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Rita Rusciano

Rita Rusciano, la voce partenopea che incanta il cinema

Rita Rusciano: l’attrice napoletana, intervistata ai nostri microfoni, ci ha parlato dei suoi progetti e della sua visione sulla splendida arte chiamata cinema.

Di origini campane, l’artista Rita Rusciano, volto noto del cinema e della televisione italiana, si è raccontata nel corso di una sincera e approfondita chiacchierata ai microfoni di Almanacco Cinema.

Rita Rusciano, la sua formazione

Ciao Rita, partiamo subito dai tuoi studi. Hai alle spalle una formazione e un curriculum di tutto rispetto, tra teatro, cinema, televisione e doppiaggio (tra cui gli studi con Michele Placido). Qual è secondo te la differenza tra formarsi in proprio e studiare nelle grandi scuole?

“Credo che la differenza principale stia nella responsabilità personale. Le grandi scuole offrono una struttura, un percorso guidato ed un confronto costante, mentre formarsi in proprio richiede una forte autodisciplina e un ascolto continuo di sè. Io ho attraversato entrambe le strade e questo mi ha permesso di non legarmi ad un solo metodo ma di costruire nel tempo un mio linguaggio.

Trovo che la formazione continua sia fondamentale per un attore, non bisogna mai smettere di studiare, sia da soli che in palestre per attori e con degli actor coach. E penso anche che ciò che conta davvero non sia tanto dove studi, ma quanto resti aperto, curioso e disposto a metterti in discussione.”

Hai alle spalle una lunga gavetta. Hai iniziato dal teatro, dai cortometraggi per poi arrivare al cinema (Oggi a me, domani a te e Ballad in Blood, Stato di Ebbrezza, Feralia, Succede in una notte). Ricordi cosa hai provato quando ti hanno comunicato la conquista del tuo primo ruolo ufficiale?

“Lo ricordo molto bene. E’ stata un’emozione forte, di entusiasmo misto di un’ansia sana. Quell’andrenalina che mi spinge a fare questo mestiere. Dopo tanta gavetta a un certo punto senti che qualcosa prende forma. Non l’ho mai vissuto come un punto di arrivo, ma come una conferma: la sensazione che la strada scelta, nonostante le difficoltà, avesse un senso.

Insieme alla gioia è arrivato anche un grande senso di responsabilità. Non mi sento mai arrivata e la strada da fare è sempre lunga ed inesplorata, ogni volta che intraprendo un nuovo progetto sono al settimo cielo. Una piccola news è che a breve il lungometraggio Feralia di Davide Cancila nel quale interpreto il ruolo di Lori uscirà sulle piattaforme.”

Proprio con Succede in una Notte hai ricevuto molti riconoscimenti, tra cui il premio come miglior attrice al Vesuvius Film Festival. Cosa ha significato per te vincere questo premio?

“E’ stato un riconoscimento importante, soprattutto perchè arrivato per un personaggio complesso e delicato. Ha dato valore a un lavoro fatto con grande dedizione e rispetto, un film indipendente comporta dei sacrifici per tutti quelli che ci lavorano. Per me ha significato sentirmi vista e compresa nel mio percorso artistico.

E’ un film fatto di monologhi e lunghe telefonate cariche di emotività, girato di notte con umidità e basse temperature, non è stato semplice ma ce l’ho messa tutta e sono felice del risultato, grazie anche al regista Emiliano Canova, al DOP Jheison Garcia e a una squadra di persone preparate e in gamba.”

Il film con Marzio Honorato

Di recente sei stata protagonista anche di un altro progetto, nel ruolo di Marilena, il lungometraggio immersivo Revolution di Corrado Ardone, al fianco di Marzio Honorato. Parlaci di questo progetto.

“Questo progetto per me è stata un’esperienza davvero unica. Revolution è il primo lungometraggio immersivo realizzato in Italia: un film che può essere visto esclusivamente tramite visore, permettendo allo spettatore di diventare protagonista e di immergersi completamente nella storia. Abbiamo presentato il film al cinema con diverse proiezioni, e il riscontro è stato molto positivo: il pubblico si è mostrato incuriosito ed ha apprezzato molto questo esperimento innovativo.

Si tratta di un thriller vissuto in prima persona, attraverso gli occhi dello spettatore, ed è stato stimolante confrontarmi con un linguaggio così nuovo. E’ stato bellissimo lavorare al fianco di un grande professionista come Marzio Honorato, con il quale avevo già condiviso una scena in Un Posto al Sole. il film è prodotto da Maxima Film, la sua casa di produzione insieme a Germano Bellavia.

Essere diretta da Corrado Ardone è stata un’esperienza molto positiva: fin da subito si è creata una forte sintonia, perchè aveva le idee chiarissime su ciò che voleva realizzare. Mi sono trovata molto bene anche con il resto del cast, tra cui Annalisa Pennino, Federica Aiello e Massimo Peluso. E’ stato un progetto sperimentale, stimolante e formativo, che mi ha lasciato grande soddisfazione.”

Oltre al cinema lavori anche in televisione con molti grandi artisti, cosa pensi di aver imparato da loro?

“Ho imparato soprattutto osservando. La cosa che più mi ha colpita dei grandi artisti è la serietà con cui affrontano il lavoro, l’umiltà, la capacità di ascolto. Nessuno smette mai davvero di cercare stimoli in questo mestiere, anche dopo una lunga carriera. C’è sempre molto impegno e dedizione. E’ un grande insegnamento umano prima ancora che professionale.”

