L’Academy aggiorna le regole sugli Oscar: l’AI potrà essere usata nei film, ma attori e sceneggiatori premiabili dovranno restare umani. Per giudici e presentatori, si vedrà.
Hollywood ha passato un secolo a vendere fantasmi: mostri, androidi, replicanti, cloni, corpi rifatti al computer, morti riportati in scena con la grazia funebre del digitale. Poi l’intelligenza artificiale ha bussato davvero alla porta, non come trama da fantascienza ma come attrice, sceneggiatrice, voce, volto, manodopera invisibile.
Il pacchetto di regole annunciato dall’Academy of Motion Picture Arts and Sciences venerdì 1 maggio 2026, non riguarda solo l’intelligenza artificiale: è una revisione ampia in vista dei 99esimi Oscar, fissati per domenica 14 marzo 2027. Il punto più esplosivo è nella Rule Two, dove l’Academy si riserva il diritto di chiedere informazioni sull’uso dell’AI generativa e sull’autorialità umana.
Da qui in avanti, ogni film che integrerà l’AI entrerà agli Oscar con una seconda campagna promozionale incorporata: non solo trailer, interviste e red carpet, ma anche sospetti, verifiche, accuse di “troppa AI” e difese d’autore.
Gli Oscar mettono l’AI alla porta, ma solo dalla sala dei premi
Le nuove regole per gli Oscar 2027 dicono una cosa precisa: gli strumenti di intelligenza artificiale potranno essere usati nella realizzazione dei film, ma attori AI e sceneggiatori AI non saranno eleggibili. Per concorrere nelle categorie di recitazione servirà una performance “dimostrabilmente” eseguita da un essere umano, con consenso. Per le sceneggiature, il testo dovrà restare attribuibile a un autore umano.
È una formula prudente, da istituzione che sa benissimo di camminare su vetro sottile. L’Academy non chiude il set alle macchine. Non potrebbe nemmeno farlo: l’AI è già dentro montaggio, effetti visivi, doppiaggio, pre-produzione, scrittura assistita, restauro, marketing. Però prova a fissare un punto minimo: quando arriva il momento della statuetta, bisogna capire chi ha recitato, chi ha scritto, chi ha scelto.
E soprattutto chi può essere premiato.
Così un’opera abbastanza ambigua da far discutere il confine tra mano umana e macchina rischierà di ottenere esattamente ciò che ogni ufficio marketing sogna: attenzione gratuita, articoli, dibattiti, indignazione e curiosità.
L’AI fa il titolo, ma l’Academy ha riscritto mezzo manuale di accesso alla statuetta
Il regolamento tocca anche altro: il miglior film internazionale potrà qualificarsi non solo tramite la selezione nazionale, ma anche vincendo il massimo premio a Berlino, Busan, Cannes, Sundance, Toronto o Venezia; l’Oscar internazionale andrà al regista per conto del Paese, non più solo al Paese.
Gli attori potranno ricevere più nomination nella stessa categoria; il premio al casting potrà essere assegnato fino a tre persone; la fotografia avrà una shortlist fissa di 20 film; per votare gli effetti visivi in finale i membri dovranno aver visto i reel “before and after” da tre minuti caricati sulla Academy Screening Room.
Le scadenze sono già fissate: primo termine per corti e documentari il 13 agosto 2026, film internazionale entro il 30 settembre 2026, documentario lungometraggio entro il 15 ottobre, colonna sonora originale entro il 4 novembre, categorie generali e miglior film entro il 12 novembre 2026.
La fantascienza è diventata una clausola del regolamento
Il caso degli attori digitali, da Tilly Norwood alle performance ricostruite o completate con strumenti generativi come il recente caso Val Kilmer, ha reso il problema troppo concreto per continuare a far finta di niente, vista la realistica possibilità di fabbricare una carriera senza vita biologica, un talento senza salario.
La regola pesa anche per la sua contraddizione intrinseca: l’Academy non squalifica l’AI, non protegge davvero gli artisti, non mette ordine nel mercato, nei contratti, nel consenso o nell’uso delle immagini postume. Lascia che la macchina entri nei processi produttivi, dove costa meno e protesta zero. Hollywood ha bisogno dell’AI.
Semplicemente le negherà il palco quando arriverà il momento elegante della premiazione, sempre che non arrivi a sostituire anche giudici e presentatori.