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Paris, Texas

Paris, Texas: a Cannes tra cinema e redenzione

Quarant’anni fa al Festival di Cannes 1984 Wim Wenders vinceva con Paris, Texas la sua prima Palma d’oro. In occasione dell’anniversario, il film torna al festival in versione restaurata per la sezione Cannes Classics.

Paris, Texas, come ha ammesso lo stesso Wim Wenders, ha rappresentato per la sua carriera uno spartiacque. Ha cambiato il suo modo di fare cinema, ma lo ha anche travolto di aspettative.

Il regista tedesco voleva realizzare un film sull’America e scelse due location inevitabilmente legate all’immaginario americano. Il Texas, il deserto, e tutto il cinema western che si porta dietro. Ma anche Los Angeles, la città del cinema, e di quei tramonti che con La La Land abbiamo avuto modo di riapprezzare.

Un film on the road

Paris, Texas è la storia di un viaggio declinato in varie forme. Innanzitutto, è un viaggio letterale e il film ricalca, infatti, il classico road movie. In secondo luogo è un viaggio di scoperta, quella dello spettatore, che rimarrà fino alla fine con un’incognita drammaturgica. Infine, è un viaggio di redenzione, quella che Travis (Harry Dean Stanton), il protagonista, conquisterà sul finale.

Paris, Texas

La primissima scena del film sembra anticipare tutto l’arco del suo protagonista. La camera da presa vola alta, sembra vagare nel deserto senza meta, finché non posa lo sguardo su un uomo. Per qualche secondo rimane su questa figura, che guarda e si lascia guardare, ma che alla fine si allontana nuovamente da noi.

In fondo, il cinema è proprio questo: entrare solo per qualche ora nella vita di qualcun altro. È entrare nella sua quotidianità, ma più spesso, ed è questo il caso, è partecipare all’avventura decisiva della sua vita.

Paris, Texas : la trama

L’uomo errante dei primi secondi arriva ad una stazione di servizio e, stremato dal caldo, sviene. Il medico che lo soccorre, incapace di comunicare con lui, rintraccia suo fratello, Walter (Dean Stockwell), che si mette alla guida per riportarlo a casa.

Il viaggio di ritorno verso Los Angeles è in sostanza un monologo di Walter. Capiamo che i due non si vedevano da quattro anni, che addirittura lui e Anne (Aurore Clement), sua moglie, lo credevano morto. Ma Travis non parla, né accenna ad una qualsiasi forma di comunicazione.

Grazie alla determinazione e al calore del fratello, però, il protagonista pian piano si apre, nel volto e alle parole. Scopriamo allora che ha un figlio, Hunter (Hunter Carson), che da quattro anni vive con gli zii che chiama “mamma” e “papà”. Scopriamo che c’è una donna del suo passato, Jane (Nastassja Kinski), la madre di Hunter, di cui non ha più notizie.

Paris, Texas

A Los Angeles, accolto amorevolmente da Walt e Anne, Travis riesce a recuperare un rapporto con Hunter e a risentirsi padre. Si mette così alla ricerca di Jane. Anne, infatti, gli rivela che la donna continua a mandare soldi al figlio depositandoli in una banca in Texas.

Il ritorno in Texas

La trova, e grazie ad un lungo e intenso dialogo, in cui i due sono divisi dal vetro di un peep show, scopriamo il loro passato. Si erano amati, ma le difficili vicissitudini della vita li avevano divisi, portandoli a farsi del male. Travis era diventato geloso, meschino, e lei, troppo irrisolta per crescere Hunter, lo aveva affidato agli zii.

 

Jane vorrebbe incontrarlo, ma Travis non è venuto per riunirsi con lei, non può. Le chiede però di ricongiungersi con Hunter, che non l’ha dimenticata. L’uomo, assicuratosi che i due sono di nuovo insieme, torna on the road e si allontana.

È consapevole, però, che, pur ancora inquieto, è riuscito a ricucire uno strappo che egli stesso aveva creato. La macchina da presa lo inquadra di tre quarti mentre, commosso, sorride compiaciuto.

Paris, Texas : ritorno all’origine

Un tema ricorrente di Paris, Texas sembra essere il ritorno all’origine.

La prima parola che Travis pronuncia, dopo ore e ore di mutismo, è “Paris”. Non si riferisce però alla capitale francese ma ad una città del Texas. È lì che sua madre gli ha confessato di aver fatto per la prima volta l’amore con suo padre. È lì che Travis è convinto di essere stato concepito. Ed è lì che nei suoi sogni voleva tornare con Jane e Hunter: dove egli stesso ha avuto origine.

Paris, Texas

Il tema dell’origine torna poi in un racconto di Hunter. Il bambino, grande appassionato di astronomia, in un viaggio in macchina racconta al padre la storia del Big Bang, origine del nostro universo.

Infine, è il film stesso che torna all’origine. Come nel più classico dei racconti l’eroe dopo l’avventura può tornare al mondo ordinario con l’elisir della ricompensa. Travis, che abbiamo conosciuto mentre vagava nel deserto, torna al viaggio, arricchito però di un dono conquistato: la sua redenzione.

Lo stile di Paris, Texas

Paris, Texas è un film decisamente godibile dal punto di vista estetico.

