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Festa del Cinema di Roma, si parte con Berlinguer- La grande ambizione
Apre la diciannovesima Festa del Cinema di Roma il biografico Berlinguer – La grande ambizione di Andrea Segre. Alla conferenza stampa il regista e il cast.
L’anno scorso ad aprire la diciottesima edizione della Festa del Cinema di Roma fu il film rivelazione dell’anno. C’è ancora domani ha avuto una delle evoluzioni, quantomeno in termini di vendite, più inaspettate degli ultimi anni. Quest’anno a dare il via alla manifestazione un altro film (stavolta dichiaratamente) politico.
Berlinguer- La grande ambizione ripercorre cinque anni della vita del segretario del PCI Enrico Berlinguer. Si parte dall’attentato a Sofia nel 1973 e si termina poco dopo la morte di uno dei volti chiave della Democrazia Cristiana, Aldo Moro. I momenti intimi e familiari sono pochi in un racconto che certamente preferisce focalizzarsi sulla storia politica. La “grande ambizione” del titolo, infatti, fa riferimento alla determinazione di Berlinguer nell’inseguire quel “compromesso storico” che avrebbe unito le due forze popolari più forti nell’Italia di quegli anni.
Andre Segre, attivo soprattutto come documentarista, alterna il girato a diverse immagini di repertorio. Il risultato è un lavoro filologico, forse un po’ didascalico, che probabilmente avrà un appeal maggiore sui giovani. La politica, infatti, risulta profondamente cambiata, e a chi quegli anni non li ha vissuti il film offre certamente spunti di riflessione.
Festa del Cinema di Roma, la conferenza stampa
Alla conferenza stampa seguita alla proiezione erano presenti il regista, il cast, i produttori e lo sceneggiatore, Marco Pettenello.
Andrea Segre ha raccontato di come l’idea del film sia nata grazie al libro Eppure il vento soffia ancora di Piero Ruzzante. Il quasi omonimo brano di Pierangelo Bertoli non a caso fa parte della colonna sonora del film. “La sfida di unire repertorio e messa in scena è stato un mio pallino dall’inizio” ha poi aggiunto il regista. A tal proposito ha ammesso di essersi ispirato a Milk di Gus Van Sant, che pure fa un mix storico e poetico di girato e immagini d’archivio.
Per quanto riguarda la sceneggiatura c’è stato un lavoro di quasi due anni. Oltre alla lettura di diverse biografie di Enrico Berlinguer, Segre e Pettenello hanno lavorato su più di cinquanta interviste. Il risultato, dunque, è stato il prodotto delle parole di familiari, amici, ex colleghi di partito ed estimatori. Infine, hanno avuto accesso alle relazioni che seguivano le riunioni di partito, tutte conservate all’Istituto Gramsci. Il film si presenta, infatti, anche come omaggio al pensiero e agli ideali del suo protagonista.
Elio Germano sul suo lavoro
Elio Germano regala, come negli ultimi progetti che lo hanno visto protagonista, una grande prova nei panni di Enrico Berlinguer. A proposito del lavoro sul corpo ha ammesso che più che lavorare sull’esteriorità ha provato a cogliere la problematicità del ruolo del segretario. “L’approccio è stato quello di approfondire le questioni” ha dichiarato.
E in effetti il suo Berlinguer è riflessivo, dubbioso, posato nelle parole, come in continua fase di ragionamento. L’attore ha sottolineato di essersi focalizzato sulla fatica, sull’inadeguatezza, e sul peso della responsabilità che inevitabilmente l’uomo sentiva. Tra gli aspetti che l’hanno colpito del suo personaggio c’è la sua tendenza naturale a “mettersi a disposizione della collettività”. Una fatica che Germano definisce “cristica” di mettersi al servizio, di essere colui che si impegna a tirare le fila del discorso. Un aspetto che non è più così comune, non solo in politica ma nella società tutta.
In chiusura, l’attore ha ricordato come Berlinguer fosse definito “segretario” e non “leader” come oggi accade ai capi di partito. Una differenza semantica importante, che non può che far riflettere.
Il film uscirà in sala il 31 ottobre distribuito da Lucky Red.
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