In Un Posto al Sole hai interpretato Antonietta, donna dai grandi valori umani sottomessa dal marito violento Gennaro Gagliotti (alias Carlo Caracciolo), conquistando in breve tempo l’affetto del pubblico. Com’è stata questa esperienza e cosa ha significato affrontare un tema così attuale come la violenza sulle donne?

“E’ stata un’esperienza intensa e molto coinvolgente. Un Posto al Sole mi ha accolta in un ambiente che mi ha fatta sentire da subito a mio agio. Antonietta è un personaggio che ho affrontato con grande delicatezza e ascolto. Raccontare la violenza, sia fisica che psicologica, in una soap così seguita comporta una grande responsabilità. Ho cercato di restituire verità, senza giudicare, dando voce a una realtà purtroppo ancora molto presente, è un bene che si raccontino queste esperienze in televisione. L’affetto del pubblico è stato profondamente toccante e mi sono affezionata a loro.”

Il teatro, la dizione e il doppiaggio

Sei anche attrice di teatro e hai interpretato ruoli diversi tra loro in alcuni spettacoli. E’ più difficile interpretare un personaggio buono o cattivo?

“Non credo esista una distinzione netta. Ogni personaggio ha una sua complessità. Quelli apparentemente buoni spesso nascondono ombre interessanti, e quelli cattivi grandi fragilità. La difficoltà vera sta nel non giudicare mai il personaggio e nel renderlo umano e credibile. A me piace interpretare entrambi perchè ogni personaggio ha qualcosa di interessante da raccontare.”

La tua passione ti ha portata ad aprire un corso di dizione. Come è nata questa idea?

“E’ nata in modo naturale. Ho sempre lavorato con la voce ed è una mia grande passione, ho insegnato in qualche scuola poi ho deciso di creare un corso personalizzato con lezioni private individuali online. Nel tempo mi sono resa conto di quanto la dizione sia importante non solo per gli attori, ma per chiunque voglia potenziare la propria voce ed il modo di comunicare.

Il corso si chiama “La dizione per tutti” proprio perchè tutti possono imparare a sviluppare il proprio potenziale comunicativo. Non insegno ad eliminare il proprio linguaggio di provenienza ma ad imparare un modo alternativo da utilizzare all’occorrenza.

Insegnare è diventato un modo per condividere ciò che ho imparato e aiutare le persone a trovare la bellezza nella propria voce.”

Nel tuo curriculum figurano anche molte pubblicità importanti e lavori di doppiaggio, hai dato voce ad audiolibri, podcast, documentari e radiocomunicati. Lo fai ancora?

“Si, continuo a lavorare sia nella pubblicità che ne nel doppiaggio. Sono ambiti che mi hanno dato molto e che considero parte integrante del mio percorso. La pubblicità ti insegna grande precisione e rapidità mentre il doppiaggio è un lavoro estremamente tecnico che affina l’ascolto, il controllo vocale e l’interpretazione.

Tutte queste esperienze si nutrono a vicenda e arricchiscono il mio lavoro di attrice.”

Un ruolo che vorresti interpretare più di tutti?

“Una donna complessa, magari una figura storica o un personaggio contemporaneo attraversato da una grande trasformazione interiore. Amo i ruoli che scavano, si evolvono, nel corso della storia e che non offrono risposte semplici.”

Un artista o un regista con cui vorresti lavorare, non solo per fama ma per affinità umana e cinematografica?

“Mi affascinano i registi che mettono al centro le persone, le relazioni, il non detto. Più che il nome, per me contano il linguaggio e la sensibilità umana dietro il cinema. Se dovessi scegliere un nome straniero vorrei lavorare con Tim Burton o Guillermo del Toro, come registi italiani invece con Pupi Avati e Gabriele Muccino.”

Secondo te cosa manca al cinema italiano per essere esportato ancora di più all’estero?

“Forse a volte manca il coraggio di osare di più, e di fare anche più cinema di genere. Io vengo dal cinema indipendente e credo molto anche nei progetti sperimentali, ci sono registi giovani che hanno tutte le carte in regola per realizzare prodotti di qualità. Quando riusciamo ad essere autentici e profondamente veri anche raccontando storie non convenzionali e fuori dagli schemi diventiamo automaticamente internazionali.”

Facciamo un gioco: i tre migliori attori e le tre migliori attrici, italiani e internazionali, secondo te.

“In Italia direi Toni Servillo, Pierfrancesco Favino, Elio Germano: tra le attrici Valeria Golino, Alba Rohrwacher, Luisa Ranieri. A livello internazionale Meryl Streep, Cate Blanchett, Isabelle Huppert, e attori come Daniel Day-Lewis, Joaquin Phoenix ed Anthony Hopkins.

Prossimi progetti futuri? Cosa possiamo aspettarci?

“Ci sono progetti in movimento, alcuni ancora in fase di definizione. Posso dire che continuo a cercare storie che abbiano un senso profondo e che mi mettano in dialogo con il pubblico. Credo molto nelle sincronicità e in questo lavoro ne ho sempre riscontrate tante.”

Grazie a Rita Rusciano per essere stata con noi e per essersi raccontata ai microfoni di Almanacco Cinema.

 

 

 

 

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