un popolo. Io temo che arriverà una dittatura che riuscirà ad attecchire sulla nostra mancanza di fantasia. Cioè, temo che arriverà un momento in cui eh arriverà qualcuno che riuscirà veramente a metterci sotto giocando sulla nostra incapacità di sognare e disperare, perché siamo diventati disperati, siamo diventati senza senza speranze e questa cosa è è terribile, no?
È terribile vedere come accettiamo tutto, come accogliamo tutto e come la prima persona che ci indica qualcuno come nemico, noi la ascoltiamo e siamo pronti a prendere le armi per scagliarci contro quella persona, contro quel nemico, anche se non sappiamo nemmeno il perché. Questo è drammatico, eh?”.
Questo è veramente drammatico.
“Beh, ma tu guarda ora tu pensa sta cosa sta succedendo nel mondo. C’è un signore che si chiama Trump che dice che sta sembra che dice faccio fini tutte le guerre io e in realtà in guerra con tutti, no?
Ma sì, ma anche il fatto che vada a prelevare un politico e lo al di là capo di governo, cioè può aver fatto anche le cose peggiori, ma non è che vai là, lo prendi e lo porti a cioè non sei il capo del mondo, sembra che giochi a Risiko veramente, no?
“Ma al di là dell’idea, no? Cioè, perché sai anche mi riferisco a quest’estate, cioè se se te ci pensi, cioè col fatto che per me possono morire migliaia di bambini a Gaza, come a in Svizzera, come a Colle Serbia, cioè son bambini, chi se ne frega. Se muoiono di fame dei bambini tu dovresti fermarti, alzare le mani e fare un discorso politico in meno, un discorso umano in più, no? Ma noi non non lo facciamo e piuttosto ci si scanna concentrandoci su quello che è andato al concerto del Coldplay, ha fatto le corna alla su’ moglie.
Insomma, è vero, è l’indifferenza, un male terribile, l’indifferenza. Senti, proprio di fantasia, ma in questo libro c’è tanta fantasia, nel senso un down potrebbe diventare presidente del Consiglio?
“Tecnicamente sì, ovviamente può diventare anche Papa, cioè nel senso e io fra l’altro la suggestione, beh, tu sai che io lavoro con la compagnia livornese Maol von Frenius, con Lamberto Giannini, anche stasera abbiamo lo spettacolo al Goldoni, quindi è un’attività che faccio da 10 anni e quindi è chiaro che grazie a questa frequentazione mi è venuto in mente questo slancio. Io racconto delle storie di cui mi pongo le domande, no? Sarebbe giusto? Sarebbe meglio? Io ho incontrato delle persone down che mi sono piaciute molto.
Il titolo stesso è ispirato da un ragazzo, si chiama Giorgio Gabbiadini, che era molto critico con il governo Meloni e lui si vuole candidare, dice “Io sarei perfetto”. Cioè, dice io per l’Italia sono perfetto, perché intanto la gente capisce quello che dico”. Quindi lì dietro c’è una satira terribile, cioè il che vuol dire, cioè lui è come se dicesse l’elettorato è come me, cioè down. Capisce poco, che non è male, e forse ha ragione”.
[Quello che avete letto è un estratto dell’intervista realizzata a Livorno da Fabrizio Cremonini a Paolo Ruffini. A seguire l’intervista completa, disponibile anche a questo link]