È esplicito, in diversi momenti, il tributo a John Ford, padre del western americano. Non solo le ambientazioni, il viaggio, ma anche per alcune scelte di ripresa. Sembra citare, per esempio, l’iconica inquadratura attraverso la porta di Sentieri Selvaggi.

Paris, Texas

Il personaggio di Hunter, il cui sguardo pulito e ingenuo Wenders ci invita a condividere, viene introdotto da una soggettiva. È un’inquadratura dall’alto che suggerisce allo spettatore la curiosità del bambino di rivedere dopo quattro anni il padre.

Come quando da piccoli ci capitava di affacciarci dalle scale, nascondendoci, per capire chi fosse arrivato, così Hunter è attratto ma timoroso di questo incontro.

Paris, Texas

Dal punto di vista della fotografia, infine, c’è un legame con la pittura dell’americano Edward Hopper. Lo ritroviamo sia nei colori che nei luoghi, ma soprattutto in quel senso di solitudine che Travis condivide con i soggetti dell’artista.

Paris, Texas

Un racconto metacinematografico

Paris, Texas è un film che riflette anche sul cinema stesso. Lo fa con una scena in particolare, una delle più commoventi del film.

Travis sta cercando di recuperare il rapporto con Hunter incoraggiato sinceramente da Walt e Anne. Hunter però stenta a fidarsi, in fondo fa fatica persino a ricordarlo. A far scattare la scintilla arriva l’impetuoso potere delle immagini.

Walt, anni prima, aveva girato un film in Super 8 di una vacanza che tutti e cinque avevano fatto. Propone a Travis di vederlo. Anne teme possa essere un’emozione troppo intensa, ma l’uomo accetta.

Paris, Texas

Paris, Texas : Super 8

Sulle note nostalgiche della Cancion Mixteca di Ry Cooder, Wenders ci regala un momento che permette a Travis e Hunter di ricordare il legame che c’era. Ma ricorda anche a noi spettatori perché ci siamo innamorati del cinema.

Il film in Super 8 presenta l’idillio di una famiglia. Due coppie innamorate, Anne e Walt, e Travis e Jane, e un bambino riempito di tenerezza. Tante risate, baci, carezze, una luce che nessuno di loro ha più negli occhi, ma che il cinema riesce a risvegliare.

Paris, Texas

Wenders alterna alle immagini del filmino il controcampo di chi guarda. C’è non solo la nostalgia di un tempo passato che non tornerà, ma anche un affetto che invece si sta ravvivando. Per la prima volta Hunter e Travis si guardano negli occhi e si sorridono. Nel vedersi da fuori riconoscono ciò che erano, e che possono ancora essere.

Paris, Texas

La costruzione della scena sembra delineare in modo letterale quello che succede spesso a chi va al cinema. Quante volte ci siamo riconosciuti in una battuta, in uno sguardo, in un silenzio? Quante volte abbiamo capito qualcosa di noi stessi attraverso le emozioni di un personaggio?

Lo sguardo dello spettatore cinematografico non è mai, o meglio non dovrebbe mai essere, passivo. La bellezza del cinema è proprio nella nostra capacità di essere vulnerabili tanto alle emozioni positive quanto a quelle negative dei personaggi che incontriamo.

Walter e Anne

In un film sulla redenzione, che nel finale catarticamente “rimette le cose a posto”, è necessaria una riflessione su Anne e Walt. Travis deve redimersi e affronta la colpa. Loro due, invece, si sacrificano pur essendo stati solo altruisti.

Se Hunter è un bambino sereno, sicuro, e aperto al suo passato è perché è sempre stato amato. Walt e Anne l’hanno coccolato e hanno vegliato su di lui quando nessun altro era pronto a farlo. Poiché poi la genitorialità è un concetto libero da etichette, restrizioni, e soprattutto dalla biologia, quel nipote, pur già amato, diventa qualcosa di più.

È Anne stessa, pur temendo di perderlo, a rivelare tutto quello che sa a Travis. Probabilmente non se ne pente, ma certamente soffre per le conseguenze.

Paris, Texas

Wenders fa congedare il suo personaggio con un’inquadratura di lei, emotivamente disorientata, che si sdraia nel letto vuoto di Hunter. Il taglio poi ci porta al bambino a letto che, sull’onda forse di una connessione emotiva creata, dedica proprio a lei un pensiero.

Il loro finale è triste, forse qualcuno direbbe “ingiusto”, ma drammaturgicamente in Paris, Texas hanno un ruolo fondamentale. Sia Anne che Walt, infatti, accettano inevitabilmente il loro destino, e di essere “soltanto” strumenti necessari per il ricongiungimento familiare.

Paris, Texas : un classico da rivedere

La Palma d’oro che Paris, Texas vinse quarant’anni fa certamente ha contribuito alla fama di un film che meritava di passare alla Storia. Wenders ha unito una trama profonda, raccontata attraverso ottimi interpreti, ad un immaginario visivo affascinante e familiare.

Paris, Texas è un film che a distanza di anni si lascia guardare, e soprattutto continua a toccare. La versione restaurata in 4K, presentata a Cannes, ha visto la supervisione dello stesso regista e arriverà in Italia arriverà il prossimo autunno.

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