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Euphoria: il lutto di Angus e il futuro incerto della serie
Euphoria: Sam Levinson tiene vivo il ricordo di Fezco nella terza stagione, mentre il futuro della serie resta sospeso tra fine e rinascita.
Alla première di Los Angeles, Sam Levinson, intervistato, parla di Angus Cloud e del suo personaggio, Fezco:
«Non sono riuscito a tenerlo in vita nella vita reale, ma sono riuscito a mantenerlo vivo nella serie. Amavo Angus profondamente e ho lottato duramente per mantenerlo pulito mentre era qui. Penso che la sua morte mi abbia fatto fare un passo indietro a chiedermi: qual è la storia che voglio raccontare, cos’è che voglio dire? Cosa conta nella vita. E se avessi dovuto fare un’altra stagione, avrei voluto assicurarmi che parlasse di un’idea più ampia sul significato, lo scopo e chi siamo. Mi ha fatto venire voglia di affrontare il concetto di fede e di credenza come qualcosa di più grande di noi stessi».
La terza stagione di Euphoria nasce da qui. Tutto il resto viene dopo. Prima di tutto c’è una scelta: non cancellare Cloud o trasformarlo in un’assenza silenziosa, ma farne una presenza narrativa, un atto di memoria.
In un’industria che spesso archivia i traumi come incidenti di percorso, Euphoria fa dunque l’opposto: il personaggio di Fezco resta non come cameo simbolico, ma come personaggio vivo, inserito in un arco narrativo, definito da Levinson come uno dei più importanti dell’intera stagione. Una decisione dal peso emotivo e artistico, grazie alla quale la serie smette di essere solo uno show generazionale e diventa qualcos’altro: una riflessione esplicita sulla perdita e sul senso di continuare.

Euphoria cambia tono
La morte di Cloud cambia inevitabilmente il ritmo, il tono, l’ambizione stessa della serie. Euphoria rallenta, osserva, si interroga. Non vuole più scioccare a tutti i costi. Vuole capire. Vuole dare una forma al dolore, non anestetizzarlo con l’estetica. Da qui nasce anche il salto temporale:
«Mi piaceva l’idea di una sorta di selvaggio West dell’età adulta e della sensazione di frontiera in cui tutto è possibile. Questo era in un certo senso lo sfondo che mi interessava: chi erano diventati questi personaggi e le conseguenze delle loro azioni?», ha precisato Levinson.
Niente regole chiare, niente protezioni, quindi. Rue, Cassie, Nate, Lexi, Maddy nella nuova stagione sono oramai soli davanti alle conseguenze delle scelte fatte. La droga non è più trasgressione, è sopravvivenza. L’amore non è più eccitazione, è dipendenza. Il successo non è più desiderio, è una promessa fragile che può rompersi da un momento all’altro.
Rue, in particolare, diventa il centro emotivo di una serie che guarda in faccia la possibilità della fine. Non solo la fine di una fase della vita, come ha accennato Zendaya di recente, anche se Sydney Sweeney e Alexa Demie non confermano né smentiscono nulla. Ma l’aria è chiaramente cambiata.

E se fosse davvero la fine?
Non ci sono ancora dichiarazioni ufficiali da parte di HBO sulla fine della serie. Tuttavia, Levinson lo ha detto chiaramente:
«Affronto ogni stagione come se fosse l’ultima, davvero. Quando metto giù la matita a fine giornata o quando blocco il mixaggio audio finale, dico: ‘È qualcosa di cui vado fiero? Se fosse questo, sarei felice?’. E lascio il resto sulla scrivania di Dio».
In un panorama seriale ossessionato dall’allungamento infinito, Euphoria fa qualcosa di radicale: contempla l’idea di fermarsi quando fa ancora male. Quando il racconto ha ancora qualcosa da perdere. Che la serie continui o si chiuda qui, la terza stagione segna comunque una trasformazione definitiva. Dall’adolescenza spettacolare alla fragilità adulta. Dall’urgenza di sentire al bisogno di capire.
Forse Euphoria non finirà davvero. Ma non sarà mai più la stessa. Per il momento la nuova stagione debutterà ufficialmente il 13 aprile 2026 (in Italia su Sky e in streaming su Now).