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James Cameron su Avatar: Fire and Ash

Avatar: Fuoco e cenere, James Cameron: “È molto primordiale e molto violento. E questo non era nella sceneggiatura”

James Cameron parla di Avatar: Fuoco e cenere ai microfoni del BAFTA, evidenziando i molti punti di contatto con la realtà di oggi, conflitti inclusi.

Avatar: Fuoco e cenere, l’intervista a James Cameron

Avatar: Fuoco e cenere, un film carico di violenza

Che Avatar: Fuoco e cenere sia il breaking point della saga è qualcosa di cui il regista James Cameron è profondamente consapevole: “Penso che siamo davvero arrivati a un punto culminante. Voglio dire, la vedo quasi come una trilogia, giusto? Il primo film introduce il mondo, Jake e Neytiri. Il secondo film mostra la famiglia e introduce questi nuovi personaggi e una nuova parte del mondo, che, sai, chiamiamo il Villaggio della Barriera, e ovviamente il bellissimo mondo sottomarino. E ora questo terzo film è in qualche modo il compimento di tutto quell’arco narrativo, cioè: va bene, avremo questa enorme, madre di tutte le battaglie con la gente del cielo e risolveremo tutto questo, giusto”.

Uno spiraglio di speranza, anche per il mondo reale di oggi

Cameron, poi, parla del finale di Avatar: Fuoco e cenere, che regala un po’ di speranza agli spettatori e a lui stesso: “Penso al finale finale, se dobbiamo fare spoiler… non entrerò nei dettagli, ma dirò che mi sento soddisfatto perché mostra che c’è speranza… e… nella nostra capacità di connetterci gli uni con gli altri. E c’è un’immagine verso la fine in cui vediamo quel tipo di connessione globale. E… la vediamo davvero. Ed è questo quello che dobbiamo sperare. Dobbiamo sperare che noi, su questo pianeta, abbiamo il potenziale per riuscire a farlo, a vederci l’un l’altro, ad avere abbastanza empatia da smetterla con l’odio e la guerra e le accuse e… il ciclo infinito di violenza e di colpe che vedi in Israele e a Gaza, che vedi in Sudan, che vedi in Ucraina e Russia e in altri luoghi del mondo.

Possiamo evolverci, perché siamo come scimpanzé con le mitragliatrici. Abbiamo l’intelligenza artificiale. Abbiamo l’energia nucleare, le armi nucleari. È come se non potessimo gestirle, quelle cose diventeranno minacce per la nostra esistenza se non riusciamo a evolverci spiritualmente. E, sai, questo film pone anche una domanda importante: “Per che cosa vale la pena combattere?”.

Avatar: Fuoco e cenere e James Cameron: pacifisti a metà

A proposito del messaggio del film, Cameron precisa: “Non è un film completamente pacifista. La cultura dei Tulkun è completamente pacifista. Non combattono nemmeno se la loro vita è in pericolo. Ma non credo che questo sia vero in assoluto. Ci sono cose per cui dobbiamo combattere. E combattiamo contro il fascismo. Combattiamo contro la conquista e cose del genere. Ma dobbiamo essere molto, molto misurati in questo. Dobbiamo ridurre l’escalation ogni volta che possiamo.

Sai, molte delle guerre della mia vita, direi tutte le guerre della mia vita, sono nato nel 1954, non sono guerre giuste, giusto? Voglio dire, una guerra giusta, giusto? Tipo: dovevi combattere, era la cosa giusta da fare. La Seconda Guerra Mondiale forse è molto diversa. Sai, forse era qualcosa che doveva accadere affinché potessimo evolverci, giusto? E speriamo che stiamo evolvendo. Non lo so, a volte mi sento, sai, più fiducioso di altre”.

E il regista cita uno scambio di battute del film:
“- Che cosa dice sempre papà?
– I Sully restano uniti.
– No, l’altra.
– I Sully non mollano mai.
– Esatto. I Sully non mollano mai”.

Sul senso di appartenenza e la ricerca dell’identità dei personaggi

Cameron continua: “Spider all’improvviso sente di appartenere a qualcosa. Tutti in qualche modo trovano il loro posto, dove sentono di appartenere. E non si tratta solo di appartenere per essere protetti, per essere visti e per avere un’identità. Si tratta anche di guadagnarsi il rispetto e quel posto. Sai, Jake ha dovuto guadagnarselo nel primo film, ha dovuto guadagnarsi il diventare davvero Na’vi, sai.

E anche Kiri sta affrontando molti problemi di identità. Sai, quindi tutti i personaggi vengono messi a rischio in questo film. Un rischio profondo, profondo. In modo che abbiamo davvero paura per loro. Per Lo’ak, abbiamo paura per Lo’ak. E quando viene visto… quasi per la prima volta in un certo senso da suo padre, quello è catartico”.

Sul momento più emozionante e inaspettato del film

Sulla scena più emozionante del film il regista non ha dubbi: “Curiosamente, penso che uno dei momenti d’azione più emozionanti sia quando, sai, Neytiri va dietro a Varang, dopo che Varang l’ha attaccata, e lei si gira e va dritta dietro di lei. E sono senza armi. È solo creatura contro creatura, ed è molto primordiale e molto violento. E questo non era nella sceneggiatura. È nato passo dopo passo.

Prima ho detto: beh, Varang ha davvero bisogno di avere la sua creatura, che sia diversa da quella che fanno volare tutti gli altri. Così abbiamo creato questa creatura incredibile, fantastica, che chiamiamo il wraith notturno. In realtà la chiamavamo Ashley. Ma quello era solo per uso interno. E poi ho detto: “Oh, Neytiri e Varang devono combattere”. E così abbiamo semplicemente creato quella scena. Quindi è una creatività che continua all’infinito man mano che vai avanti“.

Sullo spazio in cui sono state girate tutte le scene di performance capture di Avatar: Fuoco e cenere

In chiusura Cameron si sofferma anche sullo spazio pieno di potenziale nel quale ha girato le scene: “Il volume è uno spazio molto contenuto dove facciamo tutta la performance capture per il film, tutto con gli attori, tutte le acrobazie e tutto il resto. Ma è anche una specie di spazio infinito. Puoi fare qualsiasi cosa, qualsiasi cosa tu possa immaginare la puoi fare. E anche agli attori piace, perché io continuo a inventarmi cose. Dicono: ‘Questo non è nella sceneggiatura’. Io dico: ‘Lo so, ma è figo, no?’. ‘Sì, facciamolo’ “.