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Rohrwacher

Alice Rohrwacher dirigerà “Il barone rampante” di Italo Calvino

Alice Rohrwacher porterà sul grande schermo la disobbedienza di Italo Calvino, traducendo in immagini il capolavoro sospeso tra terra e cielo.

I diritti a Our Films e la sfida del grande schermo

Sulla scia dell’ultimo Festival di Cannes, che ha visto il trionfo di Fatherland di Pawel Pawlikowski – vincitore ex aequo con Javier Calvo per la Miglior Regia – i produttori Mario Gianani e Lorenzo Mieli di Our Films mettono a segno un altro colpo straordinario. Reduci da questo grande successo internazionale, i due hanno infatti coronato un inseguimento iniziato nel 2022 con la The Wylie Agency, riuscendo ad acquisire i diritti di un classico senza tempo: sarà Alice Rohrwacher a dirigere l’adattamento cinematografico de Il barone rampante di Italo Calvino.

Si tratta di un’impresa quasi inedita per la trilogia araldica dello scrittore, finora approdata al cinema solo nel 1969 con la versione animata de Il cavaliere inesistente firmata da Pino Zac. Le riprese partiranno nella prima metà del 2027, subito dopo la post-produzione del prossimo film della regista, Tre sorelle incestuose.

La storia di Cosimo e il valore della disobbedienza

L’opera si colloca nel cuore della stagione più spiccatamente fantastica della carriera di Italo Calvino. Pubblicato nel 1957, il romanzo costituisce il secondo capitolo della celebre trilogia I nostri antenati, aperta da Il visconte dimezzato (1952) e conclusa da Il cavaliere inesistente (1959).

Questo fortunato filone allegorico fa da sfondo alle vicende del dodicenne Cosimo Piovasco di Rondò che, nel 1767 nell’immaginaria Ombrosa, per ribellarsi alle rigide regole familiari e a un piatto di lumache, sale su un albero giurando di non scendere mai più. Narrata dal fratello minore Biagio, la storia si snoda tra l’amore per la vicina Viola e la costruzione di una complessa quotidianità sospesa nel vuoto.

Non è però l’innocenza dell’infanzia a muovere questo adattamento. Già durante le prime fasi della trattativa, Lorenzo Mieli aveva infatti confessato a Variety la sua personale visione dell’opera: “L’immagine a cui sono legato di più non è tanto il ragazzino sugli alberi, ma l’uomo adulto che passa tutta la vita su un albero. L’uomo che ha mantenuto la sua promessa e la rigidità nel continuare a disobbedire.”

Il percorso internazionale di Alice Rohrwacher

L’affidamento di un pilastro della nostra letteratura a Alice Rohrwacher non è casuale, ma corona una carriera internazionale nata e cresciuta nei festival più prestigiosi. Il suo esordio alla regia avviene nel 2011 con Corpo celeste, applaudito alla Quinzaine des Réalisateurs di Cannes e premiato con il Nastro d’argento come miglior debutto.

Da quel momento, il legame con la Croisette diventa indissolubile: nel 2014 conquista il Grand Prix Speciale della Giuria con Le meraviglie, mentre nel 2018 si aggiudica il premio per la miglior sceneggiatura grazie a Lazzaro felice.

Negli ultimi anni la regista ha consolidato la sua fama globale prima con il cortometraggio Le pupille (2022), arrivato fino alla candidatura agli Oscar, e poi con La chimera (2023), presentato in concorso per la Palma d’Oro, dove ha ottenuto il Premio AFCAE e una pioggia di riconoscimenti. Un percorso d’autore unico, che ora si prepara a misurarsi con la grande sfida calviniana.