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Hokum, la recensione in anteprima su Almanacco Cinema

Hokum: quando gli occhi sono il riflesso della realtà

Cercando di unire orrore psicologico e folklore irlandese, Hokum esplora il trauma di un protagonista avvilito all’interno di un hotel sperduto nella foresta.

Un po’ 1408, un po’ ShiningHokum richiama a tratti alcuni dei più riusciti film ambientati in alberghi desolati e infestati. , alla sua terza opera, riesce però a connotarlo di un’atmosfera unica; il risultato è un prodotto suggestivo che lascia ampio spazio alle interpretazioni. Frutto di una collaborazione irlandese-americana, il film è prodotto da Image NationTailored Films Spooky Pictures. Arriva in Italia il 5 agosto grazie a Lucky Red. Questa la nostra recensione in anteprima.

Hokum, la trama

Ohm Bauman (Adam Scott) è uno scrittore americano alle prese con il terzo capitolo della sua saga Conquistador. Non riuscendo a trovare un finale convincente, decide di recarsi in Irlanda per cercare ispirazione. Arrivato al Bilberry Woods Hotel, luogo nel quale i defunti genitori hanno trascorso la loro luna di miele, Ohm sparge le loro ceneri e fa la conoscenza di Fiona (Florence Ordesh), barlady dell’hotel. Quando la donna scompare misteriosamente, lo scrittore decide di iniziare la sua ricerca insieme a Jerry (David Wilmot), un abitante del posto e amico di Fiona. Gli indizi condurranno verso la suite nuziale, chiusa da anni perché creduta infestata da una strega.

Horror psicologico e folklore irlandese

Hokum rappresenta un ibrido ben riuscito fra diversi sotto-generi dell’horror. L’esplorazione della mente di Ohm avviene di pari passo con quella dell’hotel nel quale si trova, creando un’alternanza fra allucinazioni, pericoli reali ed introspezione che riesce a tenere alta l’attenzione dello spettatore. Il ritmo serrato ed il succedersi di elementi orrorifici provenienti da fonti così diverse non danno spazio a momenti di rilascio, in un crescendo che segue da vicino la crescita del protagonista.

L’aggiunta di una componente investigativa arricchisce ulteriormente di mistero la vicenda. L’indagine riguardo la scomparsa di Fiona viene però risolta a metà del film, anche se fortunatamente non rappresenta un elemento così importante da scatenare l’effetto Twin Peaks.

Hokum, la recensione su Almanacco Cinema

Un protagonista con cui (non) empatizzare

McCarthy, sceneggiatore oltre che regista, ha deciso di rischiare rendendo Ohm un personaggio col quale è molto difficile empatizzare. Lo scrittore non è una brava persona, ed Hokum non smette mai di ricordarcelo – anche merito di una buona performance di Scott. Non tifare per il protagonista, all’interno di un film horror, può rappresentare un problema. Eppure, in questo caso, la scelta sembra essere vincente. Perché, se da un lato questo crea un certo distacco fra spettatore e personaggio, nel corso del film questa distanza si assottiglia sempre più, man mano che vengono rivelate le ragioni ed i traumi dietro la sua arroganza e freddezza.

Un percorso di crescita che lo spettatore vive insieme ad Ohm – nome che non a caso richiama la resistenza elettrica – e che culmina nei momenti finali del film, nel quale possiamo osservare, rispetto all’inizio, il bagaglio che lo scrittore porta con sé dopo l’esperienza vissuta.

Tra illusione e realtà, ma troppa carne al fuoco

Interessante la scelta del titolo. Se infatti hokum (privo di senso, irreale) è il termine dispregiativo con il quale il protagonista liquida le leggende riguardo la presenza di una strega nell’hotel, ben presto si renderà conto che tutto è molto più reale di quanto immaginasse. C’è però un escamotage che potrebbe richiedervi di analizzare di nuovo l’intera vicenda. In particolare, molti dei simboli e delle esperienze con i quali il protagonista entra in contatto potrebbero essere tanto reali quanto frutto di un’allucinazione, costringendovi a stabilire da voi cosa sia vero o falso. Un indizio, fate attenzione ai riflessi.

Questo particolare modo di esporre la vicenda, seppur estremamente interessante, va ad inserirsi in un quadro già piuttosto affollato, e l’assenza di esposizione lascia lo spettatore senza alcuni strumenti indispensabili per la piena comprensione della vicenda. La sensazione è che McCarthy abbia provato a riempire il film fino alla saturazione, generando però caoticità che in parte compromette un prodotto altrimenti decisamente interessante.

Hokum, la recensione su Almanacco Cinema

Hokum, conclusioni

Un hotel ben caratterizzato ospita una vicenda che mescola dramma personale e soprannaturale in maniera innovativa. Buona la prestazione di Scott (dopo l’ottima prova attoriale in Scissione) che rende il protagonista odioso quanto basta per farcelo apprezzare nel suo cambiamento; peccato soltanto per la grande quantità di elementi che in alcuni casi sembrano essere messi nel calderone per arricchire ulteriormente un film che non ne avrebbe avuto bisogno. Il film scorre piacevolmente, in un climax di tensione e paura – senza jumpscares – supportato da una buona colonna sonora (opera di Joseph Bishara, già noto nel mondo dell’horror per The Conjuring ed Insidious). Peccato per il mostro dalla faccia d’asino, forse non sfruttato al pieno del suo potenziale.

🎬 Valutazione

Regia
★★★★
Interpretazioni
★★★★
Storia
★★★
Emozioni
★★★★
🏆 Voto Totale
3.8
★★★⯨