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Charlie Kaufman

Sands 2026 tra cinema e poesia: dentro la mente di Charlie Kaufman

Al Sands International Film Festival of St Andrews, il dialogo tra cinema e poesia è diventato il cuore di uno degli incontri più interessanti dell’edizione 2026. Protagonisti il regista Charlie Kaufman e Eva H.D. Vediamo nei dettagli cosa è successo.

Charlie Kaufman al centro del dibattito tra cinema e poesia

Charlie Kaufman, regista americano, è stato protagonista di un botta e risposta sul rapporto tra poesia e cinema, in occasione del Sands Film Festival di St Andrews, tenutosi sabato sera in Scozia.

Ad aprire la serata, How To Shoot A Ghost (2025), cortometraggio di Kaufman ed Eva H.D. Il film racconta l’incontro tra due giovani appena morti nelle strade di Atene e offre una riflessione poetica e surreale sulla vita e sull’aldilà. L’opera, girata ad Atene, è stata presentata lo scorso anno al Festival del Cinema di Venezia.

Proprio Eva H.D. ha guidato la serata, proponendo una selezione di poesie americane del XX secolo e creando un ponte ideale tra letteratura e linguaggio cinematografico.

Da questa introduzione è nata un’intervista molto intensa e spontanea, ricca di riflessioni artistiche e personali.

Kaufman: “Non mi interessa la nozione convenzionale di intrattenimento”

Interessante è la riflessione sul processo creativo di Kaufman. Il regista ammette di essere ispirato dalla poesia e sottolinea il suo distacco dalla concezione convenzionale di intrattenimento.

“Non mi interessa un carnevale. Mi interessa qualcosa che abbia una vita e un movimento emotivo. E penso che con la poesia, quando rispondo, abbia questo. Mi colpisce, mi apre. L’obiettivo nella poesia è esprimere qualcosa di vero.”

Kaufman rivela l’approccio che adotta in fase di scrittura: allontanarsi da ciò che è concreto e soffocante, per abbracciare storie attraverso le quali vivere la propria vita.

Il regista reclama la libertà di pensiero e di visione, affermando che un film dovrebbe lasciare libero lo spettatore di decidere in che modo vivere la storia, piuttosto che imporre una direzione. Inoltre, definisce come manipolatorio l’approccio che impone allo spettatore una visione o un punto di vista.

Al contrario, i film di Béla Tarr ricevono parole positive dal regista.

“Quello è un esempio di qualcuno che ti permette di vivere l’ambiente in cui viene raccontata la storia.”

Kaufman ammette di ispirarsi al cinema di Béla Tarr, citando pubblicamente il lungometraggio di sette ore Sátántangó (1994), lodato per la capacità di immergere lo spettatore in un’esperienza libera.

Identità e industria cinematografica per Charlie Kaufman

Durante l’incontro al Sands, Kaufman ha condiviso una riflessione sullo stato attuale dell’industria cinematografica e ha sottolineato quanto sia complesso per gli artisti sviluppare una carriera originale all’interno dei circuiti tradizionali.

Il regista ha raccontato il suo percorso con grande sincerità: il primo script, inizialmente rifiutato dall’industria nonostante l’interesse, ha trovato vita solo grazie all’intervento di Spike Jonze. Quest’ultimo, infatti, ha deciso di produrlo quando i costi erano ancora contenuti.

L’ultimo lungometraggio firmato dal regista è I’m Thinking of Ending Things, distribuito su Netflix. Tratto dal romanzo di Iain Reid, il film vede protagonisti Jessie Buckley, Jesse Plemons, Toni Collette e David Thewlis.

Un festival all’insegna della ricerca

Il Sands International Film Festival si è concluso domenica sera con Cactus Pears, diretto da Rohan Kanawade.

L’edizione 2026 si conferma un punto di riferimento per il cinema d’autore, capace di mettere in dialogo discipline diverse e di dare spazio a visioni non convenzionali.