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Harvey Keitel, la sua visione del cinema
Harvey Keitel: l’attore, volto noto nel mondo hollywoodiano, ha deciso di dire la sua in una recente intervista riguardo il cinema del presente e del futuro.
Harvey Keitel, star del cinema americano e internazionale, ha espresso le sue opinioni riguardo il ruolo che ha e avrà il cinema nel prossimo futuro.
Harvey Keitel, il suo parere
Keitel vede il cinema come una forza di cambiamento e uno strumento per curare i nostri pregiudizi e cita Aristotele.
Il leggendario attore, in un’intervista rilasciata durante la sua terza partecipazione al festival del cinema di Karlovy Vary, ha spiegato i motivi per cui non ha mai diretto un film, dato consigli agli attori, parlato della vita a Los Angeles e New York e infine accennato a un film a cui sta lavorando con la moglie.
Harvey Keitel, le sue dichiarazioni
Si dichiara grande sostenitore del cinema e dell’arte in generale, viste come forze chiave per unire le persone e per attivare il pulsante del cambiamento. Tira in ballo anche il grande filosofo Aristotele.
Durante l’intervista con The Hollywood Reporter, domenica scorsa, Keitel ha parlato di molti argomenti interessanti.
“Credo che nel mondo tumultuoso di oggi, quando le persone sono così ostili l’una all’altra per motivi banali- non hanno mai sentito l’espressione nessun pregiudizio, ovvero lasciare che le persone siano ciò che vogliono essere senza opporsi, senza uccidersi a vicenda per religione, colore della pelle o politica- è qui che entrano in gioco le arti.
Fatti, non parole
Le parole da sole non bastano a cambiare una cultura. E’ necessaria una forza estetica, e questa è l’artista. Quindi, festival cinematografici come Karlovy Vary, Cannes, il Tribeca Film Festival, ecc., dove gli artisti possono venire, mostrare le loro opere e condividere con il pubblico il loro punto di vista sulla vita, possono fornire la forza estetica necessaria per innescare il cambiamento.”
Vede tale cambiamento come motore fondamentale per evolverci, guarire dagli schemi dei pregiudizi e iniziare a comprenderci di più.
“Ciò è particolarmente necessario ora, a causa di tutte le guerre, i conflitti e la politica.”
La recitazione secondo lui è un ottimo modo per conoscersi meglio, come artisti e come persone.
“Il vero dono è imparare a conoscere se stessi attraverso l’arte- afferma a THR– E questo apre la mente invece di rimanere rigidi nelle proprie convinzioni. Sono bianco, Sono nero. Sono cristiano, sono ebreo, e così via. Quando mi sono avvicinato al teatro a New York, ho incontrato persone di diverse fedi, e questo mi ha davvero cambiato.”
La scelta di non dirigere un film
La domanda per cui non ha mai diretto un film. Questa la sua risposta:
“Quando raggiungi un certo livello, come ho avuto la fortuna di fare io, recitare significa lavorare con il regista di se stessi. Non ho avuto il tempo di diventare regista e non avevo la formazione necessaria.
Ma ho avuto la fortuna di incontrare persone che ce l’avevano, quindi la mia formazione è diventata il teatro e il cinema, e queste persone meravigliose con cui ho avuto la fortuna di lavorare: Scorsese, Tarantino, Jane Campion, Lina Wertmuller, Theo Angelopoulos e molti altri.
Perdonatemi se mi dimentico di qualcuno.”
I prossimi lavori
Sui suoi prossimi progetti in arrivo invece afferma:
“Sto girando un film con mia moglie, Daphna Kastner Keitel, che è regista, sceneggiatrice e attrice. Ci stiamo lavorando a Los Angeles, dove viviamo ora. Non posso dirvi di cosa parla, perchè parla di scoperta.
Usare l’arte del cinema come forza estetica per le persone intorno a noi …per crescere e cercare di sradicare i pregiudizi e la miopia.”
La sua vita attuale
Conclude parlando della sua attuale vita in quel di Los Angeles:
“Mi piace. Mi manca New York, ovviamente. Ma la New York di una volta. Era diversa dalla New York di oggi. New York è cambiata moltissimo dalla pandemia e da quello che sta succedendo nel mondo della cultura in questo momento.”
Parole forti, veritiere, segno che l’arte può ancora fare la differenza.