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Steven Spielberg, il prossimo film con Emily Blunt

Lo squalo, una super notizia per i fan del cult di Spielberg

Il prossimo anno Lo squalo compirà cinquant’anni. Per questo anniversario il regista Steven Spielberg ha in programma una grande sorpresa per gli appassionati.  

Si tratta di un documentario sull’affascinante storia della lavorazione del film. A produrlo non solo lo stesso Steven Spielberg con la sua Amblin’ Entertainment, ma anche National Geographic. Il documentario, dal titolo provvisorio Jaws@50, sarà diretto da Laurent Bouzereau e comprenderà materiale d’archivio ma anche nuove interviste. Si rifletterà, dalle prime indiscrezioni, anche sull’impatto che Lo squalo ha avuto nella cultura pop e nel mondo scientifico.

L’uscita del film, infatti, alimentò gli studi sugli squali e in generale l’interesse per gli oceani. In un comunicato i produttori della Amblin’ Documentaries hanno sottolineato come un lavoro del genere sia un’opportunità unica per esplorare la perfetta unione tra arte e scienza.

Da qui l’ingresso nel progetto di National Geographic. La vicepresidente del settore produttivo, Janet Han Vissering, ha evidenziato come da vent’anni, con l’annuale Sharkfest, National Geopraphic celebri gli squali. La collaborazione di Wendy Benchley, sostenitrice della conservazione degli oceani, garantirà il tono scientifico del lavoro.

Grande spazio sarà dato al racconto della leggendaria storia produttiva del film. Pochi sanno che quello che oggi è considerato un classico, un capolavoro, incontrò in fase di creazione moltissimi ostacoli. Si trattò però di un piccolo grande miracolo cinematografico.

Lo squalo, dal libro al film

Il primo grande colpo di fortuna arrivò dalla letteratura. La trama de Lo squalo (titolo inglese Jaws) è, infatti, tratta dal romanzo omonimo scritto da Peter Benchley. L’acquisto dei diritti fu, però, un vero e proprio salto nel vuoto.

Benchley nel 1971 era un semplice giornalista con un’idea che aveva intenzione di ampliare. Su un’isola, una donna viene uccisa da uno squalo mentre fa il bagno. Inizia un’indagine che si sgancia dall’episodio della donna e racconta corruzione e tradimenti nella comunità isolana.

Il giornalista era convinto di poter trarre un romanzo da questo soggetto e decise di contattare una casa editrice. L’editore, intuendo buone possibilità di sviluppo, gli chiese di iniziare a buttar giù i primi quattro capitoli. In un anno l’idea divenne un romanzo.

Il romanzo, come consuetudine, venne inviato prima della pubblicazione ad alcuni giornali, tra cui Cosmopolitan. Proprio a Cosmopolitan lavorava come giornalista la moglie del noto produttore David Brown, della Zanuck/Brown Company. Brown intuì la possibilità di sviluppare un film a partire dal romanzo e, ancor prima che questo venisse pubblicato, ne acquistò i diritti.

Benchley non era uno scrittore famoso per cui non c’erano garanzie di successo. Eppure, l’intuizione di Richard Zanuck e Brown fu giusta: il libro divenne in pochissimo tempo un best-seller trascinando nel progetto la Universal.

Spielberg chi?

Innanzitutto, bisognava trovare il regista giusto. La Universal aveva a contratto un giovanissimo regista che aveva fino ad allora un solo film all’attivo, e alcuni episodi per la televisione. Un certo Steven Spielberg. Un nome allora sconosciuto che, infatti, non trovò l’approvazione di Zanuck e Brown.

Il progetto fu proposto ad una serie di altri nomi. La trama però, con la presenza dello squalo che non era ancora chiaro come sarebbe stato realizzato, incuteva moto timore. Pare addirittura che i due produttori fossero convinti di poter lavorare con uno squalo ammaestrato. Divenuti consapevoli dell’irrealizzabilità di tale idea volevano tirarsi fuori dal progetto.

Spielberg, però, giovane ma intraprendente riuscì ad avere la loro fiducia promettendo di girare in mare aperto con uno squalo costruito in studio. Così, tra tante incertezze e tanti timori il progettò partì.

Fare di necessità virtù

Per la realizzazione del modello dello squalo fu incaricato il reparto effetti speciali della Disney. Vennero realizzati tre modelli per tre inquadrature: destra, sinistra e frontale. Ovviamente non c’era la possibilità di provarli e il trasporto sull’isola delle riprese fu il primo grande problema.

Non appena le riprese iniziarono lo squalo si spaccò in due. Il modello era praticamente inutilizzabile. Erano stati spesi dei soldi inutili, il budget continuava ad aumentare e Spielberg non riusciva a portare a casa le scene. Zanuck e Brown lo misero sotto pressione. In fondo, era un film difficile da girare, con un regista sconosciuto e senza star. Le garanzie di ripresa economica erano pari a zero.

È a quel punto che Spielberg ebbe l’intuizione più fortunata e geniale del film. Decise di girare senza lo squalo. In tutta la prima parte del film, effettivamente, lo squalo non compare mai ma la sua presenza viene suggerita dalla musica inquietante di John Williams. La colonna sonora e il montaggio di Verna Fields, premiato con l’Oscar, furono le svolte risolutive del film.

Spielberg

La grandezza di Spielberg fu quella di riuscire a ricavare da quell’ostacolo insormontabile il motivo vero del successo de Lo squalo. Quello che non vediamo ci farà sempre più paura di qualcosa che si presenta palese ai nostri occhi. La musica martellante di Williams, unita alla consapevolezza di ciò che rappresenta, ci impone di immaginare cosa sta per accadere. E poiché l’immaginazione non ha confini, l’effetto è ancora più inquietante.

Lo squalo, l’uscita del documentario

Questi e tanti altri aneddoti saranno probabilmente raccontati in Jaws@50. Il documentario sarà presentato in anteprima nell’estate del 2025, a cinquant’anni esatti dall’uscita del film il 20 giugno 1975. Sarà possibile vederlo sul canale di National Geographic, ma anche in streaming su Disney+ e Hulu.

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