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Venezia 82: In the Hand of Dante, il noir di Julian Schnabel
presentato oggi: In the Hand of Dante il nuovo thriller di Julian Schnabel, un progetto lungo vent’anni che riesce ad arrivare fuori concorso a Venezia.
Una produzione attesa da vent’anni
In the Hand of Dante è stato un film dalla storia produttiva lunga e incerta. Il progetto inizia nel 2008 quando Johnny Depp (Modì – 3 giorni sulle ali della follia) acquista i diritti del romanzo di Nick Tosches e propone a Julian Schnabel di adattarlo per il cinema, con lui stesso come protagonista. Per anni regista e attore lavorano insieme, fino alla misteriosa sparizione di Depp dal progetto, che si allontana senza dare spiegazioni. Il film rimane sospeso per oltre un decennio, fino alla sua rinascita nel 2023, con Oscar Isaac nel ruolo principale e Martin Scorsese come produttore esecutivo.
La trama
La pellicola intreccia due piani temporali, specchio l’uno dell’altro. Nel Trecento Dante Alighieri affronta le difficoltà della stesura della Divina Commedia, tra fughe, passioni e incontri decisivi. Parallelamente, lo scrittore contemporaneo Nick Tosches si ritrova coinvolto in un’indagine sul presunto manoscritto autografo del poema, conteso da mafiosi, religiosi e collezionisti. A unire i due mondi è l’idea che il tempo e l’identità possano fondersi: “Non c’è motivo per cui un ragazzo della malavita non possa essere la reincarnazione di Dante Alighieri”, ha spiegato Schnabel.
Il risultato è un noir esistenziale, dove si intrecciano violenza, letteratura, fede e desiderio. “È una commedia tragica, non sapevo in cosa mi stessi buttando, ma vale sempre la pena realizzare un’opera d’arte” ha dichiarato il regista.
In the Hand of Dante: il cast
Nel cast di In the Hand of Dante: Oscar Isaac interprete di Dante Alighieri e Nick Tosches, affiancato da Gal Gadot, Gerard Butler, Jason Momoa e John Malkovich. Tra gli italiani figurano Franco Nero, Claudio Santamaria e Sabrina Impacciatore. Non mancano i cameo di Martin Scorsese e Al Pacino, che arricchiscono ulteriormente la produzione.
All’anteprima veneziana saranno presenti Schnabel e Oscar Isaac, mentre Gal Gadot e Gerard Butler hanno scelto di non partecipare. La loro assenza è stata al centro delle polemiche sollevate dal collettivo Venice for Palestine, che ne aveva chiesto l’esclusione dal festival a causa della presunta vicinanza dei due attori al governo israeliano. La richiesta, rivolta al direttore Alberto Barbera, è stata respinta, ma le star hanno comunque scelto di non prendere parte all’evento.
Il dibattito ha diviso il mondo del cinema: se da un lato la causa palestinese ha trovato ampio sostegno, dall’altro la richiesta di “vietare” la presenza degli attori ha sollevato critiche, considerate da molti una forma di boicottaggio artistico.
Il ruolo dell’Italia: un cerchio che si chiude
Gran parte del film è stata girata in Italia: Venezia, Palermo, Verona, Padova, Tarquinia e Bracciano (trasformata per l’occasione in Firenze). Non si tratta soltanto di una scelta scenografica, ma di un legame profondo tra Schnabel e il nostro Paese. “Ho vissuto a Firenze, Ravenna e Venezia. Ho avuto mostre al Correr e all’Arsenale. L’Italia mi ha dato, qui le persone mi hanno sempre aperto le porte, sia istituzioni che cittadini comuni” ha raccontato il regista. Presentare il film a Venezia è quindi un ritorno alle origini, un atto di riconoscenza verso un luogo che ha segnato la sua formazione artistica e personale.
Il percorso di In the Hand of Dante, lungo vent’anni, culmina ora in un’opera che riflette le due anime di Schnabel: il pittore visionario e il cineasta radicale. Per il regista, il film non è solo una trasposizione letteraria, ma un invito a trasformare la vita stessa in poesia. “Nella lotta per la perfezione nell’arte, le nostre vite possono essere imperfette, ma l’opera resta. Io ci sto ancora lavorando. Forse con Dante ho potuto chiudere un cerchio” ha dichiarato Julian Schnabel.