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Sinners è il film dell’anno secondo Empire
Nella classifica stilata da Empire dei migliori film usciti nel 2025, Sinners, la storia di vampiri firmata Ryan Coogler trionfa su tutta la linea.
In un lungo approfondimento recentemente pubblicato su Empire, la nota rivista ha celebrato le venti pellicole più degne di nota di questo 2025 che si avvia ormai verso la sua inevitabile conclusione: nella classifica si citano opere come Warfare, Weapons, the Brutalist, o Predator: Badlands, ma a surclassare tutti i concorrenti e a guadagnarsi la tanto agognata medaglia d’oro è stato Sinners di Ryan Coogler.
Come sottolineato anche nell’articolo (che trovate qui), il regista afroamericano si confronta per la prima volta con l’insidiosissima sfida di proporre una storia originale al suo pubblico, ma essendosi ritagliato un posto nell’immaginario collettivo di Hollywood e non solo, ha compreso come fosse giunto il momento per lui di usare il suo stile inconfondibile per raccontare una nuova storia che non avesse bisogno di contare su nomi altisonanti o saghe già note come quella di Rocky o degli eroi Marvel.
Il risultato è Sinners, una storia di vampiri con tutte le caratteristiche del caso, ma anche qualcosa di più: un’identità ben definita dal punto di vista culturale e sociale (qui un nostro retroscena sulla pellicola).
Sinners, la trama
i gemelli Smoke e Stack (interpretati da un Michael B. Jordan in stato di grazia la cui travolgente doppia performance lo rende un papabile favorito per gli Oscar del 2026), tornano in Mississipi per aprire un juke joint per la comunità nera del posto, ma la notte dell’inaugurazione quella che doveva essere esclusivamente una notte di musica e svago, degenera in un bagno di sangue in seguito all’attacco di un gruppo di vampiri guidati dal mostruoso e carismatico Remmick (Jack O’Connell), e i sopravvissuti dovranno lottare per la loro vita affrontando nel mentre i traumi del proprio passato.
I punti di forza
Il punto di forza di Ryan Coogler, nonché cuore della sua poetica, è ancora la rappresentazione culturale: come già fatto con Rocky in Creed, e con i supereroi in Black Panther, in Sinners i vampiri, l’orrore e l’occulto divengono un espediente per il regista di raccontare la sua identità di afroamericano (in maniera poi non troppo differente da grandi autori come Steven Spielberg o Martin Scorsese, che con le loro opere hanno messo in scena le loro identità rispettivamente ebraica e italiana), e la realizzazione tecnica così come la scrittura sono così efficaci che qualsiasi accusa di politicamente corretto non può fare altro che dissolversi contro una realtà fatta di qualità oggettiva.
Un ruolo chiave nella riuscita della pellicola è dato poi dall’ambientazione, il Mississipi degli anni ’30, un contesto storico e culturale estremamente complesso, che permette a Coogler di mettere in scena personaggi sfaccettati e tormentati (e proprio per questo affascinanti) come il Sammie “Preacher Boy” Moore di Miles Caton o la Annie di Wunmi Musaku, ma soprattutto dalla colonna sonora di Ludwig Goransson, tutt’altro che un mero sottofondo, bensì un vera e propria attrice, con tanto di ruolo attivo in una storia che come poche altre la valorizza non solo in quanto arte, ma vera e propria entità in grado di trascendere spazio e tempo.
Di storie di vampiri ne abbiamo avute svariate quest’anno, basti pensare anche a Nosferatu di Robert Eggers o a Dracula – l’amore perduto di Luc Besson, ma poche sono destinate a ritagliarsi un posto nella storia del cinema e nell’immaginario del pubblico, e Sinners di Ryan Coogler è già destinato a trovarsi tra queste, e non ci stupiremmo se gli venisse riservata anche qualche statuetta il prossimo anno.
