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Disney: si prevede il licenziamento di 1.000 dipendenti

Disney ha previsto il licenziamento di oltre 1.000 dipendenti. Questo mentre Josh D’Amaro passa al ruolo di CEO del colosso dei media dopo anni all’interno dell’azienda.

Il Wall Street Journal è stato il primo a riportare il piano di licenziamento della Disney. Secondo il quotidiano newyorkese, questa decisione avviene in contemporanea con la nomina a CEO di Disney il dirigente Josh D’Amaro, attivo nella multinazionale americana da 27 anni.

Chi è Josh D’Amaro

Il dirigente Josh D’Amaro è diventato ufficialmente amministrato delegato della Walt Disney Company ad inizio 2026, succedendo a Bob Iger, che ha detenuto il ruolo dal 2005 al 2020 e dal 2022 fino a quest’anno.

La carriera di D’Amaro all’interno del colosso statunitense inizia 27 anni fa. Dal 1998 al 2008 è stato vicepresidente delle vendite e del marketing per il settore dei viaggi. Nel 2008 viene nominato direttore finanziario del business Disney Consumer Products Licensing, mantenendo la posizione per circa due anni. Per i successivi due anni ricopre il ruolo di vicepresidente della Adventures by Disney Travel Services, azienda che offre vacanze guidate a tema Disney per gruppi e famiglie verso varie destinazioni nazionali e internazionali. Negli anni successivi ha ricoperto i ruoli di  vicepresidente di Disney’s Animal Kingdom, dal 2017 al 2020 come CCO del Walt Disney World Resort, e infine dal 2020 in poi come presidente di Disney Experiences.

La decisione dei licenziamenti è avvenuta poco dopo la sua nomina a CEO del gruppo, proclamata all’unanimità il 3 febbraio e ufficializzata il 18 marzo, giorno dell’assemblea annuale dell’azienda.

I motivi dei licenziamenti

Secondo quanto riportato dalle fonti statunitensi, Disney è l’ultimo colosso dell’intrattenimento a cercare una riduzione della forza lavoro di fronte all’incertezza sul futuro economico a breve termine. Questo a causa soprattutto della guerra in Iran, di conseguenza l’aumento dei prezzi del petrolio e dinamiche allegate. Anche un altro colosso dell’intrattenimento, la Sony Pictures Entertainment, ha confermato la decisione di voler tagliare centinaia di posti di lavoro.

Tornando alla Disney, l’azienda già da qualche anno ha affrontato tagli su larga scala al personale. L’ultima volta è stato nel 2023 (al tempo il CEO era Bob Iger), quando l’azienda ha tagliato circa 7.000 posti. Se aggiungiamo i 1.000 tagli in arrivo, si parla di numeri molto importanti, dato comunque che Disney conta nel mondo 231.000 dipendenti tra part-time e posti fissi. Circa il 76% dei totali è a tempo pieno e circa 172.000 di loro lavorano negli Stati Uniti.

La strategia portata avanti da Iger e seguita da D’Amaro, oltre al già citato periodo di crisi globale dovuto ai conflitti armati sparsi per il mondo, che colpiscono moltissime fasce del mercato globale, è dovuto anche a motivi di riorganizzazione interna. Questo si è tradotto in una riduzione delle spese operative per eliminare le duplicazioni e rendere il marketing più efficiente, unificando il marketing sotto un’unica struttura.