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Hollywood, i chiarimenti sul tema dei migranti
Hollywood: il regista Karim Kassem ha parlato del delicato tema dei migranti legato ad un particolare progetto che li riguarda, con attenzione ai dettagli.
Il regista Karim Kassem, in una recente intervista ha affrontato un argomento decisamente ostico, quello sui migranti, puntualizzando al meglio alcune cose secondo lui basilari.
Hollywood, le parole del regista
Affronta il tema sopra citato in Libano con il progetto Pipes. “Molte persone sono colpite dalla guerra, ma non abbiamo una visione completa della situazione.
Il suo quinto film in cinque anni vedrà la sua prima mondiale assoluta nella sezione Concorso Globo di Cristallo del Festival del Cinema di Karlovy Vary.
Le sue dichiarazioni
L’artista di origini libanesi resta uno dei più prolifici nell’ambito del progetto MENA.
Pipes, presentato in anteprima, è dunque il suo quinto lavoro in cinque anni.
Una sorta di spin-off, volto ad ampliare le vicende di un personaggio inizialmente secondario nel suo dramma del 2024 Moondove. Il personaggio è Hassan (Ghassan Saad), il quale nonostante il raggiungimento della pensione, continua ad aiutare i suoi vicini nel villaggio libanese. Vedrà però la perdita del suo caro amico, e scoprirà man mano che questa non è accaduta per un incidente.
Ai microfoni di Variety, ha affermato di aver ricevuto molti messaggi dal pubblico.
“Non credo di aver mai visto un film di finzione girato in un villaggio con un cast di non professionisti come questo. Volevo esplorare a fondo il villaggio, coinvolgere gli abitanti nella recitazione. Il personaggio di Hassan ci ha permesso di muoverci per il villaggio con la sua auto, e il suo mondo era intriso di umorismo, un aspetto che volevo esplorare.”
Ha poi aggiunto:
“Pipes mi ha dato l’opportunità di approfondire davvero le sfumature dei problemi che questo villaggio affronta quotidianamente, i problemi idrici e anche la questione dei migranti, dove ci sono persone che scompaiono ma nessuno si interessa a loro perchè sono migranti.”
L’amico di Hassan è un lavoratore migrante, con dialoghi affrontati con estrema delicatezza.
“Ho lavorato nel settore dell’informazione, e mio padre è un produttore di notiziari, quindi le notizie mi hanno accompagnato praticamente per tutta la vita. Non puoi sfuggirvi se vieni dal Libano, con tutte le guerre continue che si susseguono da prima che nascessi. Forse non sono molto bravo a realizzare film politici perchè non è il mio campo di competenza, ma grazie alla mia formazione in Studi Filosofici, ho una propensione a fare quel tipo di cinema in cui potrei porre le stesse domande.
Ma magari da una porta indiretta. Generalmente parto da una domanda più ampia, come ad esempio qual è il senso della vita, che è in definitiva ciò che dà inizio al film, per poi affrontare gli altri temi.”
Sottolinea come gli ultimi suoi due film si siano concentrati sull’acqua, da sempre ritenuta come una della cause dei maggiori conflitti umani.
“Credo che molte persone siano colpite dalla guerra, ma spesso non ne vediamo il quadro completo. Come regista, voglio esaminare aspetti che potrebbero essere stati trascurati, creare qualcosa che a prima vista sembri una cosa, ma che poi si trasformi. E’ quello che so fare meglio, quindi continuerò su questa strada.”
Riguardo il suo essere così proficuo, lo deve alla sua determinazione e competenza tecnica. Dice che il vero segreto è girare film a basso budget, per poi puntare tutto sulla post-produzione. Ringrazia il Doha Film Institute per i finanziamenti, senza i quali sarebbe stato impossibile realizzare il progetto.
Conclude sul fatto che ci dovrebbe essere più apertura in questo senso, con registi altrettanto bravi che meritano di essere sostenuti.