A quasi cinquant’anni da Incontri ravvicinati del terzo tipo, Steven Spielberg torna a parlare apertamente di UFO e di vita extraterrestre.
Steven Spielberg è tornato a parlare di UFO e lo ha fatto durante una conversazione pubblica al festival South by Southwest Film & TV Festival(SXSW), dove il regista ha presentato il suo nuovo film di fantascienza, Disclosure Day. E le sue parole hanno immediatamente riacceso il dibattito tra cinema e immaginario collettivo.
Spielberg non ha molti dubbi: pur ammettendo di non avere prove, ha confessato che non siamo soli sulla Terra in questo momento.
Dalla fantascienza alla possibilità reale
Il regista ha spiegato che il suo interesse per gli UFO non nasce soltanto dalla fantasia cinematografica. A riaccendere la sua curiosità negli ultimi anni è stato un famoso articolo del 2017 del New York Times, che raccontava l’incontro tra piloti della marina statunitense e un oggetto volante non identificato capace di manovre impossibili per qualsiasi tecnologia conosciuta.
Quella notizia ha riportato Spielberg a riflettere su un tema che attraversa tutta la sua filmografia: il rapporto tra l’umanità e l’ignoto. Non è un caso che alcuni dei suoi film più iconici da E.T. l’extra-terrestre a Incontri ravvicinati del terzo tipo, abbiano trasformato gli alieni in figure che oscillano tra paura, meraviglia e desiderio di contatto.
“Disclosure Day”: il ritorno agli UFO
Il nuovo film di Spielberg, Disclosure Day, sembra essere la sintesi di questa ossessione creativa. Il film, interpretato tra gli altri da Emily Blunt e Josh O’Connor, immagina un momento storico in cui l’esistenza degli extraterrestri viene finalmente rivelata al mondo, provocando un terremoto politico e culturale globale.
Secondo il regista, il vero cuore della storia non è l’invasione aliena ma la reazione dell’umanità alla verità: cosa succederebbe se improvvisamente scoprissimo che non siamo soli? Spielberg ha voluto dirci la sua attraverso la sua arte, il cinema.
Un’ossessione lunga tutta una carriera
Il ritorno agli UFO segna anche un cerchio che si chiude nella carriera di Spielberg. Fin dagli anni Settanta, il regista ha usato la fantascienza come lente per osservare le paure e le speranze della società americana. In Incontri ravvicinati del terzo tipo, l’incontro con gli alieni diventava quasi una rivelazione spirituale; in E.T., invece, l’alterità extraterrestre si trasformava in un racconto di amicizia e infanzia. Con Disclosure Day, Spielberg sembra voler affrontare la questione in modo più adulto e politico, inserendo il mito alieno nel contesto contemporaneo fatto di teorie sulla “disclosure”, audizioni governative sugli UFO e crescente curiosità pubblica.
Che Spielberg creda davvero alla presenza di extraterrestri sulla Terra è, in fondo, secondario. Ciò che conta è il modo in cui continua a usare il mistero cosmico come motore narrativo e dopo tanti anni continui a farci stare attaccati allo schermo con i suoi film.