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Adolescence Netflix

Adolescence: la miniserie Netflix che sta conquistando tutti!

La miniserie Netflix “Adolescence” mescola abilmente Crime e attualità, conquistando in poco tempo il favore di pubblico e critica.

Netflix colpisce nel segno con un crime drama avvincente e innovativo. Adolescence diventa, a pochi giorni dal suo esordio, una delle produzioni più viste sulla piattaforma. Con una narrazione intensa e una regia audace, questo show si candida a diventare uno dei titoli più discussi dell’anno.

Adolescence: un successo di pubblico e critica

Già prima del debutto, Adolescence conquista la critica con recensioni entusiastiche. The Guardian l’ha definita “la cosa più vicina alla perfezione televisiva da decenni”, mentre altri media la descrivono come “un capolavoro tecnico senza tempo” e “un crime drama realizzato alla perfezione”.
Il pubblico ha risposto con lo stesso entusiasmo: nei primi quattro giorni di programmazione, la serie ha totalizzato 24,3 milioni di visualizzazioni, raggiungendo il primo posto in oltre 71 Paesi.

Il segreto di tanto successo risiede non solo nella scelta dei temi trattati, ma soprattuto nel delicato approccio con cui si è scelto di raccontare questa storia.

Un crimine scioccante e le sue ripercussioni

Creata da Stephen Graham (A Thousand Blows) e Jack Thorne, con la regia di Philip Barantini, Adolescence segue le drammatiche conseguenze di un crimine efferrato. Il sospettato principale è solo un ragazzino di 13 anni. Ed è questo il tema centrale della serie, non l’omicidio in se, non l’indagine a seguito, ma questo: cosa significa oggi, essere ‘solo’ un ragazzino di 13 anni?.

La storia si apre con l’arresto del giovane Jaimie Miller. Un preadolescente, ancora in bilico tra l’infanzia e l’ inizio dell’adolescenza. Il crimine di cui è accusato è ovviamente terribile di per se, ma il fatto che sia stata una mano così giovane a metterlo in atto, lo rende ancora più sconvolgente. Nessuno vuole davvero crederci, non la Famiglia che lo ha cresciuto, non la comunità dove vive e infine nemmeno noi, spettatori della serie.

A questo punto, essendo una serie Crime ci si aspetterebbe la solita trafila di indagini e ipotesi incerte che alla fine porteranno alla risposta finale. In Adolescence questa incertezza dura molto poco. Già alla fine del primo espisodio viene dimostrato che ciò che è accaduto è inequivocabile, non c’è spazio per molti fraintendimenti. É solo a questo punto che la storia prende il via.

Di cosa parla davvero Adolescence

Il titolo della serie è piuttosto esplicativo, e anche se accostato al genere crime può sembrare fuorviante, Adolescence parla proprio di questo. Dell’ adolescenza nel mondo che stiamo vivendo.

La serie parla di un assassino di 13 anni e lo fa senza isolare una cosa da un’altra. Jaimie è un assassino e Jaimie è un adolescente, le due cose convivono non si annullano. Non ci viene presentata una mente criminale nel corpo di un bambino, ma un tredicenne che come un qualsiasi tredicenne non è pienamente consapevole di quello che fa.

Jaimie è in bilico tra l’essere un bambino e il diventare un adulto. É abbastanza grande per considerarsi indipendente, ma non abbastanza adulto per capire cosa realmente significhi prendere decisioni e fare scelte. Ovvero fare poi i conti con le conseguenze. Quello che un adulto sa è che una decisione si può prendere in due giorni come in un secondo, ma certe conseguenze te le porti dietro tutta la vita.

Domande e risposte

Ogni episodio affronta tutto il contorno che si trova al di là del gesto in se. Chi è Jaimie? o meglio cosa pensa Jaimie di se stesso e di ciò che ha fatto. Dove vive Jaimie? chi sono i suoi compagni di scuola, i suoi amici e infine chi è la sua famiglia?

Nell’ episodio finale viene dato spazio al dramma parallelo della vicenda. Quello di una famiglia che un giorno si sveglia e scopre che il loro secondo genito, un bambino che fino a l’altro giorno non sapeva andare in bici senza le rotelle, è diventato un omicida. 

I genitori e la sorella non sanno cosa dire, non hanno una spiegazione a tutto questo e cercano di continuare a vivere, martoriandosi per non aver capito, nemmeno colto un piccolo segnale della tragedia imminente. La comunità invece supera presto lo stupore iniziale, se prima li compativa ora punta loro il dito contro.

Che persone saranno quelle che hanno cresciuto un piccolo killer? forse dovremmo rinchiuderli tutti per estirpare il gene omicida una volta per tutte. In fondo è legittimo pensarlo, è inconcepibile credere che una cosa del genere sarebbe potuta accadere a chiunque e dovunque. Eppure è così. Il gene del crimine non esiste è Il contesto sociale che genera mostri.

Adolescenza e pericoli del digitale

Quello che ci vuole dire la serie è paradossalmente ancora più spaventoso. Se un tempo “il contesto sociale” era un macrocosmo ristretto a famiglia,cultura, ceto e luogo , oggi il contesto sociale è tutto il mondo, tutto il mondo a cui possiamo accedere con un click del nostro smartphone.

La serie è un monito sui tempi che stiamo vivendo. Una Lettera ai genitori contemporanei, genitori che la rapida digitalizzazione li ha resi incapaci di capire il mondo dei loro figli e di muoversi al passo con questa velocità di cambiamento. Ormai dietro la fantomatica porta chiusa di una cameretta, non solo non si può sapere cosa accade, ma è diventato quasi impossibile capirlo per i genitori di oggi.

Non si ha più a che fare solo con il mondo interiore dei propri figli, imparare a parlare con loro nel migliore dei modi e cercare di conoscerli per fargli da guida. Al giorno d’oggi la lotta è dura è il nemico è esponenzialmente potente, veloce e onnipresente. Quello che per molti genitori è solo un oggetto passivo, uno smartphone che reagisce solo a comandi, è in relatà la porta principale da cui i loro figli ricavano informazioni e interagiscono con il mondo ed è più attivo che mai!

Se ci pensate è così per tutti noi, non facciamo in tempo a pensare di ordinare ravioli al vapore che la nostra homepage si riempie di ristoranti cinesi, ricette orientali da provare, libri sulla cucina asiatica da leggere. Ma siamo adulti e probabilmente sappiamo che imbottirci di ravioli solo per seguire il trend del momento ci farebbe solo andare a letto con una terribile l’acidità di stomaco. Purtoppo è vero che internet è di tutti ma è anche vero che tutti rispondiamo allo stesso unico algoritmo, da 0 a 99 anni.

Perché Guardare Adolescence?

Con una sceneggiatura avvincente, una regia audace e interpretazioni magistrali, Adolescence è una delle serie più potenti dell’anno. Non solo intrattiene, ma spinge anche a riflettere sulle difficoltà della crescita nell’era digitale.

Cari Genitori che avete trovato il link a questo articolo nella chat “Gruppo classe IIIB” ebbene si, la serie è davvero per voi. Non offre soluzioni, ma apre molti quesiti e se anche il viaggio fino all’ultimo episodio sarà straziante, la morale finale è un’ amorevole pacca sulla spalla: a volte l’unica cosa che puoi fare è solo del tuo meglio.


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