Il caso di Francis Kaufmann riaccende la questione Tax Credit: il Ministro della Cultura Giuli annuncia l’introduzione di nuovi correttivi alla legge Cinema.
Con un comunicato stampa degli uffici del MiC del 21 giugno, il Ministro della Cultura Giuli si esprime sulla questione del Tax Credit, annunciando una stretta sui finanziamenti pubblici destinati al settore cinematografico. L’obiettivo è chiaro: impedire che i fondi destinati alla cultura vengano dirottati verso progetti inesistenti o realizzati solo sulla carta. A portare l’attenzione sulla questione, questa volta, è il triste caso di cronaca di Francis Kaufmann.
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“Stiamo intervenendo con decisione per garantire che ogni euro destinato al sostegno del cinema italiano sia realmente utilizzato per produrre cultura, lavoro e valore. Nessun ‘film fantasma’ potrà più approfittare delle risorse pubbliche. Basta sprechi, i soldi dei contribuenti devono andare solo a chi fa davvero cinema”, ha dichiarato il Ministro.
A partire dal 23 giugno 2025, la Direzione generale Cinema e audiovisivo del Ministero della Cultura ha integrato il decreto direttoriale relativo al credito d’imposta “internazionale”, pensato per attrarre produzioni estere in Italia e coinvolgere le maestranze e le imprese locali.
Pur essendo uno strumento funzionale e strategico per lo sviluppo del comparto audiovisivo, il Tax Credit necessita oggi di controlli più rigorosi, volti a garantire una gestione corretta delle risorse pubbliche, evitando così abusi e spreco di fondi pubblici.
Le novità introdotte dal Ministero della Cultura si affiancano alle regole già in vigore per le opere di nazionalità italiana, che prevedono l’obbligo di dimostrare l’effettiva distribuzione in sala o la diffusione su broadcaster nazionali e piattaforme a pagamento soggette a obblighi di investimento, al fine di ottenere il credito d’imposta.
Le nuove misure di controllo, anche per film internazionali, prevedono:
Il Ministro Giuli ha inoltre annunciato l’avvio di verifiche retroattive: “Abbiamo siglato un protocollo con la Guardia di Finanza, abbiamo stanziato 3 milioni e mezzo di euro che abbiamo speso per aumentare il sistema di monitoraggio, sorveglianza, controllo, rendicontazione e certificazione alla fonte, investigando su casi pregressi sospetti. Abbiamo previsto, inoltre, nuove e più dure sanzioni, come la perdita del beneficio fiscale, l’esclusione per cinque anni da qualsiasi agevolazione prevista dalla legge Cinema e, nei casi più gravi, una denuncia per truffa”.
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La stretta sui finanziamenti arriva in un momento particolarmente delicato, segnato dal clamore mediatico suscitato dal caso di Francis Kaufmann, cittadino americano coinvolto in un duplice omicidio a Villa Pamphili, a Roma, e protagonista di un presunto abuso del sistema di Tax Credit. Kaufmann, attualmente detenuto in Grecia e in attesa di estradizione, è sospettato dell’omicidio della sua compagna e della loro bambina di pochi mesi, ritrovate morte all’inizio di giugno a Roma.
Sotto falso nome, Kaufmann avrebbe ottenuto finanziamenti pubblici per la realizzazione di un film intitolato Stelle della notte, la cui effettiva produzione è ora al vaglio degli inquirenti. Registrato con lo pseudonimo di Rexal Ford, il presunto regista avrebbe ricevuto 863.595,90 euro di credito d’imposta dal Ministero della Cultura. Il caso ha fatto emergere gravi falle nei sistemi di verifica delle identità e dei progetti finanziati del cinema italiano.
Pupi Avati, ha commentando la vicenda all’ANSA, dichiarando: “ Occorreva che un mostro uccidesse la propria figlia e la propria compagna perché i grandi media si occupassero del disastro in cui si trova il cinema italiano”.
Anche Sergio Castellitto, all’incontro stampa al Filming Italy Sardegna Festival 2025, ha espresso un forte senso di inquietudine: “Se non fosse una tragedia sarebbe una commedia, non mi sento di dire altro. È veramente inquietante perché la sensazione che si ha è che se è successo una volta è forse già successo altre dieci volte” (in riferimento all’abuso dei finanziamenti del Tax Credit). “Il settore pubblico dovrebbe essere quello di promuovere innanzitutto opere prime e seconde, favorire i giovani. Le migliori storie si raccontano con due righe come quella di un assassino che si spaccia per regista e ottiene dallo Stato oltre 800mila euro per una sua sceneggiatura magari d’amore” ha aggiunto Castellitto.
Il Ministero della Cultura, riguardo il caso Kaufmann, ha confermato che il credito d’imposta era stato formalmente concesso alla società Coevolutions srl, che aveva presentato domanda nel 2020 e nel 2023, corredando la richiesta con documentazione apparentemente regolare. Ma ad oggi, il progetto non è mai partito e sono iniziati gli accertamenti da parte degli inquirenti.
Il caso Kaufmann non sarebbe isolato. Il Ministero ha infatti trasmesso alla Guardia di Finanza una lista di 122 pellicole sospette, per cui si ipotizza un’indebita percezione di fondi pubblici. I dati emersi sono sconcertanti: su 459 film finanziati tra il 2022 e il 2023, ben 345 non sono mai arrivati nelle sale cinematografiche.
In un periodo di grande crisi del cinema italiano, scoprire dati come questi mette i brividi. Trovare lavoro nell’ambito audiovisivo è sempre più difficile, sia per i giovani sia per i professionisti, molti sono infatti fermi da mesi senza prospettive certe. Scoprire che ingenti risorse pubbliche vengono così sprecate, alimenta un sentimento di sfiducia nei confronti dell’intero sistema. Le nuove norme, se applicate con attenzione e rigore, rappresentano un passo importante verso il ripristino dell’efficienza nel settore cinematografico. Ma è altrettanto urgente che il governo affronti anche gli altri nodi strutturali che bloccano la crescita del comparto cinema.
Anche se nell’attuale scenario mondiale il cinema italiano non può e non deve collocarsi al primo posto tra le crisi da risolvere, dobbiamo ricordare che si tratta di un’industria strategica per lo Stato, capace di generare occupazione e valore. Secondo i dati del Mercato Internazionale Audiovisivo (MIA), nel 2025 il comparto cinema e audiovisivo in Italia contribuisce al PIL per circa 696 milioni di euro. Un dato che ci ricorda come questa industria, se sostenuta in modo corretto, possa essere ancora un motore culturale ed economico fondamentale per il nostro Paese.
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