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Mickey Rourke

Mickey Rourke: un genio incompiuto di Hollywood

Dopo gravi problemi economici, lo sfratto e l’allontanamento dal grande cinema, Mickey Rourke sembra avere accettato una nuova chance per rientrare nel cinema che conta. 

Mickey Rourke è una di quelle figure cinematografiche che lasciano l’amaro in bocca. Nel grande schermo da quasi 50 anni, un inizio sfavillante, il progressivo declino (testimoniato dai suoi interventi chirurgici che lo hanno reso un uomo irriconoscibile) per poi un inaspettato ritorno, fino a sfiorare con un dito il premio Oscar. E poi di nuovo il fallimento professionale ed economico. Ma adesso, ancora una volta, sembra che la sua carriera sia tornata sulla retta via, e noi lo speriamo.

Una carriera da montagne russe

Tanti sono i talenti hollywoodiani che, nonostante le evidenti doti attoriali di prima fascia e una carriera che sembrava promettere fiumi di premi e gloria, non sono poi riusciti e confermarsi. E non sempre per colpa o scelte loro. Lo sappiamo, l’industria cinematografica può essere una vera giungla. Gli esempi sono tanti, da Shia LaBeouf a Cuba Gooding Jr., da Lindsay Lohan a Winona Ryder. Tutte figure con un inizio carriera impressionante e poi o l’improvvisa scomparsa o una ritirata nella serie B del cinema.

Mickey Rourke è un esempio forse ancora più evidente: talento magnetico e sbalorditivo fin dagli anni ’80, ha iniziato a lavorare con registi già icone del cinema. Steven Spielberg lo sceglie per 1941 – allarme a Hollywood nel 1979, poi Michael Cimino in I cancelli del cielo del 1980. La sua carriera continua a volare con 9 settimane ½ (1986) di Adrian Lyne accanto a Kim Basinger, ma soprattutto in Angel Heart – ascensore per l’inferno (1987), diretto da Alan Parker, in cui recita a fianco di Robert De Niro, il suo idolo. Dopodiché il progressivo declino.

I ruoli importanti iniziano a scarseggiare, in una realtà cinematografica che non lo considera più appetibile. Questo dovuto soprattutto al ritorno nel mondo del pugilato (frequentato già in giovane età), a presunte frequentazioni nel mondo della tossicodipendenza e agli interventi chirurgici al volto, un’iniziativa che lo penalizza molto e che lo priva del ruolo di sex symbol. La figura di attore poco gestibile sul set lo esclude ulteriormente dal cinema che conta.

Il cielo sfiorato con un dito

L’unica performance di valore dall’inizio del nuovo millennio e per i successivi anni è in The Pledge (La Promessa), film del 2001 diretto da Sean Penn, al fianco di Jack Nicholson e Benicio Del Toro. Un ruolo marginale ma dal forte impatto emotivo. Questo a dimostrazione che la qualità all’attore statunistense non è mai mancata.

Il definitivo rientro o, se vogliamo, la consacrazione tardiva, Rourke la ottiene per l’interpretazione di Randy “The Ram” Robinson nel film The Wrestleruscito nel 2008 e diretto da Darren Aronofsky. Una performance davvero unica e inaspettata, che unisce il mondo del cinema a quello del wrestling, le sue passioni. A quel punto i riconoscimenti arrivano: nel 2009 vince il BAFTA, in Golden Globe e molti altri premi internazionali. Il premio Oscar è ad un passo, ma nonostante la candidatura viene scavalcato da Sean Penn per la sua interpretazione in Milk. Un premio che sarebbe stato più che meritato.

Il successivo crollo….e la nuova risalita?

La carriera professionale ritorna a bassi livelli. Ormai il ruolo per il quale viene considerato è quello di emarginato sociale e antieroe. L’età inizia a farsi sentire (il prossimo settembre compirà 74 anni) e le successive scelte economiche e professionali tornano a penalizzarlo molto.

Negli ultimi mesi tuttavia sembra che le cose siano più che cambiate. L’ex sex symbol sta attualmente lavorando in Sol Hershowitz’s Guide to Extraterrestrial Life, film ambientato nello Utah, nel quale interpreta un paranoico ex cospirazionista militare che sostiene di aver rubato tecnologia aliena al governo. La sua agente ha dichiarato che sarà uno dei protagonisti del progetto, e che la produzione lo ha reso molto entusiasta.

Vedremo se questo potrà essere il primo passo verso un rientro affermato nel cinema che conta.