Al CinemaCon 2026 Charles Rivkin, capo della MPA, riporta l’AI al centro del discorso industriale: creatività sì, ma copyright e pirateria restano il nodo.
Il 14 aprile 2026, dal palco del CinemaCon di Las Vegas, Charles Rivkin ha rimesso l’intelligenza artificiale dentro il cuore del discorso industriale del cinema. Non in forma di slogan, ma come linea ufficiale della Motion Picture Association, cioè l’organizzazione che rappresenta studios come Netflix, Disney, Warner Bros. Discovery, Universal, Sony, Paramount e Amazon MGM Studios. Il messaggio è stato netto: l’AI può rafforzare lo storytelling e migliorare l’esperienza del pubblico, ma non può diventare il grimaldello con cui si svuotano copyright, lavoro creativo e controllo sull’opera.
Cosa ha detto davvero la MPA sull’intelligenza artificiale
Rivkin ha scelto una formula molto precisa: il cinema è sempre nato anche dall’innovazione tecnologica, quindi l’AI va trattata come uno strumento da usare per aumentare la creatività umana, non per sostituirla. Nel suo discorso ha detto che può servire a “migliorare la fan experience” e ad aprire “nuovi formati” per gli artisti, ma ha immediatamente fissato il recinto: sviluppo responsabile, tutela della proprietà intellettuale e difesa del copyright come motore economico e culturale dell’industria. Nello stesso intervento ha ricordato che, per la MPA, i settori core del copyright valgono oltre 2 trilioni di dollari di PIL negli Stati Uniti e sostengono 11,6 milioni di posti di lavoro.
La parte più interessante è che qui Hollywood sta trattando l’AI come una questione di governance industriale: chi può usare questi strumenti, su quali basi legali, e con quali limiti. Quando Rivkin dice che “AI will not alter” la difesa dei diritti fondamentali, sta dicendo una cosa molto concreta: l’industria accetta l’innovazione solo se resta dentro una filiera controllata, negoziata e protetta giuridicamente.
Perché questa presa di posizione pesa davvero
Questa uscita conta perché arriva dopo settimane in cui la MPA aveva già irrigidito la sua linea sull’AI. A fine marzo aveva accolto con favore il National AI Legislative Framework della Casa Bianca, insistendo sul fatto che copyright forte e innovazione devono restare compatibili. In parallelo, Rivkin ha spiegato a Boxoffice Pro che l’AI sta abbassando le barriere d’ingresso alla pirateria, permettendo a soggetti con poca competenza tecnica di creare, confezionare e distribuire contenuti illeciti più rapidamente, mentre la stessa MPA sta usando strumenti AI per rafforzare le operazioni antipirateria.
Il caso simbolo è Seedance 2.0.
Nel discorso al CinemaCon e nell’intervista a Boxoffice Pro, Rivkin ha richiamato il modello video lanciato dalla società cinese dietro il servizio, sostenendo che generava video con personaggi e storie dei grandi film usando IP degli studios senza adeguate salvaguardie. La MPA dice di essere intervenuta subito, di aver chiesto la cessazione dell’attività illecita e di aver poi ottenuto l’annuncio di guardrail da parte di ByteDance.
È qui che il discorso si fa politico e industriale insieme: l’AI va bene finché aiuta i grandi player a lavorare meglio, senza scardinare i rapporti di forza esistenti; diventa un nemico quando salta la filiera ufficiale.
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