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Netflix vince l’asta e acquista Warner Bros

Netflix e Warner Bros Discovery: sarà la morte del cinema?

Netflix è orami certa di chiudere l’accordo con WBD, a confermarlo sono i co-CEO di Netflix Sarandos e Peters. Ma cosa comporterà davvero questo accordo?

Netflix è ormai certa di chiudere l’acquisizione di Warner Bros. Discovery (WBD) senza ostacoli, e a confermarlo sono direttamente i co-CEO Ted Sarandos e Greg Peters.

Il settore dell’intrattenimento sta entrando in una nuova fase di concentrazione strategica. Non si tratta più soltanto di integrazioni verticali o orizzontali: ciò a cui assistiamo è una vera e propria colonizzazione del mercato globale dei contenuti. In questo scenario, l’acquisizione degli asset di Warner Bros. Discovery da parte di Netflix rappresenta il più grande consolidamento dell’industria dello streaming dell’ultimo decennio.

Netflix per un’integrazione totale

Dal punto di vista tecnico, quella di Netflix è una mossa integrativa decisiva. L’accordo di acquisizione riguarda gli studi cinematografici e televisivi Warner Bros., HBO e HBO Max e l’intero catalogo di proprietà intellettuale costruito da Warner Bros. in oltre un secolo di attività (franchise, personaggi, storie e universi narrativi). Significa che Netflix diventerà titolare di Harry Potter, del DC Universe, di Game of Thrones, persino di Friends, e di grandi classici come Il Signore degli AnelliCasablancaQuarto Potere e molto altro. Un patrimonio culturale e commerciale che cambia completamente la scala competitiva del mercato.

L’operazione è resa possibile tramite un carve-out strategico, significa che WBD ha scorporato i suoi network lineari (CNN, Discovery Channel, i canali free-to-air europei, TNT Sports e Discovery+) in una nuova società quotata: Discovery Global.
Questa struttura consente a Netflix di “scegliere” quali quote acquisire, ed evitare aree in declino e settori altamente regolamentati, concentrandosi invece sul cuore del valore: studio, catalogo e produzioni streaming premium.

Se fino a ieri il modello Netflix era basato su volumi elevati e successi globali immediati, o in altre parole quantità > qualità, con HBO e Warner Bros. la piattaforma acquisisce maggiore prestigio storico, alcuni dei franchise più importanti della storia del cinema e la capacità di produrre contenuti dal ciclo di vita pluridecennale (sull’impronta produttiva delle Big Five).

L’accordo è confermato

Alla UBS Global Media & Communications Conference, i CEO Netflix Sarandos e Peters hanno ribadito la solidità dell’intesa raggiunta con WBD. L’offerta è di 82,7 miliardi di dollari (ossia 27,75 dollari per azione, incluso il debito di circa 10,7 miliardi). Secondo i dirigenti, l’acquisizione è vantaggiosa per azionisti, consumatori e per l’intero ecosistema dell’intrattenimento. Ma ci sono ovviamente molti dubbi, soprattutto sulla questione etica dell’accordo.

“Abbiamo confermato l’accordo e ne siamo estremamente soddisfatti. Pensiamo sia un modo eccellente per creare e proteggere posti di lavoro nell’industria e siamo super sicuri di riuscire a portarlo a termine” ha dichiarato Ted Sarandos.

Netflix ha anche rassicurato Hollywood: i film Warner Bros. continueranno a uscire in sala rispettando l’attuale modello di distribuzione, smorzando le preoccupazioni su una possibile riduzione drastica delle finestre cinematografiche. Ma cosa garantisce che questa promessa durerà nel tempo?

La controffensiva di Paramount e il possibile intervento di Trump

La sicurezza di Netflix si scontra però con la controffensiva di Paramount, che ha presentato un’altra offerta da 108 miliardi di dollari, rilanciando con una proposta di 30 dollari per azione interamente in contanti (rispetto ai 27,75 dollari di Netflix). Pur sostenendo che il piano Netflix comporti rischi antitrust insormontabili, poiché accrescerebbe il potere monopolistico del principale streamer globale, WBD l’ha scelto per la maggiore solidità industriale.

Resta incerta la posizione del Presidente Trump. Sebbene i presidenti, per tradizione, si tengano lontani dai processi regolatori, Trump ha dichiarato apertamente di voler intervenire, e questo non è certo rassicurante.

Secondo Andrew Lipman, esperto regolatorio dello studio Morgan, Lewis & Bockius, Trump potrebbe chiedere una sorta di “golden share”, ovvero una condizione speciale che garantisce al governo un potere di influenza o controllo su alcune parti dell’accordo.
In pratica, non si tratta di una vera quota azionaria, ma di un diritto politico o decisionale che consente all’amministrazione di intervenire su aspetti chiave dell’operazione. Di fatto, difficilmente bloccherà l’operazione; più probabile che cerchi di mettere la sua firma sull’accordo così da prenderne eventuali meriti nonché possibili futuri benefici.

La questione dell’antitrust e dell’AI

La chiusura dell’operazione, stimata per il 2026, dipenderà dalle autorità antitrust. I numeri sono impressionanti: Netflix detiene già il 46% degli utenti attivi mensili dello streaming globale e con HBO Max salirebbe al 56%.

Per questo i regolatori stanno esaminando la dominanza di Netflix nel mercato SVOD (servizi di streaming a pagamento), la concentrazione di diritti sulla proprietà intellettuale di WBD e l’eventuale (e probabilissimo) rischio di restrizioni nell’accesso ai contenuti per i concorrenti. In risposta, Netflix dovrà quindi accettare alcune condizioni come: gli obblighi sulla distribuzione cinematografica dei contenuti (compresi quelli non americani).

Andrew Lipman sottolinea inoltre che anche l’intelligenza artificiale sarà un tema centrale nelle valutazioni regolatorie: i suoi effetti su produzione, distribuzione e consumo rendono il mercato estremamente dinamico e sarà difficile da inquadrare a lungo termine.

È la fine della Guerra dello Streaming o la morte del cinema?

L’acquisizione Netflix–WBD chiude simbolicamente la stagione delle Streaming Wars. Il nuovo panorama è dominato da pochi e potentissimi grandi aggregatori globali. Il controllo della produzione, distribuzione e di gran parte del catalogo di gran parte del panorama dell’intrattenimento globale è ora nelle mani di Netflix.

Per gli operatori intermedi come Paramount, Comcast, Lionsgate… le alternative si riducono e sembra che dovranno accettare un ruolo più marginale nel settore, il che è assurdo considerando la loro forza produttiva nei decenni passati.

Ad oggi, la battaglia per WBD resta uno degli snodi più significativi della storia recente dei media. C’è da chiedersi se sia una mossa sana per il panorama cinematografico e per il mercato dell’audiovisivo. Il sempre maggior monopolio di Netflix è forse il segno più significativo che, ancora una volta, è la logica capitalistica a prevalere sulla qualità artistica e intellettuale.