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WGA, accordo con gli studios: più tutele AI e contratto lungo

La WGA trova un accordo preliminare con studios e streamer: contratto di 4 anni, fondi per la sanità, tutele AI e nuovi compensi dallo streaming.

L’accordo è ancora preliminare, ma il segnale è già chiarissimo: a Hollywood qualcosa si è mosso davvero.

La Writers Guild of America e l’AMPTP, cioè il fronte che rappresenta studios e piattaforme, hanno raggiunto un’intesa per un nuovo contratto quadriennale. Dentro ci sono più soldi per il piano sanitario, protezioni sull’intelligenza artificiale e un aumento di fee e residuals legati allo streaming.

Dopo gli anni incandescenti dello scontro, la notizia non è solo cosa contiene il deal. È il fatto stesso che sia arrivato così in fretta.

Un accordo WGA che cambia il clima di Hollywood

I colloqui, iniziati a metà marzo, si sarebbero svolti in un clima molto più collaborativo rispetto al passato recente.

In un’industria ancora segnata dalla fuga delle produzioni fuori dagli Stati Uniti, dal ridimensionamento dei progetti tradizionali e dal trauma degli scioperi, questo accordo sembra valere anche come tregua politica.

Per mesi Hollywood ha vissuto dentro una narrazione tossica: sindacati contro studios, creatività contro algoritmi, lavoro contro piattaforme. Ora la WGA, storicamente tra le sigle più combattive, sceglie una strada diversa e accetta anche di allungare di un anno la durata del contratto, portandolo a quattro anni.

Se anche DGA e SAG-AFTRA dovessero adeguarsi, il nuovo standard non sarebbe solo salariale, ma strategico: meno instabilità immediata, più controllo sul medio periodo.

Cosa prevede il deal tra AI, streaming e sanità

Sul piano concreto, i punti pesanti sono tre.

Il primo è il finanziamento multimilionario al piano sanitario della WGA, messo sotto forte pressione negli ultimi anni. Il secondo riguarda le protezioni sull’AI, tema ormai inevitabile per chi scrive cinema e serie in un’industria che vuole usare l’intelligenza artificiale senza farsi accusare di sostituire il lavoro creativo. Il terzo è l’aumento dei compensi e dei residuals dallo streaming, cioè proprio il nodo che ha ridefinito i rapporti di forza tra autori e piattaforme.

Naturalmente l’accordo dovrà essere votato dagli iscritti per diventare definitivo. E resta aperta una crepa non secondaria: mentre la leadership della guild chiude il tavolo con l’AMPTP, lo staff della WGA West è ancora in sciopero e il malcontento interno non è sparito. Ma sul fronte esterno il messaggio è già arrivato.

Hollywood continua a dire di temere il futuro, però intanto negozia per abitarlo. E questo accordo, più che chiudere una vertenza, sembra inaugurare una nuova fase: meno teatro dello scontro, più gestione del cambiamento. Almeno finché il prossimo tavolo non riaprirà tutte le contraddizioni.

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