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Il cinema europeo chiede all'UE di salvare il programma MEDIA

Il cinema europeo chiede all’UE di salvare il programma MEDIA

Oltre 4.800 professionisti del cinema chiedono all’UE di proteggere il programma MEDIA, la riforma AgoraEU indebolisce fondi, sale, festival e produzioni indipendenti.

Francis Ford Coppola, Juliette Binoche, Sandra Hüller, Stellan Skarsgård, Joachim Trier, Ruben Östlund e Vicky Krieps sono tra gli oltre 4.800 professionisti del cinema che hanno firmato la lettera aperta “Europe needs cinema, Cinema needs Europe”.

L’appello chiede a Commissione Europea, Parlamento Europeo e Stati membri di proteggere e rafforzare il programma MEDIA, attivo da 35 anni a sostegno del cinema europeo. Il testo arriva mentre l’Unione Europea discute la creazione di AgoraEU, nuovo grande contenitore che accorperebbe cultura, media e società civile.

Il rischio, secondo i firmatari, è che il cinema indipendente europeo perda uno strumento mirato, costruito in tre decenni per sostenere sviluppo, produzione, distribuzione, sale, festival e formazione.

AgoraEU e MEDIA+: perché il cinema europeo è in allarme

MEDIA oggi rientra in Creative Europe e ha linee di finanziamento definite, pluriennali e riconoscibili. La proposta UE prevede invece di farlo confluire in Media+, dentro AgoraEU, insieme a sostegni per audiovisivo, videogiochi, informazione e giornalismo.

La Commissione Europea ha proposto 8,6 miliardi di euro per AgoraEU nel quadro finanziario pluriennale 2028-2034; il Parlamento Europeo ha suggerito in aprile di portare la cifra a 10,7 miliardi. Ma il settore teme che l’aumento complessivo non garantisca fondi dedicati al cinema e all’audiovisivo.

Secondo un’altra stima citata dall’industria, il budget passerebbe dagli attuali 2,44 miliardi di euro per il 2021-2027 a 3,2 miliardi per il 2028-2034, ma dentro un perimetro più largo, quindi potenzialmente meno protetto.

“Non ci sono economie di scala nella narrazione”

La lettera insiste sulla natura artigianale e industriale del cinema. “Filmmaking is a collaborative art“, si legge, ma ogni film resta “a prototype“, impossibile da produrre come merce seriale: “There are no economies of scale in storytelling“.

Il programma MEDIA viene definito lo strumento politico che permette a film cechi, italiani, svedesi, sloveni, portoghesi o belgi di esistere dentro “a common house”. I firmatari ricordano che MEDIA ha sostenuto opere europee dalla scrittura alla produzione, dalle uscite in sala e online ai festival, dalla formazione professionale all’aggiornamento delle competenze.

E rivendicano un dato forte: MEDIA rappresenta appena lo 0,2% del budget dell’Unione Europea, mentre la politica agricola comune pesa per circa il 32%.

Cannes 2026 diventa il campo di battaglia del cinema europeo

Il tempismo non è casuale. Gli Stati membri dovrebbero adottare una prima posizione sulla proposta il 12 maggio, lo stesso giorno dell’apertura del 79° Festival di Cannes. La commissaria europea Henna Virkkunen è attesa sulla Croisette il 15 e 16 maggio, proprio mentre il futuro di MEDIA sarà uno dei temi più discussi tra i professionisti europei.

Tra i firmatari figurano anche registi presenti o vicini a Cannes 2026: Rodrigo Sorogoyen con The Beloved, Lukas Dhont con Coward, Paweł Pawlikowski con Fatherland e Arthur Harari con The Unknown. La chiusura della lettera è durissima: “There are no shared values, no democracy, and no European soft power, without artistic creation”.

La lettera in definitiva dice una cosa semplice: il cinema europeo costa poco, rende molto e tiene in piedi un pezzo dell’identità culturale del continente. Se l’UE riuscirà a indebolirlo proprio mentre dice di volerlo “razionalizzare”, sarà il solito capolavoro burocratico: salvare la cultura mettendola in un cassetto più grande, dove nessuno la trova più.