Goldrake su Rai 2: ritorno di un mito per nuove generazioni
Goldrake il leggendario robot tornerà dopo quasi mezzo secolo a difendere la Terra, in una veste rinnovata che parla al presente senza dimenticare il passato.
L’8 settembre 2025 non sarà un giorno qualunque: segnerà il ritorno di Goldrake su Rai 2 alle 8 di mattina.
Goldrake: un mito senza tempo
Goldrake non è solo un cartone animato. È un rito collettivo, un simbolo capace di unire padri e figli davanti allo schermo. Nato dalla mente visionaria di Go Nagai nel 1975, arrivò in Italia nel 1978 diventando colonna sonora dell’infanzia di milioni di persone.
Le sue avventure erano un invito a credere nella giustizia e a non arrendersi, anche quando le battaglie sembrano perse.
Il ritorno del 2025 è un abbraccio tra generazioni, un risveglio di meraviglie sopite.
La storia di Goldrake
Ufo Robot Goldrake, creato da Go Nagai nel 1975, racconta la storia di Actarus, principe del pianeta Fleed, costretto a fuggire dopo che le forze di Vega hanno distrutto la sua patria.
Rifugiatosi sulla Terra, sotto la protezione del dottor Procton, Actarus combatte a bordo del gigantesco robot Goldrake per difendere il pianeta d’adozione dalla stessa minaccia che ha annientato il suo mondo.
È la lotta eterna tra chi protegge e chi conquista, tra memoria e futuro.
La prima volta in Italia
In Italia Goldrake arrivò il 4 aprile 1978 su Rai 2, diventando il primo anime robotico trasmesso dalla televisione pubblica.
All’epoca suscitò discussioni accese: c’era chi lo accusava di essere “troppo violento” per i bambini e chi, invece, ne riconosceva la potenza narrativa e simbolica.
Quella prima sigla, quelle immagini, segnarono l’immaginario collettivo di una generazione che imparò a scandire i pomeriggi al ritmo di “Alabarda spaziale!”.
Un mito di nome Go Nagai
Go Nagai è uno dei padri del genere mecha, innovatore capace di dare a un robot gigante un’anima e una storia profondamente umana.
Con Goldrake ha creato un mito transgenerazionale, unendo epica fantascientifica e simbolismo universale.

Pseudonimo di Kiyoshi Nagai, nasce il 6 settembre 1945 a Wajima, nella prefettura di Ishikawa in un Giappone che cerca di rialzarsi dalle macerie del dopoguerra.
La sua infanzia è un intreccio di silenzi e immagini, di tradizione e nuove possibilità che cominciano a insinuarsi, portate da fumetti americani e racconti fantastici. È un ragazzo che impara presto a leggere il mondo attraverso storie, a cercare rifugio e verità nell’immaginazione.
La malattia che lo costringe a fermarsi è, in fondo, l’inizio di un viaggio: una pausa in cui il tempo si dilata e la mente si apre a orizzonti inesplorati. Nel silenzio della convalescenza nasce il desiderio di creare, di dare forma a mondi che parlano di ribellione e fragilità, di potere e umanità.
Diventa allievo di Shotaro Ishinomori, imparando a intrecciare narrazioni che non si limitano al semplice racconto, ma che portano con sé le ombre e le luci della vita. Negli anni Settanta, Go Nagai infrange le convenzioni: introduce la violenza come elemento narrativo, la complessità dei sentimenti, l’ambiguità dell’eroe.
Nascono così opere iconiche come Devilman, Mazinger Z e Getter Robot.
Goldrake: top mecha
Con Goldrake non disegna solo un robot: traccia il confine tra esilio e appartenenza, tra memoria e speranza. Il mecha diventa un corpo che custodisce l’anima, un’eco di sogni spezzati e riscoperte.
Nagai non ha mai considerato i robot come semplici armi: per lui, sono estensioni dell’anima umana, specchi in cui riflettersi e strumenti per raccontare l’eterno conflitto tra distruzione e protezione.
Oggi, a quasi ottant’anni, è ancora attivo e rispettato come un visionario che ha saputo parlare a intere generazioni, unendo la cultura popolare alla profondità filosofica.
La genesi e l’impatto sociale
Goldrake non è solo un cartone. È stato un linguaggio nuovo, un messaggio criptato di coraggio e lealtà.
Negli anni ’70, in un’Italia che si stava aprendo al mondo, portò colori, suoni e una visione dell’eroismo diversa da quella occidentale: fragile e determinata, malinconica e fiera.
Oggi, rivederlo alle 8 del mattino è come riaccendere una candela in un’ora di quiete: una chiamata alla meraviglia che attraversa il tempo.
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